Lettura 68 Gen 18,22-33 L’intercessione di Abramo

Per comodità riportiamo anche i vv16-19, trattati nella lettura precedente.

Gen 18, 16 «Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. 17 E JHWH diceva: «Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, 18 mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? 19 Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via di JHWH e ad agire con giustizia e diritto, perché JHWH realizzi per Abramo quanto gli ha promesso». 20 Disse allora JHWH: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. 21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».

22 Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti a JHWH. 23 Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? 24 Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25 Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26 Rispose JHWH: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città». 27 Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore /Adonai, io che sono polvere e cenere… 28 Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». 29 Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30 Riprese: «Non si adiri il mio Signore / Adonai, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31 Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore / Adonai! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32 Riprese: «Non si adiri il mio Signore / Adonai, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». 33 Poi JHWH, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione».

Abramo è il primo uomo che rivolge a Dio una preghiera non per sé, ma per altri. Esattamente per i sodomiti noti per i loro peccati. È la prima preghiera di intercessione che troviamo nella Bibbia.

La teologia sottostante alla richiesta di Abramo si scosta dall’idea di Ezechiele, che abbiamo visto nella lettura precedente e cioè che ciascuno risponde individualmente per sé davanti a Dio e di conseguenza, in caso di castigo, Dio salverebbe i giusti e castigherebbe i peccatori.

Abramo invece ritiene che la presenza di un certo numero di giusti, all’interno di un popolo possa salvare l’intero paese dall’ira divina.

Ovviamente dobbiamo tenere sottotraccia quanto possa essere effettivamente fatto risalire ad Abramo e quanto sia opera delle redazioni successive. Sicuramente anche ai tempi di Abramo era ritenuta “storica” la distruzione delle due città di Sodoma e Gomorra perché il paesaggio induce a ritenere che ci sia stato un cataclisma che a quel tempo poteva essere attribuito soltanto all’ira di una divinità. Noi però dobbiamo affermare che il nostro Dio, il Dio di Gesù, il Dio che si presenta come Amore, non può avere prodotto una strage del genere. E d’altra parte possiamo ritenere che il genere letterario del racconto sia di tipo didattico. Allora da questo racconto si deve trarre un insegnamento.

I giusti sono chiamati ad intercedere per i peccatori. E a maggior ragione tutti gli altri: ingiusti, poco giusti e quelli così e così.

La preghiera che Abramo instaura con Dio è di carattere dialogico: Abramo parla e Dio risponde. Una sorta di mercanteggiamento tanto in uso in oriente e non solo, per tirare sul prezzo.

Si tratta di un dialogo che vede un progressivo assottigliarsi del numero dei giusti da cercare in Sodoma per evitare la catastrofe e contemporaneamente l’incremento dell’audacia di Abramo nel perseguire il suo disegno.

v 25 «Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?» => forse 50 giusti

v 27 «Vedi come ardisco parlare al mio Signore /Adonai, io che sono polvere e cenere… => forse 45

v29 «Forse là se ne troveranno quaranta»… => forse 40

v30 «Non si adiri il mio Signore / Adonai, se parlo ancora… => forse 30

v31 Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore / Adonai!… => forse 20

v32 «Non si adiri il mio Signore / Adonai, se parlo ancora una volta sola... => forse 10

Qualche commentatore osserva che se Abramo fosse stato cristiano sarebbe arrivato a uno, ma il nostro dialogo termina lì: Dio se ne andò e Abramo tornò alla sua abitazione, a Mamre.

Fallimento di quella preghiera d’intercessione? – Lo vediamo più avanti.

Nel Primo Testamento però, troviamo un intercessore che ha avuto più coraggio di Abramo e potremmo dire: ha discusso a “muso duro” (passi la battuta) con Dio. Stiamo parlando di Mosè.

I fatti avvengono ai piedi del Sinai. Mosè è salito sul monte dove Dio gli ha consegnato le tavole della Legge, mentre il popolo stava alla base. Poiché sono passati quaranta giorni si sono costruito un vitello d’oro e organizzato un rito di celebrazione e di adorazione.

Dio sul monte sente e vede tutto questo e avverte Mosè.

Es 32,7 «Allora JHWH disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito. 8 Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto».

9 JHWH disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. 10 Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione».

11 Mosè allora supplicò JHWH, suo Dio, e disse: «Perché, JHWH, divamperà la tua ira contro il Tuo popolo, che Tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? 12 Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al Tuo popolo. 13 Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre».

14 E JHWH abbandonò il proposito di nuocere al Suo popolo».

In questa parte l’attenzione deve essere posta sugli aggettivi riferiti al popolo. Dio è Mosè si rinfacciano a vicenda l’appartenenza del popolo. Alla fine dei conti, è il popolo di Dio o il popolo di Mosè?

Ma è Mosè che richiama a Dio le promesse che aveva fatto ad Abramo a Isacco e a Giacobbe. Mosè ha l’ardire di rinfrescare la memoria a Dio stesso. Questa è intercessione senza peli sulla lingua.

Poi Mosè sale ancora il monte per parlare con Dio. E il testo prosegue:

30 «Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso JHWH: forse otterrò il perdono della vostra colpa».

31 Mosè ritornò da JHWH e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. 32 Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!».

33 JHWH disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. 34 Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato».

Qui l’intercessione di Mosè è ancora più radicale e la elaboriamo così: “se non li perdoni cancellami pure dal tuo libro… l’idea di fare di me un grande popolo non mi interessa, perché sono loro il mio popolo“.

E alla fine Mosè riesce a “convertire” Dio!

La preghiera d’intercessione di Mosè ha avuto successo.

Tornando al nostro testo, Abramo è un buon mercante, ma non ha il coraggio di Mosè. D’altra parte i sodomiti non erano il suo popolo. Così si ferma a dieci giusti.

E sappiamo che i dieci giusti a Sodoma e Gomorra non si troveranno.

Così il destino della due città è irrimediabilmente segnato.

Ma osiamo suggerire che anche la preghiera di Abramo ha raggiunto uno scopo anche se non era quello che il patriarca si attendeva.

Per spiegarlo dobbiamo rifarci alla spiritualità ebraica.

L’inizio di Isaia 40 riporta queste parole pronunciate da Dio:

Is 40:1 «Consolate, consolate il mio popolo, / dice il vostro Dio».

Ma in ebraico può essere letto in maniera ribaltata:

Is 40:1 «Consolatemi , consolatemi popolo mio, dice il vostro Dio».

La nostra sensibilità, forse troppo intrisa di filosofia greca, non riesce ad apprezzare che Dio abbia bisogno di essere consolato, ma se ci mettessimo dalla Sua parte, vedendo tutte le belle “cosine” che gli uomini di ieri e di oggi combinano ogni giorno, cambieremmo idea.

E allora ci chiediamo: non è che quel soliloquio di Dio (vv16-19) in cui si chiede se condividere con Abramo quello che sta per fare alle due città, sia un modo per trovare un appoggio da parte del suo amico. Non è che in Abramo Dio cerchi una consolazione? Puoi essere Dio finché vuoi, ma l’idea di distruggere due città facendoci piovere sopra fuoco e zolfo uccidendo tutti: uomini, bambini, animali, ecc. non è che possa dare molta soddisfazione a chi quelle realtà le ha create.

Se è così allora anche la preghiera di Abramo ha avuto successo.

È riuscito a consolare il suo Dio.