Lettura 38 Mc 5,21-34 Dalla predicazione alle opere: l’emorroissa, la fede che salva

Mc 5,21 «Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. 22 Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi 23 e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». 24 Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
25 Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia 26 e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, 27 udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: 28 «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». 29 E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.
30 Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». 31 I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». 32 Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33 E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34 Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male
».

Tutto il gruppo ha riattraversato il mare ed è tornato in Galilea. Rimandiamo l’episodio della figlia di Giairo alla prossima lettura anche se qui c’è il’inizio.
Gesù è sempre circondato e pressato dalla folla, come rilevano anche i discepoli al v31.
Il brano termina con la sentenza: «Figlia, la tua fede ti ha salvata».
Come la tua fede ti ha salvata? Dovrebbe essere “La tua fede ti ha guarita”. Invece per Gesù nel gesto della donna c’è un di più che dice la di lei fede. Ma la fede consiste nel toccare un mantello? E allora, le preghiere, i digiuni, i pellegrinaggi al tempio ecc. dove vanno a finire? Perché tra l’altro è la seconda volta in cui Gesù usa una affermazione di questo genere.
La prima volta, anche se con accento diverso, in occasione della guarigione del paralitico calato dal tetto, Mc 2,5 «E Gesù, vedendo la loro fede, (dei portatori) dice al paralitico: «Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati», lettura 20.
Le parole sono un po’ diverse, ma l’esito è lo stesso: siamo di fronte alla figura della “fede che salva“.
Allora ci rendiamo conto che il nocciolo di questo testo è individuare il senso della fede di questa donna.

Il nocciolo nasce dal tema dell’impurità legale legata ad ogni perdita di sangue. Chi perde sangue è immondo e deve starsene a parte, come recita questo versetto del Libro del Levitico, ma tutti i capitoli attorno al 15 trattano dettagliatamente i vari casi.

Lv 15, 25 «La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell’immondezza mestruale. 26 Ogni giaciglio sul quale si coricherà durante tutto il tempo del flusso sarà per lei come il giaciglio sul quale si corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale siederà sarà immondo, come lo è quando essa ha le regole. 27 Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. 28 Quando essa sia guarita dal flusso, conterà sette giorni e poi sarà monda. 29 L’ottavo giorno prenderà due tortore o due colombi e li porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno. 30 Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio espiatorio e l’altro come olocausto e farà per lei il rito espiatorio, davanti al Signore, per il flusso che la rendeva immonda».

(Sarebbe utile indagare se questo precetto è originario della religione ebraica o appartiene all’antropologia precedente, visto che ancora oggi è praticato in altre culture ad esempio vedi:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/impura-ciclo-deve-dormire-tenda-f…(link is external))

Tra l’altro nella parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 29-36), il sacerdote e il levita che non si fermano a soccorrere l’uomo ferito, non sono due disgraziati che se ne fregano, ma uomini del tempio che se restassero contaminati non potrebbero svolgere il loro servizio liturgico.
Ora, questa donna vive una condizione di impurità da dodici anni, di conseguenza non può toccare nessun oggetto della sua casa altrimenti i suoi famigliari diverrebbero immondi. Non può accarezzare i suoi bambini, non accostarsi al marito, non può preparare loro da mangiare: deve vivere appartata per suo conto, sempre a distanza dagli altri.
Anche perché sin da bambina l’avevano avvertita: quando avrai le tue regole, dovrai startene per tuo conto… e se tocchi qualcuno vai all’inferno immediatamente, capito? Guai a te se oserai toccare la mamma, il papà o i fratelli o qualunque oggetto della casa… perché lo dice la Legge di Dio!
Forse due o tre giorni si poteva sopportare, ma dodici anni…!
E questa donna ha una idea: “Dio non può essere il principio della reclusione dentro un tugurio di una persona. Non può essere il fautore di una simile condanna e di una simile tortura”!
E così decide di toccare il mantello dell’Uomo di Dio, il grande profeta in parole ed opere.
Sa benissimo che di conseguenza l’Uomo di Dio diventa “immondo”: non può pregare, non può stare in mezzo all’altra gente, non può toccare nessuna persona e nessun oggetto, ma Dio, secondo lei, non può essere l’autore di questa roba.
Quindi per toccare quel mantello c’è voluto una grande forza, molto coraggio e una grande fiducia nella “sua” immagine di Dio.
Pensa di fare il suo gesto di nascosto, ma Gesù vuole metterlo in luce perché l’immagine di Dio nutrita da questa donna non è frutto di un capriccio, ma è ispirata dal Padre.
E così il brano termina con una asserzione fondamentale: «La tua fede ti ha salvata».
Però!? A nessuno dei suoi discepoli, ad esempio Pietro, ha mai detto: «La tua fede ti ha salvato»… e allora?