Lettura 7 Gen 1-11 Uno sguardo d’insieme sulla settimana della creazione
Le epopee che abbiamo visto nella lettura precedente così come Genesi Gen 1-11, appartengono allo stesso genere letterario, quello delle eziologie metastoriche (abbiamo trattato i generi letterari in Glosse nota esegetica 4).
Eppure già da questo primo capitolo rileviamo un tentativo di superamento di quelle mitologie attraverso un processo di storicizzazione: la scansione in sette giorni e la finale che parla di toledot, generazione o genealogia anche per la creazione.
Gn1,1 «In principio Dio creò il cielo e la terra. / 2 La terra era uno squallido deserto,
tenebre stavano sull’abisso / e un ruach (spirito, vento, respiro?) vento di Dio si librava sulle acque.
=> 3 Dio disse: «Vi sia luce!». E vi fu luce. / 4 Dio vide che la luce era bella. /Separò la luce dalle tenebre/
5 e chiamò la luce “giorno” e le tenebre “notte”. / Venne sera e poi mattino: giorno uno.
=> 6 Dio disse: «Vi sia un firmamento in mezzo alle acque / per separare le acque dalle acque».
7 Dio fece un firmamento / e separò le acque che sono sotto il firmamento
dalle acque che sono sopra il firmamento. Così avvenne. / 8 Dio chiamò il firmamento “cielo”. /
Venne sera e poi mattino: secondo giorno.
=> 9 Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo /
e appaia l’asciutto». E così avvenne. / 10 Dio chiamò l’asciutto “terra” / e il serbatoio delle acque “mari”. / Dio vide che era bello.
11 Poi Dio disse: «La terra produca la vegetazione: / piante che producono seme
e alberi da frutto che diano frutti secondo la loro specie / con dentro il loro seme sulla terra». Così avvenne.
12 La terra produsse la vegetazione: / piante che producono seme secondo la loro specie
e alberi che danno frutti con dentro il loro seme secondo la loro specie. / Dio vide che era bello. 13 Venne sera e poi mattino: terzo giorno.
=> 14 Dio disse: «Vi siano luminari nel firmamento, / per separare il giorno dalla notte:
siano segni per le feste, i giorni e gli anni / 15 e servano da luminari nel firmamento per illuminare la terra».
Così avvenne. 16 Dio fece due grandi luminari: / quello maggiore per governare il giorno
e quello minore per governare la notte, insieme alle stelle.
17 Dio li pose nel firmamento per illuminare la terra, / 18 per governare sul giorno e sulla notte
e per separare la luce dalle tenebre. / Dio vide che era bello.
19 Venne sera e poi mattino: quarto giorno.
=> 20 Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi / e uccelli volino sopra la terra sulla superficie del firmamento».
21 Dio creò i grandi mostri marini / e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, / e tutti gli uccelli volatili secondo la loro specie.
Dio vide che era bello.
22 Dio li benedisse: «Siate fecondi, moltiplicatevi / e riempite le acque dei mari,
e gli uccelli si moltiplichino sulla terra».
23 Venne sera e poi mattino: quinto giorno.
=> 24 Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie:
animali domestici, rettili e bestie selvagge secondo la loro specie». Così avvenne.
25 Dio fece le bestie selvagge secondo la loro specie,
gli animali domestici secondo la loro specie
e tutti i rettili striscianti sul suolo secondo la loro specie.
Dio vide che era bello.
26 Poi Dio disse:
«Facciamo l’essere umano a nostra immagine, a nostra somiglianza,
e dominino sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo,
sugli animali domestici e selvaggi
e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27 Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di un dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
28 Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e regnate su di essa;
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
29 E Dio disse: «Ecco, io vi do ogni pianta che produce seme
e che è sulla superficie di tutta la terra
e ogni albero da frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.
30 A tutte le bestie selvagge, a tutti gli uccelli del cielo
e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita,
io do in cibo ogni forma di vegetazione». E così avvenne.
31 Dio vide tutto quanto aveva fatto: era davvero molto bello.
Venne sera e poi mattino: sesto giorno.
=> 2,1 Vennero così terminati il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
2 Nel settimo giorno, Dio portò a compimento la sua opera che aveva fatto
e si riposò nel settimo giorno da ogni sua opera che aveva fatto.
3 Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò,
perché in esso si riposò da ogni sua opera che aveva creato in vista di fare.
4a Questa è la genealogia / toledot del cielo e della terra, quando vennero creati».
L’esame letterario di questo testo ci costringe a riflettere.
Se ci riferiamo al testo ebraico, scopriamo che il primo versetto è composto da 7 parole, il secondo da 14, cioè 7+7.
Troviamo dieci volte il sintagma «Dio disse». Un numero non casuale, che rimanda al Decalogo, le Dieci Parole della Legge. Dio si rivela agli schiavi fuggiti dall’Egitto al Sinai e con Dieci Parole dà inizio al popolo della Sua Alleanza, ma già prima con Dieci Parole aveva dato inizio alla Sua Creazione.
La formula «Dio fece» ritorna 7 volte.
«Così avvenne» è ripetuta 6 volte più la settima che suona un po’ diversa: «E la luce fu».
Troviamo 7 volte la frase «Dio vide che era bello» come Suo giudizio su ogni opera più un’ottava volta: «Dio vide tutto quanto aveva fatto: era davvero molto bello» come coronamento dell’intera creazione.
Il nome di Dio, in ebraico Elohim ricorre 35 volte, cioè 3×7.
Troviamo anche che i termini: cielo, terra e firmamento ricorrono ciascuno 7 volte in totale 3×7=21.
Se tutto questo sta, allora ci rendiamo conto che il centro del messaggio non è tanto la creazione, ma la settimana del Creatore che ha il suo approdo al settimo giorno, il giorno del riposo. Quello in cui Dio ha cessato ogni sua opera.
E allora diventa evidente anche il messaggio che intende comunicare questa eziologia metastorica: l’uomo deve comportarsi così come si è comportato Dio riposando nel settimo giorno.
E questo, prima ancora del nostro racconto, era già il contenuto del terzo comandamento (ricordiamo che Esodo è stato composto molto tempo prima di Genesi):
Es 21,8 «Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro».
E ribadiamo quanto già detto commentando Esodo: la novità della Bibbia rispetto alle culture epocali, in primis il mito di Atrahasis, è rivoluzionaria perché è un imperativo che riguarda il riposo, non il lavoro.
Che questa fosse l’intenzione dell’agiografo risulta anche dal fatto che le opere della creazione sono otto, ripartite in sei giorni per cui nel terzo e nel sesto giorno vengono realizzate due opere a differenza degli altri giorni; una forzatura necessaria a fare tornare il conto dei sette giorni.