Lettura 67 Mc 10,1-12 E i due saranno una carne sola
Mc 10:1 «Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla sumporeuontai / viaggiava insieme (Cei: la folla accorse) di nuovo ed egli l’ammaestrava, come era solito fare. 2 E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». 3 Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha comandato Mosè?». 4 Dissero: «Mosè ha concesso di scrivere un atto di divorzio e di ripudiarla» (Dt 24,1). 5 Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6 Ma da principio della creazione Dio li creò maschio e femmina (Gn 1,27); 7 per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola (Gn 2,24). 8 Sicché non sono più due, ma una sola carne. 9 L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». 10 Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: 11 «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; 12 se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Osserviamo che Gesù ha iniziato il cammino verso Gerusalemme seguendo la via della valle del Giordano che dal Mare di Galilea giungeva sino a Gerico (400 m sotto il livello del mare) per poi salire alla città santa (1100 m s.l.). Era una delle vie seguite per i pellegrinaggi al tempio, quindi Gesù e i suoi non sono più soli viaggiano a contatto con altri pellegrini.
Gesù, che abbiamo visto essere il “Pastore escatologico”, lettura 46, si sente in dovere di “ammaestrare” questa gente. Ammaestrare è un verbo che dovrebbe lasciarci sorpresi perché si ammaestrano gli animali; agli umani si insegna ed essi imparano. Tuttavia questo verbo evidenzia una cosa importante. Nell’ammaestramento degli animali la responsabilità dell’apprendimento è del domatore non delle bestie. Allora questo verbo vuole significare che Gesù si fa carico della responsabilità dell’apprendimento della folla.
La diatriba con i farisei è tutta giocata su due termini: comandamento e concessione. Gesù chiede quale sia il comandamento di Mosè, cioè il sesto comandamento del Decalogo consegnato da Dio sul Sinai: «Non commettere adulterio» Es 20,14. Ma essi rispondono: “Mosè ha concesso…”. Due prescrizioni assolutamente non confrontabili.
La concessione di Mosè aveva lo scopo di evitare l’omicidio della moglie o il semplice abbandono. Una donna abbandonata, priva di risorse, se si univa ad un altro uomo diventava adultera e poteva essere lapidata. Il libello di ripudio è allora una sorta di certificato che consente alla donna di mettersi con una altro uomo senza rischiare la vita: un documento che mira a proteggere la donna stessa.
Dt 24:1 «Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa».
Gesù poi giustifica il comandamento rifacendosi addirittura all’atto creativo di Dio, il quale non ha mai pensato l’uomo come essere solipsistico, ma un essere che vive nella relazione… a immagine di Dio stesso perché Egli prima di tutto è relazione. Sin da prima dell’inizio del tempo ha generato il Figlio e l’amore tra i due è così potente da dare vita alla terza Persona: lo Spirito santo.
Gn 1,27 «Dio creò l’uomo a sua immagine; / a immagine di Dio lo creò; / maschio e femmina li creò».
Pertanto, l’unione uomo donna è realtà iscritta nello stesso ordine complessivo di tutta la creazione.
La concessione di Mosè riguardava solo il ripudio da parte dell’uomo mentre la donna non poteva ripudiare il marito, ma l’insegnamento di Gesù, impartito poi ai discepoli, chiarisce che nel caso di divorzio e nuovo matrimonio è adultero tanto la moglie, cosa data per scontata, quanto il marito.
Aspetto rivoluzionario per il mondo giudaico.