Lettura 66 Mc 9,41-50 – La cura della fede

Mc 9,41 «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.
42 Chi ostacola / skandalizō uno di questi piccoli che credono (in me), è meglio per lui che gli si metta attorno al suo collo una macina da somaro e venga gettato nel mare.
43 E se la tua mano ti è di ostacolo (Cei: scandalizza), tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.45 Se il tuo piede ti è di ostacolo (Cei: scandalizza), taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 47 Se il tuo occhio ti è di ostacolo (Cei: scandalizza), cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue (Is 66,24).
49 Perché ciascuno sarà salato con il fuoco. 50 Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

Tradurre il v 42 skandalizō con scandalizzare può essere letterariamente corretto, ma la nostra attuale comprensione intende lo scandalo quasi esclusivamente legato alla sessualità. In greco esso significa anche ostacolare, fare inciampare, impedire, per cui abbiamo tradotto, al seguito di alcuni esegeti, con “ostacolare”; anche perché l’ostacolo riguarda la fede dei piccoli, che in questo caso non sono i bambini, ma coloro che hanno una fede piccola o che stanno crescendo nella loro fede in Gesù.
Coloro che ostacolano o impediscono la crescita della fede di chi c’è appena entrato commette un peccato talmente grave da meritare una pena superiore ad uno dei supplizi più temuti nella cultura antica e soprattutto dagli ebrei, quello di essere affogato nel mare con una pietra legata attorno al collo in modo da impedire al corpo di tornare a galla. In questo modo viene impedita la sepoltura, l’anima non potrebbe trovare il suo corpo e quindi la pace nello sheol.
Non dobbiamo dimenticare che la lettura dei testi in genere e della Bibbia nel nostro caso, richiede che si debba sempre essere attenti: a chi parla; a chi è diretto il discorso oltre ovviamente di che cosa si parla e dove il discorso è pronunciato. Ricordiamo allora che tutta questa sezione è rivolta non alle folle, ma ai discepoli, più esattamente ai dodici, che sono racchiusi nella casa di Pietro a Cafarnao, una specie di “ritiro spirituale o catechetico”.
Allora possiamo dire che i “servi della Parola” sono messi in guardia per non diventare pietra d’inciampo a coloro che sono appena approdati alla fede.

Per venire ai nostri giorni, non possiamo buttar fuori coloro che non sanno esporre correttamente la dottrina della Trinità oppure chi arriva fino a S. Rita o a S. Antonio da Padova o alla Madonna, ma non riesce ad andare oltre. Oppure coloro che biascicano rosari ma non si ricordano tutti i comandamenti.
La figura della “Fede che salva”, che abbiamo incontrato nella guarigione dell’emorroissa o del paralitico calato dal tetto, mostra che l’intervento di Gesù non è avvenuto previo esame di catechismo.
E d’altra parte abbiamo chiuso la lettura precedente affermando che basta un bicchiere d’acqua per entrare nel suo “giro”!
I versetti 43 e successivi intesi letteralmente sono alquanto duri, ma si riferiscono agli usi del tempo.
L’amputazione di arti era una pena sostitutiva della pena di morte che, secondo l’uso romano poteva essere la crocifissione, che in questo modo “attenuato” trattava gli autori di furti, rapine, adulterio, ecc. Quindi si trattava di pene alternative alla morte. Tuttavia il testo non è invito ad auto-amputazioni che erano e restano proibite.
Si devono intendere questi detti in modo metaforico. Anche oggi incontriamo e ci trastulliamo con tante cose che ci ostacolano nel nostro cammino di fede alla sequela di Gesù, così egli invita i discepoli a liberarsi di tutto ciò che frena l’andargli dietro.
L’alternativa sarebbe di finire nella Geenna che è una valle a sud di Gerusalemme in cui scorre il torrente Hinnon, un tempo dedicata al culto degli dei cananei, trasformata intorno al 600 a. C. in una discarica, la pattumiera della città, in cui venivano bruciate le immondizie; di conseguenza c’era sempre attivo il fuoco che le consumava. Ovviamente l’uso di questo termine rimanda all’idea di inferno.
D’altra parte il richiamo del fuoco è coerente con l’amputazione degli arti perché il moncherino rimanente doveva essere cauterizzato per evitare infezioni.

Anche il sale poteva essere usato a tale scopo per il suo potere, allora, ritenuto antisettico, ma anche il libro del Levitico prescrive che ogni offerta a Dio non deve essere priva di sale, che rende le carni gustose.
Allo stesso modo anche la fede dei discepoli deve raggiungere la qualità di una fede saporita, gustosa e di conseguenza non priva di sacrifici.
Chiaramente tra questi brani si rileva una certa tensione perché da un lato è richiesto di non ostacolare la fede dei piccoli e dall’altro di curare la qualità della propria fede liberandola dagli ostacoli.
Come sempre, il Vangelo continua a richiedere a ogni persona, che intende farsi seguace di Gesù, una seria riflessione personale.