Lettura 48 Gen 10,1-32 I discendenti di Noè
La triade dei figli di Noè era già stata menzionata in Gen 5,32; 6,10;7,13; 9,18, segno che per il nostro redattore e per la cultura del tempo, questo inizio della Nuova Umanità era particolarmente importante.
Al versetto 18 troviamo il verbo “disperdere” che avevamo già incontrato in 9,19 e ritroveremo in 11,4.8.9 e indica il movimento di ripopolazione della terra.
Anticipiamo subito che alcuni nomi sono anche denominazioni di paesi o nazioni, segno che quel discendente è stato il fondatore di quel popolo (tra parentesi il nome più noto). Inoltre per diversi nomi non è individuabile il popolo o la località di riferimento; alcuni potrebbero essere nomi di tribù che si sono estinte delle quali la tradizione, prima orale e poi scritta, ne ha conservato traccia.
Manteniamo separate le genealogie di Sem, Cam, Iafet e relativi commenti, per cercare di limitare il senso di confusione prodotta da questi elenchi.
Gen 10:1 «Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio».
=> I figli di Iafet
2 «I figli di Iafet: Gòmer, Magog, Madai (Media), Iavan (Ioni), Tubal, Mèsech e Tiras.
3 I figli di Gòmer: Askenaz (Sciti), Rifat e Togarma.
4 I figli di Iavan: Elisha (Cipro), Tarshish, Kittim e Donaniti (Rodi).
5 Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni».
I quattordici discendenti di Iafet si diffusero in varie regioni dell’Asia Minore, corrispondente grosso modo all’attuale Turchia e in nelle isole greche di cui conosciamo Cipro e Rodi. La citazione di Tarsis, così importante nel libro di Giona (vedi archivio), indica per gli ebrei un luogo molto lontano che potrebbe trovarsi al di là delle Colonne d’Ercole (Gibilterra), addirittura un non-luogo. Non dobbiamo perdere di vista che gli ebrei non sono mai stati navigatori perché le coste d’Israele erano occupate dai Fenici, formidabili marinai che avevano scali lungo tutto il Mediterraneo.
Il v 5 dice “ciascuno secondo la propria lingua” e questa è un’anticipazione della “dispersione” causata dalla costruzione della Torre di Babele e dalla confusione (?) delle lingue che troveremo nel capitolo successivo.
=> I figli di Cam
6 «I figli di Cam: Cush (Alto Nilo – Etiopia), Mizraim (Egitto), Put (Libia)e Canaan.
7 I figli di Cush: Seba, Avìla, Sabta, Raamà e Sàbteca.
I figli di Raamà: Saba e Dedan.
8 Ora Cush generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra.
9 Egli era valente nella caccia davanti a JHWH, perciò si dice: «Come Nimrod, valente cacciatore davanti a JHWH». 10 L’inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar. 11 Da quella terra si portò ad Assiria e costruì Ninive, Recobot-Ir e Càlach 12 e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.
13 Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, 14 Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei e Cretesi.
15 Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet 16 e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo, 17 l’Eveo, l’Archita e il Sineo, 18 l’Arvadita, il Semarita e l’Amatita. In seguito si dispersero (pus) le famiglie dei Cananei. 19 Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa. 20 Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli».
I trenta discendenti di Cam, dei tre i più numerosi, portano nomi che talvolta si ritrovano nella Bibbia, ma il redattore mette in evidenza Nimrod che ritiene fondatore delle grandi città della Mesopotamia e del primo Impero della storia; un’affermazione di grande valenza teologica perché radicalmente opposta alle mitologie di quella terra, che riteneva le loro città fondate dagli dèi. Quindi, non Marduk ha fondato… ma Nimrod: un uomo.
Ancora una volta la Bibbia, tenuto conto delle conseguenze negative di cui queste città sono state causa, distingue nettamente ciò che è divino da ciò che specificamente umano. Probabilmente il nostro redattore non nutriva una visione positiva verso le città visto che aveva già attribuito a Caino o ad Enoch la fondazione della prima città:
Gen 4,17 «Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio».
I nomi più noti, che si incontrano frequentemente nella Bibbia sono i discendenti di Canaan, che genericamente saranno chiamati “cananei”, un insieme di popoli, oggi diremmo culture, che abitavano la Palestina prima dell’arrivo degli ebrei.
Proprio l’elenco di discendenti di Cam ci porta a dire che la ripartizione dei popoli fra i tre figli di Noè è di carattere ideologico, perché a fronte di Cam sono enumerati tutti i nemici che Israele ha affrontato nella sua storia.
=> I figli di Sem
21 «Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Iafet, nacque una discendenza.
22 I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsad, Lud (Lidia) e Aram (Siria – Libano).
23 I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.
24 Arpacsad generò Selach e Selach generò Eber. 25 A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.
26 Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach, 27 Adòcam, Uzal, Dikla, 28 Obal, Abimaèl, Saba, 29 Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan; 30 la loro dimora era sulle montagne dell’oriente, da Mesa in direzione di Sefar.
31 Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, territori, secondo i loro popoli.
Questi discendenti sono stati lasciati per ultimi perché più importanti. Si tratta di popoli di cultura molto simile a quella ebraica, che parlavano linguaggi derivati da un ceppo linguistico originario. L’elenco è alquanto dettagliato, ma di alcune etnie si è persa ogni traccia.
Ciò che conta di più è la linea: Sem => Arpacsad => Selach => Eber (Heber), perché da lui prenderà nome il popolo degli Ebrei. Ritroveremo Eber quando si parlerà dei progenitori di Abramo.
=> Conclusione
32 «Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio».
In totale si hanno i nomi di settanta popoli: 14 figli di Iafet, 30 figli di Cam e 26 figli di Sem. Questi 70 popoli si sono dispersi sulla faccia della terra, a testimonianza della benedizione divina, che si dirama in tre direttrici positive: la diversificazione etnica e politica, la differenziazione linguistica e culturale, la distribuzione della terra tra molti popoli.
La domanda che ci poniamo è: qual è il senso di tutto questo elenco di settanta popoli?
Anzitutto il numero settanta esprime simbolicamente dieci volte la totalità: 10×7=70.
Inoltre viene mostrato che la Nuova Umanità pur con tutti i limiti che abbiamo visto, il peccato di Cam, la maledizione Canaan, e la rassegnazione di Dio a riguardo del cuore dell’uomo:
Gen 8,21 «JHWH […] e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza…»,
tutto questo, non è riuscito a vanificare la benedizione di JHWH verso le otto persone scampate al diluvio:
Gen 9,1 «Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra».
Non dobbiamo perdere di vista che alla fine di ogni gruppo di discendenti viene ripetuto il medesimo ritornello: «Questi furono i figli di xxx secondo le loro famiglie e le loro lingue, territori, secondo i loro popoli».
Ripetuto tre volte significa che esso è molto importante.
Allora possiamo affermare che la Nuova Umanità pensata da Dio prevede una moltitudine di popoli, ciascuno con la sua lingua e di conseguenza con la propria cultura e ciascuno con la sua terra.
Se è così possiamo dire che, secondo questo testo, Dio vuole un’umanità unita e insieme differenziata: una fratellanza legata alla specifica identità di ciascun popolo.