Lettura 47 Gen 9,20-28 I figli di Noè, la maledizione di Cam

Gen 9,18 «I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Canaan. 19 Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.

20 E Noè, uomo della terra (agricoltore), piantò una vigna. 21 Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque nudo dentro la sua tenda. 22 Cam, padre di Canaan, vide il padre nudo e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. 23 Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono la nudità del padre. Avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre nudo.

24 Quando Noè si fu risvegliato dall’ubriacatura, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; 25 allora disse:

«Sia maledetto Canaan! / Sia schiavo degli schiavi / per i suoi fratelli!».

26 Disse poi: «Benedetto il Signore, Dio di Sem, / Canaan sia suo schiavo!

27 JHWH estenda Iafet / e dimori (JHWH) fra le tende di Sem, / Canaan sia suo schiavo!».

28 Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni. 29 L’intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì».

I primi due versetti, dividono questa sezione dalla precedente e costituiscono un’anticipazione del capitolo 10 in cui sarà riportata la formazione di tutti i popoli a partire dai tre figli di Noè.

Il tema della vigna

Anche un semplice rapida occhiata al brano rivela che la scenografia è cambiata. Non siamo più in una terra da poco uscita da un tremendo alluvione, esattamente il diluvio, ma in una terra coltivata. Potremmo definirla una terra molto ricca perché se ci si concede di coltivare una vigna, che dà frutti non fondamentali per il sostentamento, vuol dire che l’autore di questo brano non pensa più alla realtà postdiluviana, ma ad un mondo alquanto sviluppato.

Siamo anche passati alla tradizione Jahwista J, tant’è che Dio è chiamato JHWH e non più Elohim come nei testi precedenti.

Se la vigna è il prodotto più pregiato del suolo dobbiamo richiamare le scansioni a riguardo del suolo stesso.

1- Nel sesto giorno della creazione la terra è chiamata ad essere feconda:

Gen 1,24 «Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: 25 Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona».

2- Il peccato del Giardino aveva avuto come conseguenza la fatica per ottenere i prodotti del suolo perché là esso era stato maledetto:

Gen 3,17 «All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, / maledetto sia il suolo per causa tua!».

3- Anche il fratricidio di Abele per mano di Caino aveva compromesso i frutti del suolo:

Gn4,10 «JHWH riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».

4 – La profezia di Lamech, padre di Noè, anticipa il ripristino della fecondità del suolo:

Gen 5,28 «Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio 29 e lo chiamò Noè, dicendo: «Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto».

La giustizia di Noè di cui abbiamo parlato più volte nelle precedenti letture, restituisce al suolo la sua fecondità, originaria, la benedizione della creazione, tanto da renderlo capace di produrre la vite che nella Bibbia è indice di pace e prosperità.

I racconti mesopotamici del Diluvio vedevano il costruttore dell’arca, il traghettatore verso il mondo nuovo, guadagnare l’immortalità, ma la concretezza biblica, il valore che l’uomo biblico attribuisce alle cose di quaggiù, non porta Noè verso i cieli infiniti, ma lo rende capace di essere un agricoltore come mai ce ne furono prima.

Il conflitto con Canaan

Però questa vigna diventa la causa indiretta di un conflitto insanabile.

Infatti il suo frutto e il vino da esso derivato, diventano l’occasione per la prima “sbronza” della storia, i cui effetti furono la perdita di coscienza di Noè e il suo denudarsi inconsapevole.

Certamente il differente comportamento dei fratelli ci lascia perplessi. Gente che viveva ancora nelle tende non poteva avere le condizioni di riservatezza che abbiamo nelle nostre case, né ci sembra che vedere il proprio padre nudo sia una cosa così grave. Tuttavia la tradizione ritiene che lo fosse, per cui da questo fatto nasce un conflitto fra i tre fratelli.

Però…

Però vi sono interpretazioni, soprattutto ebraiche, ma non solo, che sostengano altre soluzioni.

Nella Bibbia “vedere la nudità altrui” sarebbe una metafora per affermare un’attività sessuale e se è così, ne segue che ciò che ha fatto Cam nei confronti del padre è stato un rapporto sessuale del quale non ci interessa specificare oltre e comunque di tipo omosessuale.

Altre letture sostengono la castrazione del padre, eventi presenti in diverse mitologie e riti orientali e occidentali, con il fine di non dividere ulteriormente l’eredità o per ragioni rituali. Ciò troverebbe conferma in due conseguenze:

a- dopo il fattaccio Noè non generò altri figli

b- la maledizione non riguarda lo stesso Cam, ma suo figlio Canaan, dato che Noè non ha più potuto averne.

Riteniamo che non abbia molto senso spaccarci la testa per capire cosa effettivamente sia successo perché questa, tanto per cambiare, è ancora un’eziologia metastorica. Vale a dire equivale a una ricerca di spiegazione delle origini che, come tale, deve servire a spiegare l’oggi, non tanto il passato.

Il fatto storico da cui parte tutto, è il trauma che subirono i primi ebrei arrivati in terra di Canaan vedendo le attività sessuali praticate dai cananei: incesti di ogni genere, omosessualità alla grande, prostituzioni di ogni tipo compresa la prostituzione sacra, in breve un uso forsennato e senza limiti della sessualità.

Allora nasce la domanda: come mai questi comportamenti?

Risposta: perché sin dall’inizio il loro progenitore, Cam, si è comportato così.

Ma la maledizione riguarda non Cam, ma il figlio Canaan, vale dire i cananei. È un procedimento rovesciato: dai cananei a Canaan. Tant’è vero che gli altri figli di Cam non vengono maledetti.

Questa maledizione è particolarmente grave ed importante perché è la seconda rivolta ad un essere umano e la quarta nel libro di Genesi.

La prima maledizione aveva riguardato il serpente:

Gen 3,14 «Allora il Signore Dio disse al serpente:

«Poiché tu hai fatto questo, / sii tu maledetto più di tutto il bestiame /

e più di tutte le bestie selvatiche; / sul tuo ventre camminerai

e polvere mangerai / per tutti i giorni della tua vita».

La seconda ha riguardato il suolo:

Gen 3,17 «All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,/ maledetto sia il suolo per causa tua!

Con dolore ne trarrai il cibo / per tutti i giorni della tua vita».

La terza riguarda Caino:

Gen 4,10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello…»

Un particolare va, comunque, qui precisato con una certa cura.

Sconcerta il constatare che la prima parola pronunciata da Noè in tutto il racconto del diluvio sia una maledizione. Da una parte il dato finisce senz’altro per rafforzare ulteriormente la denuncia della gravità del fatto avvenuto.

D’altra parte va però aggiunto che questa maledizione è alquanto attenuata da tre successive benedizioni: una rivolta a Dio e le altre due a Sem e Iafet.

In questo brano appare per la prima volta il genitivo “Dio di…” un’espressione che apparirà molte volte nella Bibbia. Qui è: “Dio di Sem“, poi troveremo “Dio di Abramo“, “Dio di Isacco“, “Dio di Giacobbe” un modo molto concreto per mostrare che il nostro Dio non è un Dio che si isola e vive egoisticamente la sua fortuna senza interessarsi di altri. Lui è sempre “Dio di qualcuno”.

Pertanto, il testo della Genesi ruota attorno a una visione di Dio molto precisa. Il Dio della Genesi è un Dio che, per il fatto di essere nella realtà profonda di se stesso essenzialmente relazione, è un Dio che vive nella relazione e incessantemente la cerca e la crea.

Lo sviluppo ultimo, e anche definitivo, di questa visione di Dio è Gesù a proporla. Attraverso Lui all’intera umanità è rivelato che dall’eternità la relazione che Dio è e vive sussiste come legame d’amore fra tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.