Lettura 43 Mc 6,6b – 12 La missione dei discepoli

Mc 6,6b «Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.
7 Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli / apostellō a due a due e diede loro potere /exousia sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10 E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». 12 E partiti, predicavano / kērussō che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano»
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Abbiamo già trovato un alcuni versetti simili:

Mc 3,13 «E sale sul monte e chiama a sé quelli che lui voleva ed essi andarono da lui. […] 14 Ne costituì Dodici che stessero con lui 15 e anche per mandarli / apostellō a predicare / kērussō e perché avessero il potere / exousia di scacciare i demòni».

Osserviamo il parallelismo esistenti tra i verbi relativi alla istituzione dei dodici di Mc 3,13-14, Lettura 29, e questo invio degli Apostoli; letteralmente mandati; dal verbo apostellō.
Tutto inizia da una chiamata, in latino voco, da cui vocazione. Ad essa segue un mandato, l’invio in missione; sostenuta dalla stessa exousia di guarire gli infermi e scacciare i demoni; tutto accompagnato dalla predicazione / kērussō.
In questa attività i discepoli sono prolungamento dell’azione che nei capitoli precedenti faceva Gesù.

Mentre i discepoli sono in missione Marco inserisce il racconto del martirio di Giovanni il battezzatore e questo è parallelo con l’inizio della missione di Gesù, che coincideva con l’arresto di Giovanni, Mc 1,14.

Può sorprendere lo stile della missione dei discepoli, la loro povertà: la mancanza di denaro, la mancanza di cibo e nemmeno un abito di ricambio, per cui la loro è una predicazione da mendicanti.
L’ascoltatore, infatti, non deve essere colpito dal fascino dei predicatori, dall’eloquenza del linguaggio, ma esclusivamente dal contenuto del messaggio e dall’efficacia delle loro opere.
È anche significativo che vadano due a due, perché se vuoi testimoniare l’amore e la fraternità, non puoi farlo da solo.
In questo c’è anche un aspetto legalistico di quel tempo: una testimonianza per essere valida richiede almeno due testimoni.

Il gesto di scuotere la polvere dai sandali era usato dai pii israeliti quando tornavano da terre pagane e prima di entrare nella “terra promessa”, compivano quel gesto, perché l’empietà dei gentili non entrasse in Israele. Nel nostro caso non dovrebbe sorprenderci il distacco o lo sprezzatura con cui rispondere alla non accoglienza. Quello “scuotere la polvere dai sandali”, mostra in modo molto efficace che essi non sono commessi viaggiatori che devono a tutti i costi venderti il loro aspirapolvere. C’è una libertà del “servo della Parola” che non deve essere perduta… proprio perché “servo della Parola”.
Anche perché la Parola ha in sé la sua efficacia come è stato ben esposta da Marco nel discorso parabolico del capitolo 4.
Anche là c’è quel Seminatore che sparge il seme con sprezzatura, diremmo, con distacco, con libertà, perché Egli sa che il seme ha in sé la forza per germinare e mettere radici nei terreni più improbabili e crescere rigogliosamente… che tu dorma o che vegli.
E anche questo spiega la povertà dei mezzi e degli stessi discepoli.
È sempre la Parola che agisce e riesce a penetrare.
Questo aspetto non è novità nella tradizione biblica perché la troviamo ad esempio nel profeta Ezechiele: 

Ez 2,3 «[Dio] Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. 4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. 5 Ascoltino o non ascoltino – perché sono una genìa di ribelli – sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

Se è così la libertà dei servi della Parola, indica che nella ricezione di essa svolge un ruolo significativo anche la responsabilità dell’ascoltatore al quale è richiesto un ascolto perlomeno attento.
Anche perché il cristianesimo è una cosa seria. Molto seria!