Lettura 55 Mc 8,14 – 21 Guardarsi dal lievito dei farisei

Il guaio è che la teologia dei farisei, vista nella lettura precedente, è completamente condivisa dai suoi discepoli. Anche loro come tutti i capi del popolo sono convinti che ad un bel momento, quando i tempi saranno maturi, instaurerà il suo dominio che sottometterà tutti i nemici e silenzierà tutti gli oppositori. Non sanno ancora come questo avverrà, ma hanno sperimentato che Gesù è profeta potente in parole ed opere e prima poi farà uno di quei miracoli che lascerà tutti a bocca aperta. L’unica differenza è che quelli sono contro Gesù mentre loro, i discepoli, che ormai lo seguono da un bel po’, sono sicuri che ad un bel momento sbaraglierà tutti gli avversari.

In questo brano Gesù cerca di metterli in guardia.

Mc 8,13 «E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.

14 Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé nella barca che un solo pane. 15 Ed egli intimava loro dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16 E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane». 17 Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non ascoltate? (Ger 5,21; Ez 12,) E non vi ricordate, 19 quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20 «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21 E disse loro: «Non capite ancora?».

Questa è la terza scuola che avviene in barca, sul lago.

Nella prima 4,35, mentre Gesù dorme, si scatena una tempesta tanto che la barca è ormai piena d’acqua e i discepoli, provetti pescatori, hanno paura di morire. Gesù, dopo avere calmato la tempesta, li rimprovera: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E loro restano stupiti chiedendosi: «Ma chi è costui al quale il vento e il mare obbediscono»?

Nella seconda 6,45 dopo avere remato quasi tutta la notte controvento e senza riuscire a completare la traversata vengono raggiunti da Gesù che cammina sulle acque. E sono impauriti perché lo scambiano per un fantasma. Salito a bordo in breve guadagnano terra. Ancora una volta sono presi dallo stupore perché si chiedono ancora chi sia costui che cammina sulle acque, Lui che dice: “IO SONO”.

Adesso Gesù è con loro. Ormai sono insieme da diverso tempo. Hanno visto molti segni. Sono anche stati mandati in missione e hanno sperimentato di poter fare parecchi prodigi come il Maestro. Hanno appena servito alla distribuzione di sette pani per 4000 persone, hanno avanzato sette sporte piene di avanzi, ma sono preoccupati perché hanno con loro soltanto un pane.

E questo è un problema drammatico: hanno solo un pane e sono in tredici! E allora come si fa?

Ma quando li aveva inviati in missione non aveva detto loro di non portarsi né pane né bisaccia come abbiamo visto alla lettura 43?

Mc 6,8 «E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa».

Il nuovo insegnamento di Gesù si fonda su di un avvertimento: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!» seguito da sette domande.

Il lievito dei farisei consiste nel tentativo di raggiungere la salvezza attraverso l’osservanza meticolosamente applicata della Legge. La loro speranza è collegata all’arrivo del Messia che butti a mare i dominatori di Roma e ripristini l’antico Regno davidico.

Oppure il lievito dei farisei ha a che fare con il desiderio o la necessità, anche per questi discepoli, di avere segni ulteriori

Il lievito di Erode è la ricerca del successo ottenuto allargando il suo potere politico, sempre cercando di compiacere i dominatori romani, che di fatto sono i padroni. In definitiva lui è solo un servo del potere.

Non dimentichiamo che nei confronti di Gesù il lievito di questi personaggi aveva deciso, sin dall’inizio di ucciderlo Mc 3,6; Lettura 25.

Ora, insegnare attraverso delle domande è una forma molto intelligente perché costringe i discepoli a riflettere sulla loro esperienza per trovarne il senso.

La domanda più incisiva è la quarta del v 18, anche perché cita direttamente ben due profeti del Primo Testamento:

18 « Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non ascoltate»? (Ger 5,21; Ez 12,).

Allora ci sono delle orecchie sorde e degli occhi ciechi che devono essere aperti.

Marco è stato particolarmente attento nello strutturare il testo perché prima della seconda moltiplicazione dei pani aveva trattato la guarigione di un sordo e muto dalla nascita (Mc 7,31ss Lettura 53) e nell’episodio che seguirà dovremo riflettere sulla guarigione di un cieco.

Con questo forse ci vuole suggerire che solo Gesù è in grado di fare accogliere la sua parola.

Ma l’ultima domanda è sicuramente più lancinante perché resta senza risposta e ha direttamente a che fare con la capacità di cogliere negli accadimenti quotidiani dei segni: «Non capite ancora?».

Però, se usciamo dalla vicenda storica e pensiamo alla comunità di Marco, ci rendiamo conto che l’Unico Pane, è l’Eucaristia, cioè Gesù stesso, e allora queste domande non sono rivolte soltanto ai discepoli di Galilea o alle comunità di 2000 anni fa, ma anche al discepolo di ogni tempo, compreso quello del 2018.

Se è così ci siamo dentro tutti fino al collo!