Lettura 4 Gen 1,1 La comprensione di Dio come Creatore
Nelle letture precedenti abbiamo cercato di individuare chi sia stato il Creatore concludendo che la creazione sia avvenuta per mezzo del Figlio. E abbiamo mostrato che questa affermazione non emerge dal libro di Genesi, ma da altri libri della Bibbia. Questo ci dovrebbe convincere che la Bibbia sia da considerare nel suo insieme e non trarre conclusioni da singole parti o peggio ancora da alcuni versetti.
Proseguendo su questa strada passiamo ad esaminare un altro aspetto importante a riguardo della storia religiosa di Israele ed esattamente come il popolo eletto è giunto ad una fede matura.
Ci riferiamo agli studi svolti per primo da G. Von Rad negli anni ’40 e fatti propri da tutto il mondo esegetico.
Non è questa la sede per entrare nei dettagli e prendiamo in esame un testo che gli esegeti hanno chiamato “Piccolo Credo storico”, un testo che veniva proclamato durate le celebrazioni liturgiche, qualcosa come il nostro “Credo”, che ripercorre la storia del popolo, fuggito dall’Egitto e approdato alla Terra Promessa.
Gios 24:1 «Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele in Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi del popolo, che si presentarono davanti a Dio. 2 Giosuè disse a tutto il popolo: «Dice il Signore, Dio d’Israele: I vostri padri, come Terach padre di Abramo e padre di Nacor, abitarono dai tempi antichi oltre il fiume e servirono altri dèi. 3 Io presi il padre vostro Abramo da oltre il fiume e gli feci percorrere tutto il paese di Canaan; moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. 4 Ad Isacco diedi Giacobbe ed Esaù e assegnai ad Esaù il possesso delle montagne di Seir; Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto.
5 Poi mandai Mosè e Aronne e colpii l’Egitto con i prodigi che feci in mezzo ad esso; dopo vi feci uscire. 6 Feci dunque uscire dall’Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mare Rosso. 7 Quelli gridarono al Signore ed egli pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; poi spinsi sopra loro il mare, che li sommerse; i vostri occhi videro ciò che io avevo fatto agli Egiziani. Dimoraste lungo tempo nel deserto.
8 Io vi condussi poi nel paese degli Amorrei, che abitavano oltre il Giordano; essi combatterono contro di voi e io li misi in vostro potere; voi prendeste possesso del loro paese e io li distrussi dinanzi a voi. 9 Poi sorse Balak, figlio di Zippor, re di Moab, per muover guerra a Israele; mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi maledicesse; 10 ma io non volli ascoltare Balaam; egli dovette benedirvi e vi liberai dalle mani di Balak. 11 Passaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Gli abitanti di Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Hittiti, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei combatterono contro di voi e io li misi in vostro potere. 12 Mandai avanti a voi i calabroni, che li scacciarono dinanzi a voi, com’era avvenuto dei due re amorrei: ma ciò non avvenne per la vostra spada, né per il vostro arco. 13 Vi diedi una terra, che voi non avevate lavorata, e abitate in città, che voi non avete costruite, e mangiate i frutti delle vigne e degli oliveti, che non avete piantati.14 Temete dunque JHWH e servitelo con integrità e fedeltà; eliminate gli dèi che i vostri padri servirono oltre il fiume e in Egitto e servite il Signore. 15 Se vi dispiace di servire JHWH, scegliete oggi chi volete servire: se gli dèi che i vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire JHWH».
Ci sono altri testi più brevi recitati o cantati durante specifiche celebrazioni liturgiche, costituiti, come il precedente da un riassunto della storia del popolo ormai insediato nella Terra promessa, che non riportiamo, ma raccomandiamo di leggere: Dt 6,20-24; Dt 26,5-9.
A detta degli esperti tutti e tre sono testi che avevano vita propria e inseriti nel libro cui appartengono da un redattore recente.
In questi tre brani non è presente la vicenda del Sinai e di conseguenza manca la figura di Dio quale legislatore e neanche quella di Dio Creatore. Abbiamo solo la figura del Dio Liberatore.
Il “Piccolo Credo Storico” che abbiamo riportato risale al VII secolo a. C., ma si ritiene che sia da portare ancora più avanti, verso il VI secolo.
Se è così, ancora alla vigilia dell’esilio babilonese, 587 a. C., gli ebrei non avevano l’idea di Dio Creatore o più verosimilmente non si erano ancora posti il tema della creazione. Il mondo c’era perché c’è sempre stato, e pertanto non era necessario che qualcuno lo avesse fatto. Detto in termini filosofici, porsi il problema della creazione significa possedere il concetto del nulla e di conseguenza del rapporto causa effetto: una cosa c’è perché qualcuno l’ha fatta.
La loro idea di Dio è che JHWH era il Dio di Israele mentre gli altri dèi erano quelli di altri popoli: ogni popolo aveva il suo dio secondo la concezione del cosiddetto: “enoteismo”. Tra l’altro si sosteneva che quando un popolo scendeva in battaglia contro un altro anche i rispettivi dèi combattevano tra di loro. La guerra di Troia, raccontata da l’Iliade, nasce da una lite tra dèi, meglio, tra due dee.
La caduta di Gerusalemme, 587 a. C. allora significava che il Dio d’Israele, JHWH, era stato sconfitto dal Dio di Babilonia: Marduk, il quale aveva esteso il suo dominio anche sulla Terra promessa, ormai “terra perduta”.
Quando avviene la svolta e si comincia a pensare diversamente la figura di JHWH?
Possiamo proporre una data precisa come ci viene raccontato dal profeta Ezechiele, un sacerdote del Tempio di Gerusalemme deportato a Babilonia.
Ez 1,1 «Il cinque del quarto mese dell’anno trentesimo, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebàr, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine. […] 4 Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. 5 Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana 6 e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. […] 11 Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12 Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.
13 Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14 Gli esseri andavano e venivano come un baleno. […] 26 Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. 27 Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l’elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore 28 il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della Gloria di JHWH / Kavod. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava. […] 2,1 Mi disse: «Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare». […] 3 Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. 4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. 5 Ascoltino o non ascoltino – perché sono una genìa di ribelli – sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».
Questa teofania è particolarmente importante perché avviene fuori da Israele, in terra d’esilio e in un luogo del tutto profano: il canale Chebàr, vicino a Babilonia. Allora se Dio appare anche a Babilonia, allora JHWH è Dio anche in quel luogo e per estensione: JHWH è Dio in ogni luogo.
E Marduk non ha vinto JHWH a Gerusalemme, ma la Città Santa è caduta perché Dio l’ha abbandonata al suo destino per le infedeltà del Suo popolo.
È lo spunto per impostare una riflessione circa il rapporto tra il Dio di Israele e gli altri dèi. In questo senso troviamo diversi brani nel Deutero Isaia, uno sconosciuto profeta vissuto verso la fine dell’esilio. E non dobbiamo dimenticare altri libri vicini al periodo intertestamentario come quelli di cui abbiamo riportato alcuni brani nella lettura precedente.
La conclusione di questa scoperta, ma potremmo dire “rivelazione” è che gli altri dèi sono nulla, meglio sono idoli.
Concezione ben espressa dal salmo seguente:
Sal 115,3 «Il nostro Dio è nei cieli, / egli opera tutto ciò che vuole.
4 Gli idoli delle genti sono argento e oro, / opera delle mani dell’uomo.
5 Hanno bocca e non parlano, / hanno occhi e non vedono,
6 hanno orecchi e non odono, / hanno narici e non odorano.
7 Hanno mani e non palpano, / hanno piedi e non camminano; / dalla gola non emettono suoni.
8 Sia come loro chi li fabbrica / e chiunque in essi confida.
9 Israele confida in JHWH: / Egli è loro aiuto e loro scudo».
Con questa teologia il Deutero Isaia può unire nella figura di JHWH la comprensione di Dio Creatore, di Dio liberatore nella vicenda di Esodo e così invocare il ritorno degli esiliati da Babilonia a Gerusalemme.
Is 42,5 «Così dice JHWH Dio che crea / boreh i cieli e li dispiega, / distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita / e l’alito ruah a quanti camminano su di essa…
Is 51,9 Svegliati, svegliati, rivestiti di forza, o braccio del Signore.
Svegliati come nei giorni antichi, come tra le generazioni passate.
Non hai tu forse fatto a pezzi Rahab, / non hai trafitto il drago (tannîn)?
10 Forse non hai prosciugato il mare, / le acque del grande abisso (tehom rabbà),
e non hai fatto delle profondità del mare una strada, / perché vi passassero i redenti?
11 I riscattati di JHWH ritorneranno e verranno in Sion con esultanza; /felicità perenne sarà sul loro capo; giubilo e felicità li seguiranno; / svaniranno afflizioni e sospiri».