Lettura 60 Gen 14,18-24 L’incontro con Melchisedek, seconda parte
Gen 14,17 «Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re.
18 Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo 19 e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo/ʼEl-eljon, / che ha formato [Cei: creatore] il cielo e della terra,
20 e benedetto sia il Dio altissimo /ʼEl-eljon, / che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
Abram gli diede la decima di tutto.
21 Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: «Dammi le persone; i beni prendili per te». 22 Ma Abram disse al re di Sòdoma: «Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra: 23 né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram. 24 Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si prendano la loro parte».
A colpo d’occhio ci rendiamo subito conto che l’incontro con Melchisedek è un’inserzione che spezza il racconto: al v 17Abramo stava per incontrare il re di Sodoma nella “Valle dei re” con il relativo dialogo che prosegue da v21 in poi, ma qui lo troviamo nei pressi di Šalem / Gerusalemme, in un altra parte.
Il significato del nome Melchisedek è: “Re di giustizia” oppure “Il mio re è giusto”; e non dobbiamo perdere di vista che šalem significa: “pace”, quindi “un re e sacerdote giusto che governa la città della pace“.
È la prima volta che nella Bibbia troviamo un sacerdote, cioè qualcuno che ha il compito di offrire preghiere e sacrifici agli dèi per conto degli altri, una prima forma di mediazione tra il divino e l’umano. Inoltre questo sacerdote è anche re: unione del potere politico e di quello religioso che dà vita ad una teocrazia.
Questo non significa che in Israele ci fosse l’unione tra potere politico e quello religioso perché proprio all’inizio della monarchia, ai tempi di re Saul e del profeta e sacerdote Samuele, accadde quanto narrato di seguito nell’imminenza di una battaglia con i filistei:
1 Sam 13,7 «Saul restava in Gàlgala e tutto il popolo che stava con lui era impaurito. 8 Aspettò tuttavia sette giorni secondo il tempo fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo si disperdeva lontano da lui. 9 Allora Saul diede ordine: «Preparatemi l’olocausto e i sacrifici di comunione». Quindi offrì l’olocausto. 10 Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l’olocausto, giunse Samuele e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11 Samuele disse subito: «Che hai fatto?». Saul rispose: «Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi al termine dei giorni fissati, mentre i Filistei si addensavano in Micmas, 12 ho detto: ora scenderanno i Filistei contro di me in Gàlgala mentre io non ho ancora placato il Signore. Perciò mi sono fatto ardito e ho offerto l’olocausto». 13 Rispose Samuele a Saul: «Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore Dio tuo ti aveva imposto, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. 14 Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e lo costituirà capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore».
Come si vede il peccato di Saul, che gli è costato la perdita del regno, è stato proprio quello di volersi sostituire al sacerdote nel compiere il sacrificio. I due ordini di potere nell’antico Israele restarono sempre distinti.
Un principio che lungo la storia, in più occasioni e in diversi luoghi, è stato superato al fine di accrescere il potere di chi comanda.
Offerta di pane e vino
Abramo, i suoi combattenti e i prigionieri liberati vengono dall’estremo nord del paese, diretti a sud e, mentre attraversano il territorio di Šalem, viene loro incontro Melchisedek che offre ad essi pane e vino.
È soprattutto un gesto di grande ospitalità, ritenuta un’azione molto importante, addirittura sacra, in oriente a quei tempi.
Il pane indica più genericamente il cibo per il sostentamento e il vino qualcosa di più. Non bevanda che semplicemente disseta, per quello basta l’acqua, ma il vino rende gioiosa e gustosa la vita. Il vino è un di più! Il vino è per fare festa. E qui c’erano un sacco di motivi per fare festa.
La doppia benedizione
Questo strano re sacerdote, benedice Abramo nel nome del Dio Altissimo. Una benedizione discendente, che segue a quelle che lo stesso Abramo aveva ricevuto da JHWH. Allora possiamo dire che il Dio Altissimo, ʼEl-eljon, cominciaad assimilarsi a JHWH perché compie verso Abramo gli stessi gesti.
Questa benedizione è seguita da una motivazione «che ha formato il cielo e la terra».
Se il Dio Altissimo «ha formato il cielo e la terra», è un altro argomento che lo assimila a JHWH. Tuttavia non sappiamo se questa affermazione possa essere attribuita al mondo di Abramo, oppure se si tratta della elaborazione di un redattore postesilico, tenuto conto che l’idea di Dio Creatore matura durante e dopo l’esilio babilonese.
Per comprendere meglio questo tema consigliamo di riprendere la Lettura 4.
La seconda benedizione è ascensionale: diretta al Dio Altissimo seguita dalla motivazione: «… che ti ha messo in mano i tuoi nemici», una chiara conseguenza della prima e di quelle che Abramo ha già ricevuto da JHWH. Tutte queste benedizioni si sono realizzate proprio perché Abramo è riuscito a vincere i re orientali che, cinque re di Canaan coalizzati, non erano riusciti sconfiggere.
Come già detto, in questo percorso, Abramo è impegnato nella ricerca del Dio che gli ha parlato; e lo deve scoprire all’interno di quello che offre il mondo del divino. Il suo problema non è dissimile dal nostro, perché anche noi siamo sempre di fronte alla necessità di purificare l’immagine di Dio, perché gli uomini di tutti i tempi hanno sempre cercato di attribuire a Dio funzioni e caratteristiche che la Rivelazione smentisce. Una per tutte: “Gott mit uns”: “Dio è con noi”, cioè il motto scritto sulla fibbia delle cinture dei soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale . Abramo ha incominciato a dipanare una matassa alquanto complessa se oggi siamo arrivati a dire che Dio è il “Totalmente Altro”.
Ora, sappiamo, da fonti extrabibliche, che il Dio Altissimo era ritenuto la più grande ed importante divinità dell’Olimpo cananaico, ma non conosciamo quali fossero le sue attività e relazioni con gli altri dèi. Se vuoi conoscere qualcuno devi conoscere anche la sua storia, non basta un nome. Ad esempio Baal, un altra divinità importante di quel mondo, aveva una moglie che generava altri dèi; non è questa un’idea dell’uomo ingigantita e proiettata nel mondo divino come sostiene Feuerbach? Proprio per eliminare queste goffe immagine di Dio abbiamo bisogno che Egli si riveli nella Storia. Esattamente come ha fatto.
La decima
Senza che gli sia richiesta Abramo dà a Melchisedek la decima di tutto il bottino ed in questo dobbiamo riconoscere che il rapporto con questo re sacerdote cananeo è ben diverso da quello tenuto sdegnosamente con il re di Sodoma con quale non vuole avere nulla da condividere.
Come mai Abramo riconosce una decima ad un re sacerdote straniero?
Gli studiosi dicono che in questo gesto c’è un riconoscimento al futuro Tempio di Gerusalemme / Salem, il che ha un notevole impatto per il pio ebreo che legge questo dopo diversi secoli.
Ricordiamo che dopo la conquista della Terra promessa, essa viene divisa fra tutte le tribù tranne quella di Levi, perché i leviti, sparsi su tutto il territorio, troveranno il loro sostentamento dalle decime che tutto il popolo versa loro.
Ora, se il capostipite del popolo ha versato la decima ad un re sacerdote, straniero oltretutto, a maggior ragione la verserà anche chi da Abramo discende.
Ma non dovremmo perdere di vista che anche questo gesto di Abramo è pervaso dal desiderio di conoscere quel Dio che gli ha parlato e gli ha promesso la Terra per una discendenza numerosa.