Lettura 63 Gen 15,7 -19 Seconda pala, l’Alleanza unilaterale.

Il commento riguarda la seconda pala del c. 15, ma riportiamo anche la prima per facilitare la lettura di una ripresa conclusiva.

Gen 15:1 «Dopo tali fatti, questa parola di JHWH fu rivolta ad Abram in visione: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». 2 Rispose Abram: «JHWH mio Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco». 3 Soggiunse Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». 4 Ed ecco gli fu rivolta questa parola da JHWH: «Non costui sarà il tuo erede, ma colui che uscirà dalle tue viscere sarà il tuo erede». 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». 6 Egli credette a JHWH, che glielo accreditò come giustizia».

Gen 15,7 «E gli disse: «Io sono JHWH che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in eredità questo paese».8 Rispose: «JHWH mio Dio, come potrò sapere che l‘erediterò?». 9 Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione». 10 Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. 11 Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava. 12 Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì.

[13 E disse ad Abram: «Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. 14 Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze. 15 Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice. 16 Alla quarta generazione torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo»].

17 Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno ardente e una fiaccola di fuoco passarono in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno JHWH concluse questa Alleanza con Abram: «Alla tua discendenza / io do questo paese / dal fiume d’Egitto / al grande fiume, il fiume Eufrate; 19 il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, 20 gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim, 21 gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei».

Il problema di Abramo è sempre quello. Se la mia discendenza possederà la Terra, come questo potrà accadere se non arriva alcun figlio?

Dio questa volta risponde con un’azione simbolica. Applica il rito usato per stabilire alleanze, trattati di pace, rapporti di sudditanza tra il grande re e i vassalli. Era un rito politico-religioso e, d’altra parte, a quei tempi l’idea di una laicità separata dalla religione era assente dall’arena culturale. Gli uomini di quei tempi erano naturalmente religiosi. Si divideva in due l’animale destinato al sacrificio e i contraenti passavano tra le due metà per significare: accada a me quello che è successo a questo animale se non mantengo fede a questo sacro patto. Ovviamente se si fosse trattato di un patto di sottomissione, tra le due parti dell’animale ci sarebbe passato solo il vassallo. Comunque, il rito era una sorta d’invocazione della maledizione divina conseguente alla trasgressione del patto.

Abbiamo un interessante passaggio nel libro di Geremia che ne vede l’applicazione.

L’antefatto. Gerusalemme è assediato dall’esercito di Nabucodònosor e gli abitanti decidono, finalmente, di applicare la norma della Legge che prescriveva la liberazione degli schiavi ebrei che si erano venduti per debiti dopo sei anni di schiavitù. Quindi il settimo anno, in Giuda, non ci dovrebbe essere più stato un ebreo schiavo di un altro ebreo. La promessa di applicare questa norma avviene attraverso un rito come quello descritto sopra e celebrato nel tempio come rinnovamento dell’Alleanza. Però passato un po’ di tempo gli interessati ci ripensano e gli schiavi ebrei tornano o continuano ad essere schiavi dei padroni ebrei.

E qui abbiamo quello che decide Dio ispirando il profeta Geremia:

Ger 34,12 «Allora questa parola di JHWH fu rivolta a Geremia: 13 «Così dice JHWH, Dio di Israele: Io ho concluso un’alleanza con i vostri padri, quando li ho fatti uscire dal paese d’Egitto, da una condizione servile, dicendo: 14 Al compiersi di sette anni rimanderà ognuno il suo fratello ebreo che si sarà venduto a te; egli ti servirà sei anni, quindi lo rimanderai libero disimpegnato da te; ma i vostri padri non mi ascoltarono e non prestarono orecchio. 15 Ora voi oggi vi eravate ravveduti e avevate fatto ciò che è retto ai miei occhi, proclamando ciascuno la libertà del suo fratello; voi avevate concluso un patto davanti a me, nel tempio in cui è invocato il mio nome. 16 Ma poi, avete mutato di nuovo parere e profanando il mio nome avete ripreso ognuno gli schiavi e le schiave, che avevate rimandati liberi secondo il loro desiderio, e li avete costretti a essere ancora vostri schiavi e vostre schiave. 17 Perciò dice JHWH: Voi non avete dato ascolto al mio ordine che ognuno proclamasse la libertà del proprio fratello e del proprio prossimo: ora, ecco, io affiderò la vostra liberazione – parola di JHWH – alla spada, alla peste e alla fame e vi farò oggetto di terrore per tutti i regni della terra. 18 Gli uomini che hanno trasgredito la mia alleanza, perché non hanno eseguito i termini dell’alleanza che avevano conclusa in mia presenza, io li renderò come il vitello che spaccarono in due passando fra le sue metà. 19 I capi di Giuda, i capi di Gerusalemme, gli eunuchi, i sacerdoti e tutto il popolo del paese, che passarono attraverso le due metà del vitello, 20 li darò in mano ai loro nemici e a coloro che attentano alla loro vita; i loro cadaveri saranno pasto agli uccelli dell’aria e alle bestie selvatiche. 21 Darò Sedecìa re di Giuda e i suoi capi in mano ai loro nemici, in mano a coloro che attentano alla loro vita e in mano all’esercito del re di Babilonia, che ora si è allontanato da voi. 22 Ecco, io darò un ordine – dice il Signore – e li farò tornare verso questa città, la assedieranno, la prenderanno e la daranno alle fiamme e le città di Giuda le renderò desolate, senza abitanti».

Questo testo non ha bisogno di commento e corrisponde esattamente alle conseguenze che sono seguite alla trasgressione dell’Alleanza.

Ritornando al nostro brano ci accorgiamo subito che gli animali divisi sono più di uno e questo serve a dare un peso ed un significato più intenso alla cerimonia e alla conseguente maledizione se l’Alleanza venisse trasgredita.

La cosa sorprendente è che in mezzo agli animali ci passa solo Dio, simbolicamente rappresentato dalla fiaccola di fuoco e dal forno ardente, chiari simboli della divinità, mentre Abramo dorme.

Allora questa Alleanza è sicura come l’oro perché in essa si è impegnato Dio stesso, che Lui, sì che è fedele a ciò che promette, mentre le promesse umane… La “Sua” Alleanza è incondizionata.

Questo rito che ha coinvolto Abramo, diverrà parte delle celebrazioni nel tempio di Gerusalemme ed è usato per sostenere che Abramo ha inaugurato la Liturgia del mondo ebraico.

Esattamente come nella Lettura 61 avevamo compreso Abramo come il primo dei profeti.

Da ultimo, non possiamo perdere di vista l’elenco di dieci popoli che perderanno la loro terra a favore dei discendenti di Abramo.

Una ripresa dell’intero capitolo 15

L’intero capitolo, di cui abbiamo riportato anche la prima pala, ha uno spiccato significato esodico perché l’esodo è l’elemento fondatore di tutta la religione ebraica.

Lo comprendiamo dalla ripetizione di alcuni verbi tipici dell’esodo.

Il verbo “uscire” che rimanda all'”uscita dall’Egitto” lo troviamo in:

v4 “il tuo erede uscirà dalle tue viscere“.

v5 Abramo è fatto uscire dalla tenda.

v7 L’autopresentazione di Dio: «Io sono JHWH che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese», riporta ancora il verbo uscire.

Altro verbo esodico è “ereditare” che troviamo in v3; v4; v7 e v8.

Un ultimo verbo esodico è “dare” inteso come “dare la Terra della Promessa“, presente in v2; v3; v7; v18.

Se è così, dobbiamo riconoscere l’intenzione del redattore finale di fare ri-vivere ad Abramo l’esperienza che faranno i sui discendenti di lì a quattrocento anni.

E allora anche i vv 13-16, che sembrano spezzare il racconto, diventano una sorta di visione che proietta lo sguardo di Abramo sui suoi discendenti.

In questo modo l’intero capitolo risulta sensato e coerente anche se composto da diverse tradizioni: sin dai primi passi compiuti da Abramo Dio si preoccupa del “Suo” popolo.