Lettura 41 Gen 7,1 -16 L’entrata nell’arca e il sopraggiungere del diluvio

A => Gen 7:1«JHWH disse a Noè: «Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. 2 Di ogni specie di animale puro prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non impuri una sola coppia, il maschio e la sua femmina. 3 Anche degli uccelli del cielo sette coppie, maschio e femmina, per conservarne in vita la specie su tutta la terra. 4 Perché di qui a sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla faccia della terra ogni essere che ho fatto».

5 Noè fece quanto il JHWH gli aveva comandato.

6 Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra.

B => 7 Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per scampare alle acque del diluvio. 8 Degli animali puri e di quelli impuri, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo 9 entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.

C => 10 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; 11 nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso / tehom e le cateratte del cielo si aprirono. 12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

b =>13 In quello stesso giorno Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli entrarono nell’arca: 14 essi e con tutti gli animali secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli secondo la loro specie e ogni alato.

15 Vennero dunque a Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita. 16 Quelli che venivano, maschio e femmina d’ogni carne, entrarono come Dio aveva comandato a Noè.

a => E JHWH chiuse la porta dietro di lui».

A parte poche differenze di dettaglio sembra che Noè e gli animali entrino nell’arca tre e forse quattro volte

La prima volta si conclude al v 5; la seconda è descritta in vv 6-9; la terza nei vv 13-14; forse una quarta nei vv 15-16.

Incongruenze?

C’è anche un altro aspetto che non torna. Nei vv 1-4 che sono di tradizione Jahwista J, a Noè viene ordinato di portare nell’arca sette coppie di animali puri, ma il problema della purità legale dovrebbe riguardare la tradizione Sacerdotale P più attenta ai problemi rituali. A rigore ciò dovrebbe essere parte del testo della lettura precedente che appartiene a tale tradizione. Osserviamo poi che siccome gran parte degli animali domestici sono puri e tali sono anche la maggior parte degli uccelli, allora in quell’arca doveva esserci una confusione pazzesca.

Queste osservazioni, e ce ne sarebbero delle altre, ci servono per dire che i testi riguardanti il diluvio non dipendono da due sole tradizione, come si riteneva fino agli anni ’50 e ’60, ma sono la composizione di più tradizioni e molto probabilmente di aggiunte successive come ritiene l’esegesi più aggiornata. E allora dividere il testo in due racconti separati è una semplificazione molto discutibile.

Pertanto dobbiamo cercare di scoprire quale ordine logico il redattore finale ha seguito nel comporre il testo che oggi noi leggiamo, proprio come la tradizione lo ha fatto a noi pervenire.

Per questo, dobbiamo strutturare il testo secondo la logica in uso a quei tempi che, a differenza della nostra, non metteva il messaggio più importante alla fine del racconto, bensì lo collocava al centro, mentre le altre parti facevano da contorno.

Nel nostro caso abbiamo già riportato il brano in forma strutturata (seguendo le indicazione di G. A. Borgonovo) che possiamo specificare come segue:

A = introduzione: raccolta degli animali

B = entrata nell’arca

C = anticipazione del quadro successivo: “prolessi” (prossima lettura).

b = entrata nell’arca

a = conclusione: l’arca è pronta a sopportare il diluvio

Il quadro successivo, che vedremo nella prossima lettura, racconterà il diluvio nella sua drammaticità specificandone le varie fasi, mentre questa anticipazione dice già sinteticamente al lettore cosa dovrà attendersi.

Ovviamente per la nostra lingua un’anticipazione non può usare il passato come nell’ebraico, ma un condizionale perché si tratta di cosa che si realizzerà o potrebbe realizzarsi. Potremmo allora tradurre così:

C => 10 «Dopo sette giorni, le acque del diluvio sarebbero state sopra la terra: 11 nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese; proprio in quello stesso giorno si sarebbero spalancate tutte le sorgenti del grande abisso / tehom e le cateratte del cielo si sarebbero aperte. 12 La pioggia sarebbe caduta per quaranta giorni e quaranta notti».

Attenzione! Se non si facesse una lettura così strutturata risulterebbero due entrate nell’arca a diluvio già iniziato.

La descrizione del diluvio riprende alcuni momenti della settimana della Creazione Gen 1.

In quel contesto si parlava del grande abisso / tehom che viene messo sotto controllo (Lettura 8) e più avanti del firmamento che impedisce alle acque superiori di precipitare sulla terra Gen 1,6 (Lettura 10). Il diluvio consisterà nella fuoriuscita delle acque del grande abisso / tehom e dalla rottura del firmamento che lascerà precipitare le acque superiori sulla terra. Il diluvio allora non è semplicemente una pioggia importante, ma un processo di anticreazione: il mondo vecchio, con tutto ciò che contiene, sarà radicalmente distrutto e si tornerà al primo giorno della creazione.

Ora dobbiamo indagare se le altre parti del brano fanno solo da corollario senza alcun contributo proprio.

Notiamo che i vv 1-4 mostrano anzitutto l’obbedienza operosa di Noè e in seconda battuta la necessità di avere più coppie di animali puri che trova giustificazione con quanto accadrà all’uscita dell’arca a diluvio finito:

Gen 8,20 «Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare. 21 Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. 22 Finché durerà la terra, / seme e messe, / freddo e caldo, / estate e inverno, / giorno e notte / non cesseranno».

L’abbondanza di animali mondi consente alla Nuova Umanità di fare sacrifici a Dio e di ottenere un’Alleanza: si tratta dell’Alleanza di Noè, che qui è proposta come anticipo di quella del Sinai. Tuttavia, da un punto di vista storico va detto che si è cominciato a parlare di questa Alleanza solo alcuni secoli dopo il Sinai. Lo si fece solo dopo che la coscienza ebraica comprese in tutta la sua importanza la centralità dell’Alleanza del Sinai e, quindi, giunse a rileggere la storia precedente alla luce dei valori di quest’ultima. Si può pertanto affermare che, storicamente, l’Alleanza cosiddetta Noachica non è l’anticipo di quella cosiddetta Sinaitica, ma ne è bensì una derivazione.

A sua volta vv 13-16 evidenziano che Noè non è affatto andato in giro per il mondo a cercare de a raccogliere tutte le possibili coppie di animali esistenti da salvarle sull’arca. Al contrario, sono gli stessi animali che si muovono autonomamente, comunque guidati da Dio, verso l’arca per essere caricati su di essa.

Allora in tutta questa vicenda Dio non è stato a guardare, ma ha agito in prima persona affinché tutta l’operazione avesse pieno successo.

Significativo, poi, è l’ultimo versetto. È Dio che chiude l’arca.

Un modo per dire che Egli si è assicurato che ogni particolare organizzativo fosse stato realizzato alla perfezione. In tal modo, l’intera operazione doveva risultare perfettamente funzionante e, alla fine, produrre il risultato previsto.

Così il racconto veicola una precisa certezza: questo grande “scrigno” galleggiante è in grado di resistere ad ogni tempesta e la vita in esso racchiusa sopravviverà a qualsiasi imprevisto o dramma. E ciò avviene perché Dio si è impegnato di persona per garantire il benefico risultato finale.