Lettura 66 Gen 18,1-15 L’incontro con tre viandanti e l’annuncio della nascita di Isacco
Gen 18:1 «Poi JHWH apparve a lui (Abramo) alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. 2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: «Mio signore /adonai , se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. 5 Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». 6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». 7 All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. 8 Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
9 Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10 E JHWH riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui. 11 Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. 12 Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». 13 Ma JHWH disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? 14 C’è forse qualche cosa impossibile per JHWH? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». 15 Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».
Con questo brano riprende la storia di Lot che si era interrotta dopo che Lot era stato liberato da Abramo durante la guerra con i re di Oriente (Lettura 58 c 14).
Ora, il racconto che qualche divinità si sia presentata ad un uomo e, pur rendendosi irriconoscibile, abbia ottenuto una buona accoglienza a cui è seguito per l’ospitante un dono impensabile, non è una specificità della Bibbia, perché lo troviamo presente anche in altre tradizioni. Nelle saghe dell’Antico vicino Oriente, ma anche nell’Odissea di Omero, nella mitologia greca e romana. Lasciando perdere le invenzioni letterarie, ma se eventi di questo genere si sono presentati all’interno delle antiche religioni, allora dobbiamo dire che siamo di fronte ad eventi di “Rivelazione Cosmica”. Cioè il fatto che il nostro Dio si è rivelato in qualche modo a tutti gli uomini nati sotto il sole, fossero neandertaliani, sapiens o insipiens. Potremmo dire che là dove abbiamo trovato tombe con scheletri, o quello che è rimasto di uomini primitivi, adornati di gioielli, di cibo ed altri oggetti destinati ad accompagnare i defunti in una vita oltre… ebbene lì Dio ha parlato. Quei resti, prima di essere reperti archeologici, sono reliquie sacre. Non è ancora la Rivelazione canonica, ma Dio non ha lasciato nessuno al di fuori dai suoi legami affettivi.
Una cosa tuttavia hanno in comune questi racconti con il nostro: un premio, un dono per l’ospitalità ottenuta. Questo sta a dire che per gli antichi l’ospitalità era una virtù fondamentale. Era l’unica forma che consentisse di viaggiare, perché gli alberghi non erano ancora stati inventati e, lo rivela l’archeologia, gli antichi viaggiavano… e come viaggiavano!
Venendo al nostro testo, il lettore è subito informato che JHWH si presenta ad Abramo, ma lui non sa chi siano questi interlocutori. Poi, nel corso dell’incontro alternativamente viene usato il singolare e il plurale quasi che i tre parlassero in coro o insieme, come al v 9 «Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». E all’inizio Abramo si rivolge loro al singolare, dicendo: “adonai” signore (s minuscolo).
Ricordiamo che usiamo il metodo della Bibbia ebraica che scrive il nome di Dio, Jahweh con le sole consonanti JHWH, ma che devono essere lette:”Signore”, in ebraico “Adonai”, perché il nome di Dio non si deve pronunciare. In questo caso Abramo usa l’appellativo “adonai” (minuscolo) con lo stesso significato usato anche da noi quando ci rivolgiamo ad una persona sconosciuta. Il che significa che in quei visitatori Abramo non ha riconosciuto Dio.
Però, più avanti, egli si rivolge a Sarai chiedendo di cuocere focacce con “fior di farina“. Questo è un tipo di farina privo di tracce di crusca e particolarmente fine perché proveniente da setacci con maglie molto piccole. La cosa potrebbe essere solo un segno di riguardo, ma il fatto che questa farina fosse usata per i sacrifici cultuali, insinua il dubbio che Abramo abbia intuito un di più che va oltre a quello che appare in questi personaggi.
Ci rendiamo anche conto che il tipo di ospitalità in questione non è una semplice colazione al ristorante come noi potremmo intendere, perché impastare e cuocere focacce, ammazzare e arrostire un vitello non è roba che si risolva in cinque minuti: quelli si sono fermati presso Abramo per un bel po’ di tempo.
Ma chi sono i tre? più avanti due andranno a Sodoma e saranno chiamati “messaggeri / malʼak” che la Cei traduce con “angeli”. E il Terzo, allora chi è?
I padri degli inizi del cristianesimo vedevano in questi personaggi una Presenza della Trinità, una lettura che oggi è stata decisamente abbandonata.
Però di punto in bianco al v 9 «Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Ma chi ha detto loro che la moglie di Abramo si chiama Sara?
Possiamo immaginare la faccia di Abramo quando in aggiunta gli venne promessa la nascita di un figlio entro un anno! Adesso gli si aprono gli occhi e capisce di essere di fronte a quel Dio sconosciuto che più volte gli aveva parlato. La sua reazione è il silenzio. E infatti il discorso prosegue tra Dio e Sara.
Ma Sara che ha sentito tutto al di là della tenda non può fare altro che ripetere quello che a suo tempo aveva fatto il marito (Gen 17 Lettura 65), una risata. Eh siamo seri! Una donna di novant’anni con il marito di cento possono concepire e mettere al mondo un figlio? Manco per niente!
E così veniamo al centro teologico di del brano: la possibilità dell’impossibile!
v 14 «C’è forse qualche cosa impossibile per JHWH»?
La discussione successiva: “Hai riso”; “Non ho riso” serve a mettere in evidenza la capacità di penetrazione di questo “Ospite sconosciuto” dato che Sara aveva riso “dentro di sé” quindi un riso non percepibile dai sensi.
La radice di “riso” è ripetuta quattro volte, così il figlio che nascerà prenderà il nome di “Sorriso” o “lui ride”, cioè Isacco; in ebraico sahaq e yishaq.
Per quel che ci riguarda anche noi non possiamo sentirci superiori a Sara, perché anche la nostra fede è tutta fondata sulla “possibilità dell’impossibile“, e lo esprimiamo con le parole usate da Paolo in sua difesa davanti a re Agrippa:
At 26,6 «Ed ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri, 7 e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai Giudei! 8 Perché è considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti?»