Lettura 43 Gen 8,1-14 La fine del diluvio e la decrescita delle acque

Gen 8,1 «Allora Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali che erano con lui nell’arca. Dio fece soffiare un vento / ruach sulla terra e le acque si abbassarono. 2 Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; 3 le acque andarono via via ritirandosi dalla terra. Alla fine di centocinquanta giorni era ormai diminuita.

4 Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat. 5 Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.

6 Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. 7 Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. 8 Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; 9 ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. 10 Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca 11 e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12 Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

13 L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. 14 Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta».

Dio si ricordò

La prima frase del brano fa sorgere subito una domanda: “Ma possibile che con tutto il trambusto che aveva causato, distruggendo tutta la creazione dopo se ne fosse dimenticato e poi, quasi per caso, «si ricordò»?

In verità il tema del ricordo da parte di Dio attraversa tutta la Bibbia ed ha un significato che chiede di essere approfondito.

Purtroppo noi associamo il ricordare ad una funzione puramente mentale; qualcosa di freddo, diremmo matematico: non “ricordo” come si risolvono le equazioni di secondo grado; non mi “sono ricordato” di comprare le mele, ecc.

Per gli antichi ricordare era funzione non dei neuroni, ma del cuore. Ce lo dice lo stesso significato etimologico dell’antica lingua, perché si tratta di ri – cor, cordis, quindi il prefisso “ri” seguito dalla parola “cuore”. I dialetti lombardo orientali, bergamasco e bresciano, conservano ancora l’antica forma di ricordare che è “eGen a cör“: “venire al cuore“. Se riflettiamo un poco ci rendiamo conto che certi eventi – la morte di una persona cara, una vacanza, la nascita del primo figlio, ecc. – quando vengono in mente (?) ci producono un tuffo al cuore anche a distanza di molti anni. Sono ricordi che sconvolgono il cuore.

Per restare soltanto al libro di Genesi troveremo tre volte il ricordare da parte di Dio e la conseguente azione di salvezza.

Il primo caso lo troviamo alla fine del racconto del diluvio, quando Dio spiega a Noè e ai suoi la funzione dell’arcobaleno, che, ovviamente, prima della catastrofe non c’era:

Gen 9,16 «L’arco sarà sulle nubi / e io lo guarderò per ricordare l’Alleanza eterna

tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne / che è sulla terra».

Probabilmente quando lo vediamo non pensiamo alla fine del diluvio e all’Alleanza Noachica, ma piuttosto alla pentola di monete d’oro che si trova laddove tocca terra. Però il brano specifica che l’arcobaleno è il segno dell’Alleanza Eterna che Dio ha stabilito con ogni essere vivente, dall’uomo all’elefante, dal gatto al pinguino, ecc.

Il secondo riguarda la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra, che oltre ai poco raccomandabili abitanti originari, ospitavano anche il nipote di Abramo: Lot. Abramo aveva pregato Dio di permettere a Lot di fuggire prima che sulle città cadesse il fuoco dal cielo. Al termine del racconto troviamo questo versetto:

Gen 19,29 «Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato».

Il terzo brano si trova tra i racconti riguardanti Giacobbe, che con un trucco architettato dallo zio Labano, era stato costretto a sposare prima Lia, la sorella maggiore e poi Rachele della quale era follemente innamorato. Rachele riuscirà a mettere al mondo due figli: Giuseppe e Beniamino, mentre la sorella ne partoriva a iosa. Il parto del primo figlio, Giuseppe, è un’altra volta conseguenza del ricordo di Dio.

Gen 30,22 «Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. 23 Essa concepì e partorì un figlio e disse: «Dio ha tolto il mio disonore». 24 E lo chiamò Giuseppe dicendo: «Il Signore mi aggiunga un altro figlio!».

Se è così, possiamo dire che il ricordo di Dio non è un promemoria scritto sull’agenda o sul cellulare, ma un’azione divina che va nella direzione di una vita piena e gustosa. Sempre e comunque azione di salvezza.

E, molto importante, dobbiamo aggiungere che la preghiera che chiede a Dio di “ricordarsi di…” ha sicuramente effetto perché va dritta sparata al Suo cuore:

Lc 23,39 «Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». 40 Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

La presenza dello Spirito v 8,1

Anche in questo caso, come nella settimana della creazione, c’è la presenza del ruach / Spirito, con la funzione di prosciugare il suolo dalle acque, quindi siamo di fronte ad una nuova creazione.

Sondaggi dell’ambiente esterno all’arca

Per verificare la situazione ambientale esterna, poiché i vetri non c’erano ancora, bisogna usare altri mezzi.

Nell’epopea di Gilgamesh viene inviata una colomba, poi una rondine e infine un corvo.

Anche Noè, come nei miti mesopotamici, invia degli uccelli.

Il primo è un corvo che è uccello immondo e di conseguenza nell’arca era presente solo una coppia per cui questi continua andare e tornare per potere stare con il partner.

Il testo ci sorprende perché il corvo va e viene «finché le acque si furono prosciugate».

Ma se le acque si erano prosciugate perché ripetere la medesima indagine con la colomba? Per di più a riguardo di questa si dice che ritornò perché non trovò un punto dove posarsi, perché era ancora tutto allagato. Allora è chiaro che siamo di fronte a due tradizioni differenti.

Probabilmente il nostro redattore finale ha mantenuto i due racconti per segnalare che l’ambiente esterno all’arca si era effettivamente prosciugato, come afferma l’ultimo versetto.

Le parole «terra asciutta» rimandano alla settimana della creazione quando Dio pose confini al mare per fare apparire l’asciutto Gen 1,9.

Ora, se questa è una nuova creazione dovremmo incontrare anche una nuova umanità composta da tutte le persone che sono state traghettate in questo nuovo mondo.

Dovremmo attenderci dei discendenti che, come Noè, “camminavano con Dio” Gen 6,9. Ma…