Lettura 48 Mc 6,45-56 Coraggio. Egò eimì / Io sono
Mc 6,45 «E subito costrinse i suoi discepoli a montare nella barca e precederlo all’altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato / apolùei la folla. 46 Appena li ebbe salutati / apotaxamenos (Cei congedati), salì sul monte a pregare. 47 Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. 48 Vedendoli tormentati nel remare, poiché il vento era loro contrario, verso la quarta veglia della notte (dalle tre alle sei del mattino) andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. 49 Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma», e gridarono forte, 50 perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: «Coraggio, Io sono / Egò eimì, non temete!». 51 Quindi salì con loro nella barca e il vento cessò. Ed erano grandemente fuori di sé, 52 perché non avevano compreso il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.
53 Compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genèsaret. 54 Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, 55 e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si trovasse. 56 E dovunque entrava, in villaggi o città o borgate, ponevano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano erano salvati /esōzonto (Cei: guarivano)».
Non dobbiamo perdere di vista che il titolo di questa sezione è “L’identità di Gesù” oppure: “Chi è Gesù“.
Ora, la camminata sulle acque in tempesta, il forte vento contrario che durante tutta la notte ha impedito ai discepoli di attraversare il mare e la calma piatta, seguente alla salita a bordo di Gesù, costituiscono un racconto rivelativo perché solo Dio può fare quelle cose.
Inoltre questi eventi sono illuminati dalle “sconcertanti” parole di Gesù che al v 50 dice: «Coraggio, IO SONO… » che in greco è: “Egò eimì“, cioè il modo con cui la Bibbia LXX traduce il significato del nome di Dio: “JHWH”. Di questo abbiamo trattato approfonditamente nelle letture 16 e 17 del libro di Esodo.
Dobbiamo anche segnalare che questa dichiarazione “IO SONO /egò eimì”, è largamente usata nel Vangelo di Giovanni, appunto, con intento rivelativo.
E il versetto successivo dicendo: «Ed erano grandemente fuori di sé» lascia in dubbio se ciò dipendesse dalla cessazione dei fenomeni atmosferici o dalla rivelazione di quel nome o di entrambi. Certo è che fino a quel momento pur avendogli pedalato dietro già da un bel po’, non avevano ancora capito chi fosse il loro Maestro.
Ad ogni modo la barca approda in una località diversa da quella prevista: non Betsaida, ma Genèsaret; e più avanti ne dovremo elaborarne il senso.
Comunque, ancora una volta, la ricerca di un luogo solitario per stare a tu per tu con il Maestro, iniziata già in Mc 6,30 al ritorno della missione, fallisce perché, sceso a terra, Gesù è subito riconosciuto dalla folla che arriva da tutte le parti.
E, ancora una volta, Gesù privilegia il rapporto di servizio alla gente a quello con i discepoli. Proprio perché lui è il “Pastore escatologico”, che si è commosso di un amore viscerale a vedere questo popolo che è «come un gregge senza pastore» 6,34.
L’ultima parte è una sorta di sommario che chiude questa breve sottosezione, ma il versetto 56 dovrebbe fare riflettere perché in esso non si parla di guarigioni semplicemente, ma salvezza / esōzonto. Allora saremmo di fronte ancora alla figura della “fede che salva” di cui abbiamo trattato nell’episodio dell’emorroissa alla lettura 38.
La salvezza implica un di più rispetto alla semplice guarigione: uno può guarire, ma non essere salvato.
La salvezza, secondo i vangeli esprime l’essere venuti alla fede.
Il che significa che Gesù non è riconosciuto come un semplice medico, ma come “IO SONO”…