Lettura 44 Gen 8,15-22 L’uscita dall’arca

Gen 8,15 «Dio ordinò a Noè: 16 «Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. 17 Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa».

18 Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. 19 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca.

20 Allora Noè edificò un altare a JHWH; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti / holah sull’altare. 21 JHWH ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

22 Finché durerà la terra, / seme e messe, / freddo e caldo, / estate e inverno, / giorno e notte / non cesseranno».

Dio aveva seguito passo passo la costruzione dell’arca, aveva provveduto a fare arrivare tutti gli animali da ospitare all’interno, infine aveva chiuso l’arca dall’esterno (7,16). Adesso che il diluvio è cessato e la terra si è prosciugata, ordina a Noè di uscire all’aperto con tutti gli animali destinando a tutti l’auspicio che già aveva proclamato nei giorni della creazione: «crescete e moltiplicatevi sulla terra».

Noè, al solito, ubbidisce, però questa volta compie un gesto che non gli è stato comandato, ma viene dal profondo del cuore: costruisce un altare e compie sacrifici nella forma dell’olocausto, cioè vittime interamente consumate dal fuoco.

È la seconda volta che in Genesi incontriamo un gesto del genere. La prima volta era stato compiuto da Abele (4,4), ma in quel caso non c’è stata nessuna descrizione a riguardo delle modalità del sacrificio.

Invece nel nostro caso abbiamo una narrazione alquanto dettagliata che, guarda caso, corrisponde a quanto prescrive il libro del Levitico: costruisce un altare e brucia su di essi diversi animali, ovviamente tutti puri. Gli immondi non possono essere oggetto di sacrificio.

Però il Levitico è un libro che, secondo la tradizione, sarebbe stato scritto da Mosè sul Sinai, ma il metodo storico critico ha mostrato che questo libro è l’insieme di diversi documenti o tradizioni che sono state raccolte nel corso del tempo; la stesura definitiva risalirebbe all’Esilio o al Post-Esilio. Il Levitico rifletterebbe con precisione puntigliosa le modalità con cui venivano celebrate le liturgie nel Tempio di Gerusalemme.

Noi possiamo affermare che già l’uomo dell’età della pietra compiva sacrifici e non aveva alcun bisogno di libri che gli dicessero come eseguirli… anche perché prima avrebbe dovuto imparare a scrivere!

Di conseguenza possiamo dire che anche Noè compie un olocausto a prescindere dal libro del Levitico. Infatti abbiamo detto che il diluvio è avvenuto nell’anno 1657 dalla creazione del mondo, mentre il Levitico, ammesso che sia stato compilato da Mosè, avrebbe visto la luce nel 2448, cioè quasi 800 anni dopo.

Tutto questo per dire nuovamente che Genesi dipende da Esodo e di conseguenza anche dal Levitico.

Ricordiamo ancora una volta che questa parte di Genesi è un’eziologia metastorica: non è storia, ma è un racconto mitico (non mitologico) che cerca di spiegare l’oggi del lettore: compreso il nostro oggi.

Allora è in questa direzione che anche noi dobbiamo scavare.

Perché Noè compie un sacrificio?

Non possiamo saper cosa pensasse Noè, ma possiamo applicare il senso dei sacrifici, in generale, alla sua situazione.

Noè uscito dall’arca in obbedienza a Dio, si rende conto di non essere stato un salvatore, ma di essere stato salvato. Lui ha compreso benissimo come la sua costruzione è riuscita ad attraversare tutte le tempeste del diluvio, non tanto per la solidità della struttura, ma per più di un miracolo.

Allora per lui diventa importante ringraziare Dio che l’ha voluto conservare in vita. Egli è convinto che la sua vita ormai appartiene a Dio e a Lui la vuole dedicare. Ovviamente non consegna la sua vita a Dio attraverso un suicidio, che sarebbe assurdo, ma la consegna nella forma del simbolo costituito dal sacrificio degli animali.

Il sacrificio prevede il dissanguamento degli animali e lo spargimento del loro sangue – che per quella cultura è la vita stessa – sopra e intorno all’altare. Dopo di ciò, acceso il fuoco sopra l’altare, che a ben vedere è un grande braciere, gli animali vengono interamente bruciati e consumati dalle fiamme.

Ora il nostro termine “olocausto” deriva dal geco: olos = tutto e kaustos = brucio, ma ciò non corrisponde alla concezione ebraica perché l’ebraico “holah” ha in sé la radice del verbo salire = halah, per cui l’idea ebraica è di fare salire l’offerta a Dio attraverso il fuoco, il cui fumo e profumo va verso il cielo dove abita Dio.

Se il fumo e il profumo è gradito a Dio significa che Dio ha accettato il sacrificio di buon grado.

E lo capiamo anche dai versetti successivi 21 e 22.

«21 JHWH ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. 22 Finché durerà la terra, / seme e messe, / freddo e caldo, / estate e inverno, / giorno e notte / non cesseranno».

Però in Gen 6 avevamo letto:

Gn6,13 «Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni carne (Cei: uomo), perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò (šahat) insieme con la terra. 14 Fa per te un’arca / tebach dilegno…»

C’è da restare allibiti!

La ragione per cui Dio ha provocato il diluvio è la stessa per cui non lo manderà più: il cuore dell’uomo è immutabile: sempre orientato alla violenza e di conseguenza nessun diluvio riuscirà a cambiarlo.

Oppure…

Oppure il sacrificio di Noè è riuscito a cambiare il cuore di Dio, le sue intenzioni, verso l’umanità.

Dio si rende conto che la nuova umanità non è diversa dalla precedente, ma decide di voltare pagina: non ci sarà mai più un altro diluvio o un flagello che distrugga tutto.

E possiamo aggiungere “perché Dio ha incontrato un uomo giusto“.

Un midrash,(racconto rabbinico) dice: “come il forcone riesce a spostare il fieno da un posto all’altro, allo stesso modo la preghiera muove Dio dal trono della giustizia al trono della misericordia“.

E questo è quello che riescono a fare gli uomini giusti, i santi.

E allora finché su questo pianeta ci sarà anche un solo giusto, la creazione sarà al riparo da catastrofi come il diluvio.