Lettura 50 Mc 7,14-23 Problemi legati al cibo
Mc 7,14 E chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: 15 non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro; sono invece le cose che escono dall’uomo che rendono impuro l’uomo». 16 [Se qualcuno ha orecchi per ascoltare ascolti] 17 E quando fu entrato in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola. 18 E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, 19 perché non gli entra nel suo cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così puri tutti gli alimenti.
20 Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, quello sì rende impuro l’uomo. 21 Infatti dal di dentro, dal cuore degli uomini escono i pensieri malvagi: fornicazioni, furti, omicidi, 22 adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, diffamazione, superbia, stoltezza. 23 Tutte queste cose malvagie vengono fuori dal di dentro e rendono impuro l’uomo».
Nella lettura precedente Gesù pone una radicale differenza tra il comandamento di Dio, cioè la Legge e la “vostra tradizione”.
In questo brano troviamo un’affermazione inaudita: Gesù mostra di avere un’autorità, un’exousia che gli permette di decidere anche a riguardo della Legge, annullando la distinzione tra cibi puri e cibi impuri.
Infatti le norme di purità legale sono raccolte nel libro del Levitico dal capitolo 11 al 15 e fanno parte di quel gruppo di libri che gli ebrei chiamano Torah, Legge, quindi libri che il Signore avrebbe dato a Mosè sul Sinai.
Dal punto di vista esegetico, non siamo in grado di dire quali libri o parti di essi siano di origine sinaitica e quanti siano successivi e letterariamente riportati al Sinai per evidenziarne l’importanza.
Così, in questi versetti dichiara puri tutti i cibi andando contro il Levitico.
In questo modo Gesù riporta la dieta alimentare alle origini che tuttavia la definiscono in due momenti.
Il primo quando ancora l’uomo è nel Giardino di Eden dopo che il Signore ha completato la creazione e rivolto ad Adamo ed Eva dice:
Gn 1,29 «Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30 A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne».
Secondo questo comando l’uomo dovrebbe essere vegetariano perché gli animali sono esclusi dalla dieta.
Però dopo il Diluvio universale, quando Dio stabilisce con Noè una prima Alleanza, chiamata appunto “noachica”, la quale ha come segno cosmico l’arcobaleno, la dieta viene allargata, perché Dio dice tra l’altro:
Gen 9:1 «Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. 2 Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. 3 Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. 4 Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue».
Attenzione però che, se Gesù allarga il regime alimentare, non azzera il tema dell’impurità, ma ne cambia l’origine: non i cibi, ma il cuore dell’uomo, cioè le intenzioni, i pensieri diventano il possibile luogo di impurità.
Non a caso l’elenco dei vizi vv 21ss. inizia con i pensieri malvagi, perché l’inizio di ogni azioni si forma nella mente, diventa desiderio che poi si traduce in gesti. Sono quelle azioni che il catechismo chiama “vizi” il che indica che determinati comportamenti sono diventate abitudini. L’abitudine è di grande aiuto quando si tratta di un comportamento buono, perché uno non deve stare lì di volta in volta a decidere se fare o non fare quell’azione, ma essa viene realizzata senza neanche pensarci, che così quell’atteggiamento diventa virtù.
E questo forse ci aiuta a comprendere come i vizi siano difficile da eliminare.
In definitiva, se prima l’uomo doveva stare a guardare la dieta, adesso, con lo spostamento dell’oggetto dell’impurità, l’uomo deve tenere guardare il suo cuore.
I nostri vecchi parlavano di “esame di coscienza”.
Appendice
Gesù e la Legge.
Poiché questo tema è alquanto complesso riportiamo un commento di Bruno Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella, p103.
A proposito del comportamento di Gesù nei riguardi della legge e della tradizione giudaica, l’indagine storica offre una triplice risposta.
Secondo alcuni Gesù sarebbe stato un conservatore che non aggiunse nulla di nuovo alla legge antico-testamentaria ma, anzi, richiamò alla sua osservanza, distinguendo però ciò che è fondamentale e ciò che è accessorio.
Per altri invece Gesù sarebbe stato un rivoluzionario, annunciatore di una nuova morale non più legata alla legge e alla tradizione giudaica.
Per altri, infine, Gesù non sarebbe stato né un conservatore né un rivoluzionario, ma avrebbe assunto nei confronti della legge un comportamento critico: non la rifiutò in blocco ma neppure la accettò; intese portarla a compimento.
Tali divergenze nelle interpretazioni del comportamento di Gesù nei confronti della legge e della tradizione trovano il loro fondamento nella situazione stessa dei testi, alcuni dei quali sembrano indicare una osservanza scrupolosa della legge e altri sembrano indicare un suo superamento.
Il fatto è che questi testi, oltre che trovare una loro giustificazione nel comportamento di Gesù, risentono delle situazioni diverse delle comunità cristiane che li hanno ricordati e delle sensibilità dei singoli evangelisti.