Lettura 51 Gen 1-11 Una ripresa sintetica
Abbiamo iniziato il nostro cammino di lettura della Genesi mostrando che la prima parola proposta dal testo della Rivelazione non è “Creazione”, ma è “Generazione”. Lo si è dedotto da una verità per noi fondamentale: il nostro Dio vive di una profonda relazione con il Figlio che ha generato. Una relazione così viva da dare vita a una Terza Persona, lo Spirito Santo.
Abbiamo poi visto che le immagini, che presentano il Creatore come un antico vegliardo, non reggono all’indagine scritturistica perché la creazione è opera trinitaria. Per capire questa affermazione correttamente, è indispensabile tenere ben presente che la comprensione di ogni testo biblico non può mai limitarsi alla lettura del singolo libro, capitolo o versetto che si sta leggendo. Al contrario, deve sempre spaziare sui contenuti presenti nell’intera Bibbia. Ormai, questa affermazione è condivisa dai vari grandi commentatori.
Seguendo questa linea interpretativa, abbiamo rilevato che la comprensione di Dio come Creatore matura molto tardi nel percorso di Israele. Nel “Piccolo Credo Storico” di Giosuè 24 si vede chiaramente come ancora ai tempi della Monarchia, pur senza presentarsi incompatibile col pensiero successivo, l’idea di un Dio Creatore è in pratica è del tutto assente in quel testo. Per realizzarla, era del tutto necessario che Israele passasse dallo “Enoteismo” al “Monoteismo“. Qui, enoteismo significa ritenere che le divinità esistenti sono infinite ma unico è il Dio che si comporta come difensore. Per questo, molte sono le divinità ma una sola è degna di considerazione. Si è visto che questa scoperta o “Rivelazione”, matura nella coscienza degli ebrei nel corso dell’esilio babilonese. Cos’, a partire dal profeta Ezechiele, gli ebrei si rendono conto che JHWH è Dio anche di Babilonia. E allora gli altri dèi cosa sono? Nulla! Solo flatus vocis (Lettura 4).
In tal modo, esaminando brevemente le mitologie mesopotamiche (Gilgamesh, Atrahasis e altre), via via si è visto che i vari redattori del nostro testo sono giunti a demitologizzato quelle mitologie. Le hanno trasformate in racconti umani.
Ora, l’umanizzare i racconti comportava il far passare quelle storie dalla sfera del divino a quella dell’umano. Oppure, detto in un altro modo, gli ebrei erano giunti a comprendere che quelle storie descrivevano il rapporto che i vari uomini avevano con JHWH. Di conseguenza, gli ebrei considerano le cosiddette mitologie semplicemente come miti. Va, comunque, precisato che i miti non sono storia, ma metastoria. Essi, infatti, cercano di chiarire quanto accade all’uomo di ieri, di oggi e di domani. Questo genere letterario lo abbiamo denominato “Eziologia Metastorica” (Lettura 6; Nota esegetica 4).
Come primo testo troviamo la solenne Liturgia della Creazione. Dà vita alla prima settimana e approda alla benedizione del settimo giorno, quando Dio si ferma a contemplare tutte le realtà realizzate nei sei giorni precedenti. Tutte le opere create vengono all’esistenza attraverso eventi di “Parola” (vale a dire: a buon intenditor…). I giorni della creazione sono sei, le opere sono però otto, perché nel terzo e nel sesto giorno sono create due opere.
Il vertice di tutta la creazione è l’uomo. Creato maschio e femmina a immagine di Dio. Se il Dio Trinitario vive di una profonda relazione affettiva, anche l’uomo creato a sua immagine non può vivere senza relazioni affettive. Ogni idea di maschilismo e femminismo sono fuori discussione (Letture 11-17).
Separato dalla prima genealogia / toledot, troviamo il secondo racconto della creazione.
Se nel primo racconto il vertice della creazione è l’uomo, nel secondo (2,4-ss) esso è la condizione perché la terra sia bella. Infatti la terra senza l’uomo era brulla, desolata «perché nessuno aveva scavato i canali per fare salire l’acqua», così Dio, come un artigiano, costruisce l’uomo dal fango, gli insuffla il suo Spirito e lo pone nel Giardino di Eden perché avesse un modello per rendere la terra bella e “casa per l’uomo”. Ma l’uomo nel Giardino è solo, gli manca la relazione di cui si è detto, e non bastano tutti gli animali di cui egli diventa signore: gli occorre un aiuto simile. E Dio gli fa la donna. Quando Adamo la vede esplode il primo canto d’amore della storia. Tutto bello, tutto delizioso, ma sappiamo come la storia è finita grazie al sospetto suscitato dal Serpente. Così Dio è costretto ad allontanarli dal Giardino perché non combinino altri guai, ma prima cuce per loro delle tuniche di pelle per proteggerli dalle intemperie. La tenerezza di Dio continua a custodirli (Letture 18-30).
Se la tradizione Sacerdotale P che ha redatto il racconto della Settimana della Creazione è tesa ad ammirare la bellezza del Creato, la tradizione Jahwista cerca di spiegare perché oggi l’uomo debba faticare duramente per procurarsi il cibo e la donna debba subire dolori atroci per mettere al mondo un figlio. E trova la risposta in un difetto della libertà dell’uomo che non si è fidato di Dio. E così il peccato ha fatto la sua comparsa nel mondo. E ripetiamo ancora una volta: questo redattore non racconta ciò che è accaduto nei primi tempi del mondo, ma costruisce un racconto mitico che spieghi l’oggi di ogni tempo.
Il peccato entrato nel mondo fa subito la prima vittima.
Insieme alla meraviglia per la nascita del primo figlio dobbiamo registrare anche il primo omicidio. Esattamente un fratricidio. È anche il primo segno di lotta tra pastori, tendenzialmente nomadi e agricoltori, necessariamente sedentari. Ancora una volta la tenerezza di Dio provvede a segnare la fronte di Caino in modo che nessuno osi fargli del male. E proprio da Caino e dalla sua generazione/toledot abbiamo la nascita delle prime forme di civiltà: costruzione di città, estrazione del ferro e sua lavorazione.
Ma la benedizione originaria e la tenerezza di Dio si mostrano anche con la nascita di un terzo figlio, Set, “a immagine e somiglianza di Adamo”, perciò anche Set è immagine e somiglianza di Dio. E questo dice che malgrado tutto la vita continua. Ma il redattore sta parlano di ieri o dell’oggi? (Letture 31-35).
Dieci generazioni /toledot da Adamo a Noè separano questi racconti primordiali da quelli successivi che riguardano il Diluvio (Lettura 36).
Il Diluvio Universale (6,1-9,19), è preceduto da un’ulteriore diffusione del male che vede addirittura i Figli di Dio (angeli decaduti) unirsi con le figlie degli uomini e mettere al mondo i giganti che poi si distruggeranno tra di loro. Il tema del Diluvio non poteva essere un elemento trascurato dai nostri redattori perché a quei tempi, come anche fino a gran parte del secolo scorso, si riteneva che fosse stato un evento reale. Però la nostra tradizione lo traspone dal mondo intradivino – gli dèi ossessionati dal chiasso prodotto dagli uomini, come racconta il mito di Atrahasis – lo traspone nel mondo dell’uomo: l’eccesso di male compiuto dagli uomini. Se è così è un problema che riguarda anche l’oggi. Ma, ancora una volta, la presenza di un Giusto e la tenerezza di Dio entrano in azione per salvare la Creazione. Già, perché Dio, da sempre, è in azione per salvare ciò che ha creato. E così il progetto di Dio e l’obbedienza silenziosa di Noè, permettono di superare il Diluvio e agli uomini ed animali di ripopolare la terra. Con una promessa da parte di Dio: “Non ci sarà più un Diluvio perché il cuore dell’uomo è quello che è“. Con un grandioso segno nel cielo: l’Arcobaleno segno della Alleanza Noachica (Letture 37-46).
Non che la nuova umanità abbia capito la lezione e sia diventata migliore, perché subito uno dei figli dello stesso Noè compie un atto scandaloso verso il padre. E così abbiamo una generazione di maledetti: i discendenti di Cam. Ancora una volta spiegazione dell’oggi perché questi discendenti sono i nemici di Israele.
Un’altra genealogia / toledot (10,1-32 ) permette di costruire la “Tavola dei Popoli” per un totale di settanta. I quali ricevono il comando di disperdersi su tutta la terra per dare vita a nuovi popoli, lingue e culture. Ma c’è chi non è d’accordo e vuole costruire un Impero che governi tutto il modo, anzi, tutto l’universo perché vuole costruire una torre che buchi il cielo. Una sfida a Dio. Il Quale provvede, ancora una volta a salvaguardare il suo progetto originario producendo tra i costruttori la provvidenziale “confusione delle lingue“. Tutti si disperdono e la terra viene nuovamente popolata (Lettura 49).
La sezione si chiude con un’altra genealogia / toledot che separa la nostra Eziologia Metastorica, dai racconti Storici o Protostorici dei Patriarchi, portandoci da Noè ad Abramo.