Lettura 67 Gen 18,16-21 L’agire di Dio nella storia

Gen 18, 16 «Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. 17 JHWH diceva: «Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, 18 mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? 19 Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via di JHWH e ad agire con giustizia e diritto, perché JHWH realizzi per Abramo quanto gli ha promesso».

20 Disse allora JHWH: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. 21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».

I capitoli 18 e 19, come abbiamo detto, riprendono il racconto della storia di Lot, nipote di Abramo.

Nella lettura precedente Abramo aveva ospitato tre personaggi sconosciuti che via via gli si rivelano per essere Dio. E resta sempre una questione: come mai sono tre? Poi, malgrado l’intercessione di Abramo, il racconto terminerà con la distruzione di Sodoma e Gomorra e la fuga della famiglia di Lot.

I temi trattati sono molto importanti per cui dobbiamo spezzare la narrazione in più letture.

Nel brano attuale ci rendiamo conto che Dio ha un problema: informare Abramo di quello che sta per fare oppure no?

Sappiamo che i gli abitanti di Sodoma sono dei grandi peccatori e Dio sta per prendere le sue contromisure. D’altra parte alla lettura 61 abbiamo visto che Abramo è il primo profeta. Profeta è colui al quale Dio rivela il senso della storia: di quello che Lui sta facendo.

Ora, non sappiamo quanta parte di questi capitoli abbia avuto origine dagli antichi racconti e quanta invece sia nata per risolvere problemi che la generazione del redattore stava attraversando. Gli studiosi dicono che questi brani così come ci sono pervenuti sono di epoca esilica e post esilica, quando la teologia del tempo si chiedeva come Dio agisce nella storia.

La domanda non è puramente teorica perché Israele ha sperimentato la disfatta come regno, sconfitto dall’esercito babilonese, ha vissuto per settant’anni in esilio e al ritorno trova Gerusalemme in uno stato di grande desolazione.

La domanda allora diventa: cosa abbiamo fatto perché Dio ci abbandonasse nella mani dei nemici?

E adesso cosa dobbiamo fare?

Una prima risposta

Già nel nostro breve brano troviamo una risposta nel v 19 secondo cui Dio ha scelto Abramo «perché obbligasse i suoi discendenti a praticare la circoncisione». Allora tutte le promesse fatte ad Abramo sarebbero condizionate da tale pratica. Però, abbiamo trovato l’Alleanza nella circoncisione al c 17 (lettura 65), un’Alleanza condizionata, ma quella del c 15 era un’Alleanza incondizionata perché l’unico che si era impegnato è stato Dio. Lui solo è passato in mezzo alla vittime divise in due, mentre Abramo dormiva. Allora, prima alleanza era per tutti i credenti quest’altra solo per i circoncisi; in altre parole quelli che mettono il pratica la Legge.

Risposta articolata

Di fronte al disastro di Israele il nostro redattore prende come riferimento quello che si riteneva fosse successo nel Mar Morto: la distruzione di Sodoma e Gomorra per mezzo di fuoco caduto dal cielo. In realtà un movimento geologico di immani dimensioni avvenuto diversi milioni di anni fa, il cui esito a chi lo visita suscita ieri, come oggi, un profondo sconcerto.

Poiché gli antichi ritenevano che tutti i fenomeni terrestri: terremoti, tempeste, siccità, ecc. fossero comunque causate dagli dèi la domanda dei redattori di questi brani sono assolutamente pertinenti, che ripetiamo: Perché Dio ha fatto questo? Come Dio agisce nella storia?

Allora passiamo in rassegna alcuni passi della Bibbia.

Sal 1, 1 «Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, / non indugia nella via dei peccatori

e non siede in compagnia degli stolti;

2 ma si compiace della legge di JHWH, / la sua legge medita giorno e notte.

3 Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, / che darà frutto a suo tempo

e le sue foglie non cadranno mai; / riusciranno tutte le sue opere.

4 Non così, non così gli empi: / ma come pula che il vento disperde;

5 perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, / né i peccatori nell’assemblea dei giusti.

6 JHWH veglia sul cammino dei giusti, / ma la via degli empi andrà in rovina».

Questo salmo è tipicamente sapienziale e troviamo pensieri analoghi anche nel libro di Proverbi. La teologia di fondo è che il giusto, che osserva la Legge, ha successo vv 1-4, mentre l’empio andrà in rovina.

E, attenzione, quando vengono scritte queste parole non c’è ancora l’idea di una vita oltre la morte: il successo o il fallimento riguardano esclusivamente questa vita, perché non c’è una vita “oltre”.

È una visione della realtà molto semplificata che a Giobbe non torna per niente. Il libro di Giobbe racconta quello che gli sta accadendo a seguito di tante disgrazie che hanno colpito le sue proprietà, i suoi figli e infine se stesso afflitto da una insopportabile malattia della pelle. Tutto questo, ai suoi occhi chiama in causa Dio. (Consigliamo di dare una occhiata ai primi capitoli). Nel presente passaggio del c 9 si tratta dell’agire di Dio a riguardo del giusto e dell’empio.

Gb 9,19 «Se si tratta di forza, è Lui che dà il vigore;

se di giustizia, chi potrà citarLo?

20 Se avessi ragione, il mio parlare mi / condannerebbe;

se fossi innocente, Egli proverebbe che io sono reo.

21 Sono innocente? Non lo so neppure io, / detesto la mia vita!

22 Per questo io dico: «È la stessa cosa»: / Egli fa perire l’innocente e il reo!

23 Se un flagello uccide all’improvviso, / della sciagura degli innocenti Egli ride.

24 La terra è lasciata in balìa del malfattore: / Egli vela il volto dei suoi giudici;

se non Lui, chi dunque sarà»?

Agli occhi di Giobbe Dio non fa nessuna differenza tra innocente e colpevole: Dio non ha alcun riguardo né per l’uno né per l’altro. Il suo agire non è condizionato dal comportamento umano. Anzi, sembra proprio che Dio sia guidato esclusivamente dall’arbitrio.

Ci sono, anche diversi Salmi in cui l’orante si lamenta della prosperità dei malfattori e di coloro che non hanno alcuna cura per la Legge.

Quindi la nostra domanda rimane senza risposta.

Tuttavia riportiamo questo passo del libro di Geremia, profeta che vive poco prima e poco dopo la caduta di Gerusalemme (587 a. C.), per il quale lo scandalo è costituito dal prosperare degli empi che ai suoi occhi mette in forse la giustizia di Dio. L’esatto contrario di quanto descritto nel Sal 1: un Dio Giusto farebbe esattamente questo: «Strappali via come pecore per il macello, / riservali per il giorno dell’uccisione» e invece gli empi hanno successo..

Ger 12:1 «Tu sei troppo giusto, JHWH, perché io possa discutere con te;

ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia.

Perché le cose degli empi prosperano? / Perché tutti i traditori sono tranquilli?

2 Tu li hai piantati ed essi hanno messo radici, / crescono e producono frutto;

tu sei vicino alla loro bocca, / ma lontano dai loro cuori.

3 Ma tu, JHWH, mi conosci, mi vedi, / tu provi che il mio cuore è con te.

Strappali via come pecore per il macello, / riservali per il giorno dell’uccisione.

4 Fino a quando sarà in lutto la terra / e seccherà tutta l’erba dei campi? / Per la malvagità dei suoi abitanti / le fiere e gli uccelli periscono, / poiché essi dicono: «Dio non vede i nostri passi».

Il profeta Ezechiele, che ha fatto l’esperienza dell’esilio, introduce il tema della responsabilità individuale e, come aveva già fatto Isaia, parla della teologia del “Resto d’Israele”. In questo brano si rileva facilmente che a fronte dei classici flagelli dell’antichità: guerra, carestia, bestie feroci e peste si salverebbero solo tre giusti che a titolo di esempio richiamano tre figure di santi: Noè, Giobbe, Daniele.

Ez 14,12 «Mi fu rivolta questa parola di JHWH: 13 «Figlio dell’uomo, se un paese pecca contro di me e si rende infedele, io stendo la mano sopra di lui e gli tolgo la riserva del pane e gli mando contro la fame e stèrmino uomini e bestie; 14 anche se nel paese vivessero questi tre uomini: Noè, Daniele e Giobbe, essi con la loro giustizia salverebbero solo se stessi, dice JHWH Dio.

15 Oppure se io infestassi quel paese di bestie feroci, che lo privassero dei suoi figli e ne facessero un deserto che nessuno potesse attraversare a causa delle bestie feroci, 16 anche se in mezzo a quella terra ci fossero questi tre uomini, giuro com’è vero ch’io vivo, dice JHWH Dio: non salverebbero né figli né figlie, soltanto loro si salverebbero, ma la terra sarebbe un deserto.

17 Oppure, se io mandassi la spada contro quel paese e dicessi: Spada, percorri quel paese; e sterminassi uomini e bestie, 18 anche se in mezzo a quel paese ci fossero questi tre uomini, giuro com’è vero ch’io vivo, dice JHWH: non salverebbero né figli né figlie, soltanto loro si salverebbero.

19 Oppure, se io mandassi la peste contro quella terra e sfogassi nella strage lo sdegno e sterminassi uomini e bestie, 20 anche se in mezzo a quella terra ci fossero Noè, Daniele e Giobbe, giuro com’è vero ch’io vivo, dice JHWH Dio: non salverebbero né figli né figlie, soltanto essi si salverebbero per la loro giustizia.

21 Dice infatti il JHWH Dio: Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, 22 ecco vi sarà in mezzo un residuo che si metterà in salvo con i figli e le figlie. Essi verranno da voi perché vediate la loro condotta e le loro opere e vi consoliate del male che ho mandato contro Gerusalemme, di quanto ho mandato contro di lei. 23 Essi vi consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro opere e saprete che non invano ho fatto quello che ho fatto in mezzo a lei». Parola di JHWH Dio».

Allora secondo la teologia di Ezechiele nel caso di un disastro i giusti sarebbero salvati.

Questo brano ci consente di tornare al nostro testo che vede Dio e Abramo che dai monti osservano la verde vallata del Giordano e le rigogliose città di Sodoma e Gomorra. E anche Dio si sente obbligato a “giustificarsi” di fronte ad Abramo per ciò che sta per compiere: la distruzione delle due città e dell’intera vallata.

Abramo è un suo amico e deve essere coinvolto. Anzi nella Lettura 61 abbiamo visto come Abramo è considerato il primo profeta d’Israele e ai profeti viene rivelata la Parola di Dio perché sia comunicata agli altri. Quindi in quanto profeta, ad Abramo deve essere spiegata l’azione di Dio sta per compiere verso quelle due città.

Se quella di Ezechiele fosse la conclusione, allora la teologia dell’epoca sosterrebbe che ogni persona risponde individualmente del suo agire. Ma ci sembra di poter affermare che resta una chiara tensione fra diversi approcci.

Anche perché, secondo Ezechiele, nel caso di un terremoto, tutti quelli rimasti sotto le macerie sarebbero peccatori.

Tuttavia non vogliamo lasciare in sospeso il tema che questo brano ci ha costretto ad intavolare.

L’azione di Dio nella storia è spiegata da un passaggio del Discorso della Montagna, il programma di Gesù, che potremmo ritenere definitivo:

Mt 5,43 «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete»?

C’è un altro testo del Vangelo di Luca che richiama lo stesso argomento:

Lc 13:1 «In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Allora se è così, Dio non castiga nessuna Sodoma, nessuna Gomorra e nemmeno giusti e ingiusti, ma ciò che accade nella creazione nella sua “autonomia” sono eventi che chiamano tutti alla conversione.

Comprese le epidemie!