Lettura 58 Gen 14,1-17.21-24 Abramo libera Lot

Questo nuovo brano appare molto complicato per le successione di nomi propri che confondono e allora lo facciamo precedere da una lettura semplificata.

«Abbiamo a che fare con una alleanza di quattro re il cui regni erano ad oriente che avevano ridotti a vassalle le città stato di Canaan. Cinque re di Canaan si ribellano e i dominatori organizzano una spedizione punitiva. Lungo il loro percorso combattono sei popoli di cui tre non sono mai esistiti, a volte citati dalla Bibbia proprio per alludere a gente inesistente: Refaim, Zuzim ed Emin; poi lungo il percorso devastano i territori di Hurriti, Amaleciti ed Amorrei.

Nella piana di Siddim, attuale Mar Morto allora rigogliosissima come abbiamo visto nella lettura precedente, avviene lo scontro in campo aperto. I re cananei perdono e fuggono disordinatamente».

Gen 14:1 Al tempo di Amrafel re di Sennaar [Babilonia], di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell’Elam e di Tideal re di Goim, 2 costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar. 3 Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto. 4 Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati. 5 Nell’anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim 6 e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto. 7 Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrei che abitavano in Azazon-Tamar. 8 Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle di Siddim contro di esso, 9 e cioè contro Chedorlaomer re dell’Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque. 10 Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne. 11 Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i loro viveri e se ne andarono. 12 Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.

13 Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l’Ebreo che si trovava alle Querce di Mamre l’Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram. 14 Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all’inseguimento fino a Dan. 15 Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e proseguì l’inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco. 16 Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le donne e il popolo.

17 Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. […]

21 Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: «Dammi le persone; i beni prendili per te». 22 Ma Abram disse al re di Sòdoma: «Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra: 23 né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram. 24 Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si prendano la loro parte».

NB: Abbiamo omesso i vv 18-20 perché richiedono una trattazione specifica.

Il v 13 ci pervenuto corrotto. Le “Querce di Mamre”, come abbiamo visto nella lettura precedente e come troveremo poi, è considerata una località, ma in questo brano, secondo la traduzione CEI, è diventata nome proprio di una persona. La cosa non modifica il senso del racconto anche se crea scompiglio.

Nella lettura 49 avevamo già fatto conoscenza con l’arroganza e la prepotenza degli imperi mesopotamici che, in quel contesto, volevano farsi un nome costruendo una città, Babele, e una Torre che bucasse il cielo. Ora troviamo quattro di questi re, ma sarebbe meglio definirli imperatori, che vogliono richiamare all’ordine alcuni reucci, vassalli cananei.

Per quanto riguarda i nome dei quattro re orientali solo Tideal è identificato come re hittita, ma qui sarebbe re di Goim, un regno del tutto sconosciuto. Conosciamo Sennar che è la piana di Babilonia e sappiamo che Elam era un regno situato ad est di Babilonia. Per quanto riguarda gli altri nomi di regni o regnanti, compresi quelli di Canaan, non abbiamo altri riscontri. Sembra che tanto la tradizione orale che il redattore finale non siano interessati a definire esattamente gli attori di quella guerra, perché il loro interesse è attratto dalla figura di Abramo e dalla sua impresa.

Non possiamo fare a meno di rilevare l’ironia riservata ai cananei che, fuggendo dalla battaglia, finiscono dei pozzi di bitume e per contro la capacità di Abramo che con solo trecentodiciotto uomini riesce a “vincere” i quattro re orientali.

Abramo è specifico “l’ebreo”: prima volta in Genesi e lo ritroveremo solo nel racconto di Giuseppe, dal capitolo 37 in poi. Negli scavi fatti al confine tra Siria e Turchia sono state trovate tavolette cuneiformi risalenti al 18° – 17° secolo a. C. cioè al periodo in cui Abramo ha iniziato il suo cammino, nella quali sia parla degli “habiru”, cioè gli ebrei, considerati una società composta da diverse tribù che vivevano all’esterno delle città stato del paese e di tanto in tanto compivano incursioni nelle zone abitate portando via quello che potevano. Se è così questo aggettivo applicato ad Abramo lo identifica come appartenente a quella gente. Tuttavia come abbiamo visto e come vedremo in seguito, Abramo cercava accordi con le città stato cananee.

A differenza dei re cananei Abramo non affronta il nemico in campo aperto, ma li tallona lungo il percorso, dal Mar Morto ad oltre Damasco, che supera 250 Km. Allora non si tratta di una guerra vera e proprio ma, verosimilmente di guerriglia: attaccare l’avversario in punti critici e rapidamente ritirarsi portando via il bottino. È quello che riesce a compiere Abramo durante un’incursione notturna, liberando Lot e tutta la sua gente.

Questa è una tecnica che sarà impiegata nel periodo dell’insediamento d’Israele in Canaan al tempo di Giosuè e soprattutto in quello dei Giudici, coerentemente con i ritrovamenti archeologici citati sopra.

Proprio questo fa dire a diversi esegeti che il brano originariamente apparteneva a qualche personaggio del periodo dell’insediamento, applicato successivamente ad Abramo. Anche perché organizzare una spedizione di trecentodiciotto uomini significherebbe che il clan di Abramo dovesse almeno di mille o duemila persone. Nomadi per giunta!

Questo testo ci rimanda ancora alla lettura precedente nella quale abbiamo visto come Lot avesse scelto la terra migliore, tutta verde e irrigata dal Giordano senza tener conto della malvagità degli abitanti.

Così Lot senza l’intervento di Abramo, avrebbe perso la terra, i suoi beni insieme alle persone componenti il suo clan, sarebbe stato ridotto in schiavitù.

Abramo, al contrario ha voluto fare una scelta che garantisse la pace tra il suo clan e quello di Lot, ma non ha voluto avere nulla a che fare con la gente di Sodoma come mostrano i vv 21-24.

Anche questa vicenda mostra come la benedizione di Dio agisce efficacemente nella vita di questo primo uomo di fede.