Lettura 39 Gen 5,1-32 Premessa
Il tema del diluvio universale è presente in tutte le culture dell’Antico Vicino Oriente compresa la Grecia.
Le conoscenze attuali non ci consentono di definire dove nacque questo mito. Tenuto conto che le antiche civiltà si svilupparono lungo i fiumi che fornivano facilmente acqua potabile e possibilità di irrigare i campi, tenuto conto di questo, si può ipotizzare che qualche alluvione eccezionale che abbia spazzato via ogni traccia di vita, nei successivi racconti tramandati da una generazione all’altra, che costituivano la prima forma di Storia, sia stata enfatizzata fino a farla diventare un “diluvio universale”.
Interessante la scoperta fatta da alcuni geologi alla fine degli anni 90 del secolo scorso, secondo il cui studio anticamente l’attuale Mar Nero era il lago Eusino che pur alimentato da fiumi ragguardevoli tra i quali il Danubio, non riuscivano a compensare la forte evaporazione. Di conseguenza il livello dell’antico lago erano di gran lunga più basse di quelle attuali; qualcosa di simile al Mar Morto. Un enorme lago di acqua dolce, fortemente popolato sulle sue sponde. Ora, attorno a 5600 a. C., cioè in epoca protostorica, lo stretto del Bosforo in conseguenza di un sisma, si è allargato permettendo all’acqua del Mediterraneo di entrare nell’antico lago portando rapidamente il livello dell’acqua, ormai salata, a quello attuale. Una vera catastrofe che ha costretto gli antichi abitanti a fuggire rapidamente. Nessuno può dire se il mito del diluvio nasca da questo evento, certo che di eventi catastrofici ne sono accaduti e ne accadono tutt’ora.
Tuttavia l’aspetto storico ci interessa relativamente, mentre per noi è importante la lettura che le tradizioni religiose hanno fatto di questi eventi.
La tradizione ellenica ritiene che gli antichi abitatori autoctoni della Grecia, i Pelasgi, fossero stati eliminati da Giove per la loro estrema empietà mediante un diluvio. Così le loro terre poterono essere tranquillamente occupate dai nuovi arrivati: i greci, appunto.
Le varie mitologie mesopotamiche non parlano ciascuna di uno specifico diluvio, ma tutte si riferiscono all’unico diluvio universale. Di esse solo nel mito di Atrahasis riporta il motivo di questa catastrofe cosmica. Gli uomini sono diventati così numerosi e rumorosi che gli dèi non possono più godere della pace e del silenzio nei loro templi, per cui decidono di sterminare tutti gli umani.
L’epopea di Gilgamesh, ad un certo momento vede il protagonista, Gilgamesh appunto, che alla ricerca dell’immortalità, incontra Utanapishtim, l’uomo che su consiglio di una divinità che non rispettando la consegna del silenzio e gli aveva rivelato cosa stava per accadere, aveva costruito una nave che gli ha consentito di salvare sé, la sua famiglia e gli animali. La descrizione di questa nave è alquanto simile a quella che troviamo nella Bibbia. Utanapishtim, dopo la sua impresa diventerà immortale.
Tuttavia il testo non esprime il motivo per il quale gli dèi hanno inviato il diluvio.
Il mito di Enuma Elish, che potrebbe essere intitolato: “Insediamento di Marduk”, racconta la guerra tra Marduk e una dea primordiale: Tiamat. Tra le armi in possesso di Marduk c’è anche il diluvio, che però non viene usato.
Se fosse stato scatenato,il motivo sarebbe una lotta tra divinità.
Nel nostro testo la causa del diluvio non è il rumore prodotto dagli uomini o una guerra intradivina, ma il male che l’uomo stesso ha provocato e ha diffuso senza alcun ritegno.
Ancora una volta dobbiamo richiamare il fatto che la radice sta nel desiderio, non che esso debba essere eliminato, ma controllato e guidato. Quindi il nostro antico autore non attribuisce la causa delle catastrofi naturali a problematiche del mondo divino, ma all’uomo, alla sua responsabilità.
Stiamo ancora trattando un’eziologia metastorica, cioè non la storia degli inizi, ma il tentativo di spiegare l’oggi. Vale a dire: perché le alluvioni? perché i terremoti? perché la grandine? perché la siccità? perché le carestie? perché le epidemie? ecc.?
La risposta del nostro antico autore è: perché l’uomo ha peccato e continua a peccare.
Però già il libro di Giobbe aveva messo in crisi questa teologia. Giobbe è presentato come uomo giusto, che non ha commesso alcun peccato, ma subisce una serie di disgrazie che lo lasciano senza figli, senza beni e per di più una malattia della pelle che lo tormenta giorno e notte. Quattro amici vengono a trovarlo e con loro inizia un dibattito lunghissimo in cui gli amici cercano di convincerlo che egli ha peccato altrimenti la sua situazione sarebbe inspiegabile. Alla fine troverà un solo difensore: Dio stesso che proclamerà “giusto” il suo servo Giobbe.
Anche l’insegnamento di Gesù segue l’andamento del libro di Giobbe; vediamo due brani.
Lc 13:1 «In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
L’insegnamento di Gesù è chiaro: non c’è alcuna relazione diretta tra peccato e calamità, ma questi incidenti possono diventare un invito per iniziare un processo di conversione e ravvedimento.
Più sintetico e chiaro è un passo di Giovanni
Gv 9:1 «Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio».
Come si vede i discepoli sono legati alla teologia del redattore di Genesi, ma Gesù la censura clamorosamente e definitivamente.
Possiamo dire che la creazione ha una sua “autonomia”: i terremoti ci sono perché le placche tettoniche continuano a muoversi. Le alluvioni ci sono perché le nubi non dispongono di un regolatore che faccia piovere solo la pioggerella che tanto amano gli agricoltori. E neppure dispongono di un rubinetto da aprire quando c’è siccità. L’uomo dovrà porre tutta la sua attenzione a trattare con rispetto i fiumi, senza farli diventare canali e costruendo case appiccicate alle rive senza rispettare il letto di piena. E se le torri cadono è perché non sono state costruite bene. E via dicendo…
Dalla prossima lettura inizieremo a leggere il testo che riguarda la costruzione dell’arca e il diluvio.
Si tratta di un racconto con diversi duplicati e contraddizioni. Le evidenzieremo via via che le incontreremo.
Fino agli anni ’50 si riteneva che si trattasse dell’assiemaggio di una tradizione J e una tradizione P, tanto che Von Rad, Genesi. La storia delle origini, tratta i due racconti separatamente.
Oggi, gli studiosi ritengono che si abbia a che fare con più tradizioni e che pur lasciando il testo nella sua integrità si possa ricavarne un senso compiuto.
Come al solito la Bibbia è un testo che costringe i suoi lettori a pensare.