Lettura 59 Mc 8,31- 8,33 Prima predizione della passione e opposizione di Pietro
Mc 8,31 «E cominciò ad insegnare loro«Il Figlio dell’Uomo deve / dei patire molte cose ed essere riprovato dagli anziani, dai gran sacerdoti e dagli scribi ed essere ucciso e dopo tre giorni risorgere». 32 E annunziava la Parola apertamente. E Pietro presolo in disparte cominciò a rimproverarlo.
33 Ma egli voltatosi indietro e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Va’ via dietro me Satana! Perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma di quelle degli uomini».
Il brano precedente, Lettura 57, aveva trattato la confessione entusiasta di Pietro: “Tu sei il Messia / Cristo / Unto“, che costituiva anche l’approdo della prima parte del Vangelo di Marco: “L’identità di Gesù“.
In questo modo sembravano superate tutte le incomprensioni emerse nel corso della terza sezione della prima parte.
Adesso Gesù ritiene che i suoi discepoli siano in grado di comprendere il suo modo di essere Messia. In verità qualche dubbio doveva essergli rimasto perché aveva raccomandato ai suoi di non dirlo a nessuno, che è il tema del “Segreto messianico”.
Infatti, appena accenna a rivelare loro il “suo” cammino, cioè la Parola / Logon, proprio Pietro si mette a rimproverarlo.
Ma come? Il Messia che dovrebbe sgominare tutti gli oppositori, già prevede che sarà ucciso e, scandalosamente, non accolto dai capi del popolo, ma condannato proprio da loro. Un Messia così non serve a nulla.
D’altra Pietro era stato un tranquillo pescatore che viveva con la famiglia in riva al mare di Galilea, poi un giorno passa Gesù: “Vieni e seguimi“. E lui pianta lì, reti, barca, moglie, figli e suocera e si mette a seguire Gesù. E adesso il maestro, “profeta potente in parole ed opere“, comincia ad esitare, proprio dopo i successi ottenuti a seguito delle moltiplicazioni dei pani e tutti gli altri prodigi. E allora bisogna proprio intervenire per cercare di tirarlo su perché è andato in crisi.
È una ragionamento molto razionale e molto umano quello che fa muovere Pietro.
La difficoltà di Pietro è la stessa che vive la prima comunità cristiana… Ma anche quella di oggi non ha di che vantarsi!
Il fatto che i racconti della Passione costituiscano la parte più corposa, dettagliata e insistente dei Vangeli, dice proprio che questo era il punto più difficile da accettare. Nessun essere umano, sano di mente, potrebbe pensare di salvare qualcosa attraverso la sua propria eliminazione fisica.
Ma Marco ci mette sull’avviso perché chiama queste predizioni di Gesù: “Parola / Logon“, cioè l’essenza della sua predicazione e della sua stessa esistenza.
Abbiamo evidenziato un piccolo verbo in v31 “deve / dei” che rischia di sfuggire all’attenzione del lettore. Quel “dei” greco è un riferimento esplicito alla Scrittura e quindi al disegno di Dio. In qualche modo ciò che Gesù subirà è già presente nella Scrittura. Infatti l’aveva già descritto il Deutero Isaia cinque secoli prima e sono i canti del Servo di JHWH, ovvero del Giusto Sofferente, in particolare il quarto canto in Is 52,13-53,18, che raccomandiamo di leggere per comprendere meglio il nostro brano.
Se è così, dobbiamo affermare che la salvezza passa attraverso la sofferenza del Giusto, quello che in teologia è chiamata “sofferenza vicaria”.
Se tutto questo è vero, allora la passione e la morte di Gesù non è un incidente di percorso, una tragica fatalità, ma il perseguimento “obbediente” del disegno di Dio. Solo così poi è possibile la Risurrezione e pertanto la “morte della morte”.
Il problema per quei discepoli era allora di comprendere il senso di questa morte atroce e in questa sezione Gesù cerca di spiegarne il motivo. Impresa che non riesce.
Vedremo che dopo ogni predizione della Passione, oltre a questa ne troveremo altre due in 9,31 e 10,32-34, all’annuncio di Gesù segue l’incomprensione dei discepoli e un tentativo di spiegazione da parte del Maestro.
Osserviamo la scena del nostro brano. Gesù ha parlato del suo destino “apertamente” v32, Pietro invece lo rimprovera “in disparte“. Poi Gesù, guardando i discepoli a distanza, rimprovera Pietro che invece di seguirlo, cioè, “camminare dietro”, vorrebbe che facesse a modo suo, cioè camminargli davanti. In sostanza Gesù si trova “da solo” con un oppositore.
Questa solitudine raggiungerà il suo acme quando Gesù finirà i suoi giorni terreni sulla croce. In quel momento, dei suoi discepoli uno l’ha tradito, uno l’ha rinnegato e tutti gli altri si sono dati a una fuga molto frettolosa. Sotto la croce resteranno soltanto quelli che lo deridono e lo insultano. A loro si aggiungerà la madre, una ex prostituta e un ragazzino, cioè Giovanni. Certo, quello stato di isolamento totale equivale a un processo di isolamento che inizia sin da ora.
In tutta la sezione, che vede i nostri avviarsi pian piano verso Gerusalemme, le folle spariscono o restano sullo sfondo, anche le guarigioni si riducono ad un paio. Nel frattempo, l’attenzione di Gesù è unicamente tesa a fare comprendere ai suoi la sua messianicità.
E ogni volta Gesù si ritrova sempre più solo, schiacciato da forme tremende di incomprensione che finiscono per isolarlo drammaticamente da tutto e da tutti.