Lettura 59 Gen 14,18-20 L’incontro con Melchisedek, prima parte
Gen 14,17 «Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re.
18 Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo 19 e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo/el-eljon, / che ha formato [Cei: creatore] il cielo e della terra,
20 e benedetto sia il Dio altissimo /ʼel-eljon, / che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
Abram gli diede la decima di tutto.
21 Poi il re di Sòdoma disse ad Abram…»
L’incontro di Abramo con Melchisedek avviene all’interno della guerra tra i re i re d’Oriente, esattamente dopo che Abramo ha liberato Lot e sta tornando a sud.
Melchisedek è un personaggio misterioso che dopo questo evento non appare più. Lo troviamo solo nel salmo 110, ma si tratta solo di una citazione usata per indicare l’insediamento di un re sacerdote, il Messia atteso.
Egli è sacerdote del Dio ʼel-eljon, Dio Altissimo . E chi è questoo dio?
Allora dobbiamo fare chiarezza sui nomi di Dio.
I NOMI DI DIO
ʼel, ʼeloah, ʼelohim
Nel testo ebraico la divinità generica è indicata con tre nomi ʼel, ʼeloah, ʼelohim. Non si tratta di nomi propri, ma di nomi comuni. Tutti gli dèi sono ʼel, ʼeloah, ʼelohim, ma con il tempo anche la singola divinità viene indicata con ʼelohim in segno di rispetto. Il motivo è semplice: l’ebraico non possedeva lettere maiuscole. Perciò ʼelohim pur essendo plurale non indica sempre molti dèi, ma un solo Dio che per gli ebrei è JHWH.
Ora, in un modo politeistico come quello in cui vive Abramo come si fa a distinguere il Dio di Abramo dagli altri dèi? Abramo non lo sa e naviga a vista. Lui sa che JHWH gli ha parlato più volte e più volte gli ha promesso una terra per la sua discendenza, ma egli non ne conosce il nome di questo Dio. Anche quando Genesi usa JHWH e dice che Abramo invoca il nome di JHWH sappiamo che egli era solo in grado di invocare “un nome”, che però non conosceva. La rivelazione del nome di Dio avverrà solo per Mosè quando viene inviato in Egitto a liberare gli ebrei schiavi di faraone, cinquecento anni dopo (Es 3). Ma il redattore del testo usa il nome JHWH perché i suoi lettori non facciano confusione.
Abbiamo già detto che a Sichem, il luogo di arrivo di Abramo in Canaan, esisteva un santuario dedicato al Dio ʼel, forse perché egli cercava il Dio che gli aveva parlato. E infatti, proprio a Sichem, JHWH gli parla nuovamente rinnovando la sua promessa.
Il Dio Altissimo, ʼel-eljon
A Gerusalemme, che si chiama ancora, Salem, pace, esiste un tempio a el-elion, tradotto con “dio altissimo” considerato il signore di tutto l’Olimpo cananeo. Non è il Dio degli ebrei che ancora non esistono, ma uno dei tanti dèi presenti sul mercato, anzi, sembrerebbe il più importante per i cananei. Tanto che Melchisedek lo definisce «fattore del cielo e della terra». Non viene usato il verbo barah, creare dal nulla, perché è un concetto che maturerà molto tardi nella storia delle religioni.
Quando la rivelazione si amplierà e la consapevolezza degli ebrei maturerà essi si renderanno conto di chi è JHWH attribuendo a Lui le caratteristiche di ʼel-eljon. E così JHWH potrà essere chiamato anche “Dio Altissimo” prendendo il posto di ʼel-eljon.
Shaddaj
Questo Dio è una divinità dei monti, potrebbe essere tradotto con “quello della montagna”. Come si vede abbiamo sempre a che fare con l’altezza. Del resto anche noi diciamo che Dio è in cielo, pur se il vecchio catechismo ammoniva. “Dio è in cielo,in terra, in ogni luogo: Egli è l’Immenso”.
Questo nome lo troviamo nella Bibbia ebraica 47 volte; usato soprattutto nel libro di Giobbe, ma nelle traduzioni si perde perché viene tradotto con “Onnipotente”. Ad esempio:
Gen 17:1 Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
«Io sono ʼel shaddaj [Cei: Dio onnipotente]: / cammina davanti a me / e sii integro».
La Bibbia greca LXX ha usato il termine “pantokrator”, che significa: “Signore di tutto” o “Sovrano universale”.
Anche in questo caso gli attributi di una divinità preisraelitica vengono applicato a JHWH.
Zebaot
Questo termine è il plurale di Zaba che significa “schiera”. Perciò Zebaot sono le schiere; precisamente le schiere del cielo. Gli antichi che passavano lunghe notti al buio guardando le stelle, cosa che per noi è diventata impossibile per via dell’inquinamento luminoso, avevano imparato a distinguerle in costellazioni e avevano dato loro dei nomi. Essi credevano che fossero delle divinità che in qualche modo influenzassero la vita degli uomini. Possiamo certamente dire che fossero ingenui, ma è un’ingenuità che persevera ancora oggi se pensiamo agli “oroscopi”.
Nel loro insieme queste schiere costituivano la “Milizia Celeste”.
La maturazione del monoteismo sottopone queste “schiere / zevaot” al servizio di Dio.
Chi ricorda il Sanctus in latino avrà in mente che si cantava: «Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth...».
Con la riforma liturgica, che ha consentito l’uso dell’italiano, quel termine è stato tradotto con “Dio degli eserciti“, che è rimasto nella Bibbia Cei. Poi temendo dei fraintendimenti, nella liturgia ha finito per diventare “Dio dell’universo“. Perdendo così la dimensione anti idolatrica originaria che ci viene ricordata da un passo del Deuteronomio:
Dt 4,19 «…perché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutti gli eserciti del cielo [zebaot], tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle; cose che JHWH tuo Dio ha abbandonato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. 20 Voi invece, JHWH vi ha presi, vi ha fatti uscire dal crogiuolo di ferro, dall’Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse, come oggi difatti siete».
Ricordiamo anche che in chiave anti idolatrica Gen 1 non chiama il sole e la luna con il loro nome, ma li riduce a: “luminare maggiore” e “luminare minore“.
Di quel brano del Sanctus dobbiamo ricordare che proviene dalla Bibbia e corrisponde alla visione che il profeta Isaia ebbe nel tempio di Gerusalemme:
Is 6:1 «Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2 Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3 Proclamavano l’uno all’altro:
«Santo, santo, santo è JHWH Zebaot / eserciti. / Tutta la terra è piena della sua gloria…».
Per tornare la nostro brano dobbiamo dire che Abramo non è in grado di discriminare tra il Dio vero e quelli che poi diverranno idoli perché non c’è ancora una differenziazione tra le due categorie. Occorrerà la predicazione dei profeti che ispirati da Dio saranno in grado di distinguere l’Unico Dio da tutti gli idoli.
Ma Abramo è ancora un uomo in ricerca e JHWH di tanto in tanto si fa sentire.
La “fatica” della Rivelazione riguarda tanto l’uomo quanto Dio.