Lettura 4 Mc 1,1 Prologo di Marco, significato di Evangelo

Mc 1,1« Inizio del vangelo / euaggelion di Gesù Cristo, Figlio di Dio».

Troviamo la parola evangelo già nel primo versetto di Marco, ma cosa significa evangelo.
Evangelo è una parola greca composta da due termini eu-aggelon. (in greco gg si legge: ng)
eu è un avverbio che significa: bene, buono, lieto, conveniente, opportuno, ecc.
“aggelion” significa: notizia, annuncio, messaggio, ecc.
“aggelos” significa messaggero, spesso tradotto con “angelo”, che talvolta ci porta fuori strada, perché in italiano “angelo” non è un generico messaggero, ma messaggero di Dio.
Anticamente, ma non solo allora, evangelo, lieta notizia poteva essere l’annuncio di una visita del re, la nascita dell’erede al trono, ecc. a cui seguivano giorni di festa con amnistia per i prigionieri, offerte di cibo e così via.
A noi però interessa conoscere il significato che gli attribuisce Marco e poiché troviamo questo termine in altri sette versetti della sua opera, cerchiamo di coglierne il senso:

Mc 1,14 «Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

In questi due versetti la lieta notizia è il contenuto della predicazione di Gesù che annuncia qualcosa di bello e di nuovo a proposito di Dio o meglio, del rapporto di Dio con gli uomini.

Mc 8,35 «…perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà».

Mc 10,29 «Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo».

In questi altri versetti vangelo tende ad identificarsi o si identifica con “causa mia”, quindi si stringe il rapporto tra evangelo e Gesù, tra la proclamazione e il proclamatore.

Mc 13,10 «Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti».
Mc 14,9 «In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».
Mc 16,15 «Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura».

In questi casi vangelo è costituito dalla predicazione dei discepoli e, cosa molto, molto importante, dalla chiesa, nell’oggi di Marco e nel nostro oggi.
Infatti la chiesa non ha altro da fare che predicare il vangelo. E se non fa quello, fallisce il suo compito.
Però resta problematico il primo versetto: cosa vuol dire “vangelo di Gesù Cristo”?
Se la narrazione di Marco riportasse soltanto le parole di Gesù allora potremmo dire che “Vangelo di Gesù Cristo” indichi esclusivamente la di Lui predicazione.
Invece Marco racconta una storia di Gesù: non solo ciò che lui ha detto, ma soprattutto ciò che ha fatto e ha subito.
Infatti i discorsi di Gesù occupano uno spazio di gran lunga inferiore a quello occupato dalle sue vicende.
Allora “vangelo” riguarda la persona stessa di Gesù. Quindi possiamo dire che quel “vangelo di Gesù” del primo versetto è un genitivo oggettivo; e per uscire dall’ambiguità del genitivo potremmo tradurre:

Mc 1,1«Inizio / archè del vangelo che è Gesù Cristo Figlio di Dio».

Se è così, conoscere il vangelo non vuol dire sapere a memoria il testo, magari anche in greco, ma conoscere ed essere in stretto rapporto con Gesù.
Dobbiamo ancora capire perché questa “notizia” è lieta.
In prima battuta potremmo pensare a quanto già anticipato: quell’evento inaudito di un uomo crocifisso, rimasto tre giorni nel sepolcro e poi risuscitato: una novità tanto sconvolgente da cambiare la vita ai testimoni e a coloro che ne hanno sentito parlare. Il che significa per coloro che credono, l’offerta di una vita nuova dopo la morte.
Ma purtroppo nella cultura di oggi il tema della morte non fa presa. La morte è stata bandita dalle nostre conversazioni, e comunque quelli che muoiono sono sempre gli altri. Una riflessione sulla “mia” morte è rigorosamente rimossa. Della morte non ne parla più neanche durante le omelie e men che meno nei funerali.
Però c’è un altro aspetto dell’essere lieta di questa notizia che forse oggi ci tocca più da vicino.

Per mostrarlo ci affidiamo alle parole di Bruno Maggioni, che diceva testualmente:

«Certe volte per capire una cosa bisogna rovesciarla. Se immaginiamo che il Figlio di Dio invece di presentarsi nella forma di Gesù di Nazareth, si fosse presentato nella forma di un altro personaggio: potente, glorioso, imperatore… avreste ancora il coraggio di chiamarla: “lieta notizia”? Sarebbe tutto diverso!
Dio si sarebbe pure incarnato… vero Dio… vero uomo… però il cristianesimo sarebbe capovolto… e non sarebbe più stato”lieta notizia”. E chi non avesse avuto la possibilità di entrare nel giro giusto avrebbe potuto dire: “Anche Dio è da quella parte là… viene al mondo e sta con quelli là!”

E invece è “lieta notizia” perché Dio si è fatto uomo… e quel tipo di uomo.

Ecco allora perché occorre la storia di Gesù: bisogna capire quel tipo di uomo».