Lettura 55 Gen 12,4-9 La risposta di Abramo

Gen 12,4 «Allora Abram partì, come gli aveva ordinato JHWH, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. 5 Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan 6 e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei».

7 Poi JHWH apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questo paese». Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso. 8 Di là passò sulle montagne a oriente di Bet-èl e piantò la tenda, avendo Bet-èl ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare a JHWH e invocò il nome di JHWH. 9 Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb».

1 => Dal primo versetto emerge la grande prontezza di Abramo nel rispondere alla chiamata di Dio. Il seguito del testo vede come scenario Canaan. Ora, l’insieme delle conoscenze a riguardo dei cananei, fino a metà del secolo scorso, provenivano esclusivamente dalla Bibbia che, essendo maturata in ambito ebraico, non poteva nutrire valutazioni reali e tantomeno positive a loro riguardo. Così anche noi abbiamo ereditato una concezione che riteneva queste popolazioni barbare, rozze, idolatre, incivili. Tuttavia le scoperte archeologiche e gli studi etnografici hanno rivelato che erano popoli alquanto avanzati. Anzitutto non si trattava di una popolazione omogenea, ma un complesso di etnie in parte semitiche, in parte indoeuropee e in parte ancora da identificare. La cosa certa è che quei luoghi erano abitati e civilizzati da più di un millennio prima che ci fosse la trasmigrazione semitica da oriente tra cui anche quella di Abramo. Sichem, ad esempio, era una grande città già nel quarto millennio.

E’, qui, bene precisare che a Sichem e a Bet-èl esisteva un santuario al Dio El, uno dei nomi che poi l’Antico Testamento attribuirà a JHWH. Bet-èl significa casa di Dio. Più avanti verrà proposta una riflessione sui nomi di Dio presenti nell’Antico Testamento.

2 => «… presso la quercia di More». Possiamo pensare che Abramo arrivi a questa quercia per godersi la sua ombra. Ma in questo caso una quercia è citata per un altro ordine di motivi. Quella quercia rappresentava un luogo di culto. Von Rad traduce “terebinto degli oracoli“, ma i nomi e le traduzioni presenti in altri testi o in altri codici divergono moltissimo. C’è un problema di fondo nell’identificare e tradurre il nome degli alberi. Per sapere a quale albero corrispondesse quello che in ebraico è chiamato “helon” dovremmo avere in mano un disegno che lo raffiguri plasticamente o, quantomeno, una sua descrizione. Noi, non possediamo nulla di tutto ciò. Però sappiamo che i cananei, ma non solo loro, usavano adorare i loro dèi presso grandi alberi o quelli che nella Bibbia sono chiamati “alti pali“. Si tratta di luoghi di culto che in età monarchica saranno a volte abbattuti e a volte rimessi, a seconda dell’ortodossia dei monarchi regnanti.

Allora, perché Abramo va presso un albero sacro? Possiamo dire che, mentre si trovava rocambolescamente in viaggio da Carran, cercasse qualche segno rassicurante da parte del “Dio Sconosciuto che gli aveva parlato“, una indicazione a riguardo «del paese che io ti indicherò».

Così è logico pensare che Abramo abbia cercato segnali divini presso un luogo sacro.

Però il testo interrompe la narrazione con una frase lapidaria: «Nel paese si trovavano i Cananei».

Questo secco inciso sulle prime propone una sorta di bella e sonora delusione, che mette in chiaro tutte le difficoltà e, soprattutto, tutta la gravità di quel momento!

Ma è esattamente qui, in questo luogo, che gli appare JHWH con la promessa del futuro possesso proprio di quella Terra. Non a per lui ma per la sua discendenza.

Abramo è il primo essere umano al quale appare Dio. Al di fuori del Giardino di Eden, Dio non era apparso mai a nessuno. Ma quella era un’eziologia, vale a dire una sorta di raffigurazione pratica con la quale si cerca di immaginare la realtà allo stato delle sue origini. Ovviamente una raffigurazione ideale non può evidentemente corrispondere a un evento reale. Qui invece, Dio gli appare e gli promette proprio “quella” Terra.

3 => La promessa della Terra è un tema che attraversa tutto il Pentateuco. Una Terra più volte posseduta e più volte perduta. Infatti ciò che conta è la Promessa.

E allora Abramo percorre tutta la terra da nord a sud: da Sichem fino al Negheb, il deserto che sta verso il Sinai e l’Egitto. Il suo percorso assomiglia a quello di uno che ha comprato un campo e lo percorre in lungo e in largo per apprezzarne le qualità. Inizia da Sichem, passa da Betel, poi da Ai: bellissime città, ma tutte occupate dai cananei; a lui non resta che la terra arida del deserto del Negheb. E lì pianta le sue tende.

Fidandosi della promessa di Dio, Abramo sente che lui già “possiede” quella Terra. E’ sicuro che, anche se dovranno passare diversi secoli prima che il possesso concreto ed effettivo si realizzi, un giorno la sua discendenza arriverà a conquistarne la proprietà.

Il caso di Abramo anticipa quello vissuto da Mosè, l’unico figlio di Israele che ha posseduto la Terra senza mai entravi di persona. Mosè, infatti, dopo aver guidato per quarant’anni gli schiavi liberati dall’Egitto attraverso il deserto, alla vigilia di iniziare la conquista della Terra, riceve da Dio questo invito:

Dt 32, 48 «In quello stesso giorno JHWH disse a Mosè: 49 «Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io do in possesso agli Israeliti. 50 Tu morirai sul monte sul quale stai per salire e sarai riunito ai tuoi antenati […] 52 Tu vedrai il paese davanti a te, ma là, nel paese che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai!».

Mosè, quindi, dalla vetta del Nebo può “contemplare” tutto il paese di Canaan che Dio ha assegnato al suo popolo. Vede tutta la vallata del Giordano, dalle alte cime innevate del Libano e più giù il Mare di Galilea e poi fino al mar Morto. Vede i monti sui quali sarà edificata la Città Santa, vede le coste bagnate dal mare, e i torrenti che vi si gettano. Per lui l’obiettivo è raggiunto. La Terra è lì. Attende solo di essere abitata. Ma è un compito che spetterà a Giosuè, il suo successore che egli ha preparato a governare debitamente questo splendido evento.

Mosè in quel momento “possiede nel suo cuore” la terra della Promessa… e mai la perderà.

Alla Quercia di More e a Bet-el, due santuari cananei, Abramo costruisce due altari. Due luoghi in cui adorare e invocare il Dio che gli aveva parlato e poi si era mostrato. È l’inizio della nuova religione fondata sulla Rivelazione “canonica” di Dio.

Parliamo di “rivelazione canonica” per distinguerla dalla rivelazione naturale o cosmica, quella che Dio, in differenti modi, tempi e luoghi, ha comunicato a tutti gli uomini vissuti su questo pianeta.

Alla pari di ognuno di noi, come ben si può notare, Abramo è chiamato ad accettare di sopportare molte fatiche e a essere pronto a compiere molta strada per giungere a conoscere qualcosa del Dio che lo ha messo in cammino.

Questo c’è allora da chiarire, anzitutto a se stessi: il cammino, cominciato da Abramo uscendo da Ur dei caldei, è il primo tratto di un percorso lunghissimo che troverà il suo compimento negli eventi della Pasqua di Risurrezione. Il camminare di Abramo è, pertanto, un chiaro segno e quindi una vera anticipazione destinata a insegnare a tutti i credenti a percorrere fiduciosi ed entusiasti il cammino che traghetta dalla Promessa della Terra alla Promessa della Risurrezione.