Lettura 35 Gen 4,17-26 I due fratelli e la nascita della civiltà

Gen 4,17 Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. 18 A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamec. 19 Lamec si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla. 20 Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. 21 Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. 22 Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.

23 Lamec disse alle mogli:

Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; / mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire:

Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura / e un ragazzo per un mio livido.

24 Sette volte sarà vendicato Caino / ma Lamec settantasette».

25 Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Šet, «perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso».

26 Anche a Šet nacque un figlio, che egli chiamò Enoš. Allora si cominciò ad invocare il nome di JHWH.

Le difficoltà del testo

Già alla prima riga troviamo un intoppo: «Caino si unisce alla moglie»; ma questa da dove salta fuori?

Un problema analogo a quello trovato al v 14 quando Caino si lamenta con Dio, perché dopo l’uccisione di Abele chiunque lo potrebbe uccidere, ma la popolazione al momento esistente era costituita da Caino stesso e i suoi genitori Adamo ed Eva. Ai nostri occhi il testo manca di realismo, ma gli esperti attraverso lo studio della storia delle forme (Formgeschichte), ci dicono che il capitolo 4 non appartiene alla tradizione dei due capitoli precedenti, anzi si tratterebbe di un complesso di tradizioni scritte e orali, che il nostro agiografo ha scrupolosamente riportato senza modificarle. Allora queste tensioni non sono indice di incoerenza, ma piuttosto segno di fedeltà alle tradizioni ricevute.

Questa è una vera fortuna perché ci consente di potere leggere testi molto antichi così come sono stati originariamente pensati; ma possiamo anche dire “rivelati”.

Che si tratti di tradizioni diverse e complesse lo dice anche il fatto cha fino ad oggi non si è riusciti a trovare concordemente l’etimologia dei nomi dei personaggi componenti la prima genealogia. Gli studiosi ne hanno cercato il senso nell’antico sumerico, nell’accadico, nell’egizio, ecc., ma non sono pervenuti a risultati concordi.

Il senso della genealogie / toledot

Già in Gen 2,4a avevamo incontrato la prima genealogia a conclusione della settimana della creazione.

Poi, in Gen 4,1 abbiamo trovato la seconda genealogia: la generazione di Caino ed Abele.

Ora troviamo altre due genealogie, due discendenze: quella di Caino e quella di Šet.

Purtroppo nella nostra cultura non diamo più importanza alle genealogie perché le consideriamo semplici dati anagrafici che poco hanno a che fare con la nostra vita e di conseguenza siamo portati a trascurare anche quelle che ci offre la Bibbia. Però per gli antichi autori, soprattutto quelli dell’Antico Vicino Oriente, esse erano particolarmente importanti perché costituivano la carta d’identità di ogni persona. Nella Lettura 6 abbiamo trattato come all’inizio dei Vangeli di Matteo e Luca sono riportate le genealogie di Gesù: quella di Matteo che inizia da Abramo e quella di Luca che risale da Gesù sino ad Adamo e poi a Dio.

Da noi sono così trascurate che oggi, sulla carta d’identità non sono più riportati neanche i nomi dei genitori; ormai noi siamo il nostro codice fiscale, prima o poi sostituito da un chip sottopelle.

Non a caso in Genesi le genealogie / toledot svolgono la funzione di strutturare il testo, cioè il passaggio da un periodo, un argomento, un tema ad un altro. Ricordiamo che gli antichi non suddividevano le loro opere in capitoli; non conoscevano i segni d’interpunzione e nemmeno ponevano uno spazio tra una parola e la successiva; tutte cose che nasceranno nel “malfamato” Medio Evo. In Genesi poi le genealogie svolgono l’importante ruolo di evidenziare la progressione e la diffusione della “benedizione” di Dio sintetizzabile nella parole «crescete e moltiplicatevi» Gen 1,28.

Già in questo breve testo ci rendiamo conto di avere due genealogie perché al v 25 ne inizia una seconda che non interagisce con la prima. Sia ben chiaro che non si tratta di genealogia di un popolo o di una tribù perché ci troviamo ancora di fronte ad eziologie metastoriche. Oltretutto nella Bibbia i popoli nasceranno durante la costruzione della Torre di Babele che troveremo al c 11. Quella dei cainiti è composta da sette membri. Il sette è un numero che simbolicamente indica una totalità, un compimento, una perfezione.

La nascita della civiltà

In essa viene narrata la nascita della civiltà attraverso le strutture sociali che la caratterizzano: la fondazione di una città, l’inizio della pastorizia, del nomadismo e dell’allevamento di animali; la nascita delle arti musicali e poi dell’industria della lavorazione dei metalli che sottende anche l’estrazione dei minerali dalle miniere. Dicendo strutture sociali non pensiamo all’esistenza di istituzioni politiche, perché appunto i popoli ancora non esistono. L’umanità è unica. Dobbiamo anche rilevare che la scienza e la tecnica non nascono come dono di una divinità che insegna agli uomini a lavorare il ferro piuttosto che il legno, ma sono frutto dell’ingegno umano. E non c’è neanche una figura prometeica che sale nel mondo divino per rubare i segreti di tali attività.

Se e così e ne facciamo una lettura sincronica, cioè il testo così com’è, dobbiamo dire che la maledizione di Caino non ha annullato la benedizione originaria e, inoltre, che il “segno” posto su Caino ha consentito anche ai suoi discendenti di attuare queste grandi opere di civiltà. E purtroppo non possiamo tralasciare una nota di ambiguità: a cosa serve la lavorazione dei metalli? a costruire aratri e falci oppure lance e spade? Un dubbio ancora più grave affiora a proposito della costruzione della città di Enoch. Dare il nome del figlio ad una nuova città, nella cultura cananaica significava avere sacrificato il figlio medesimo agli dèi, ponendo i suoi resti sotto le mura. Qualcosa di analogo alla fondazione di Roma. Certamente il testo non specifica, ma il dubbio è lecito.

Inoltre non possiamo fare a meno di rilevare che la genealogia dei cainiti termina con il canto di Lamec che nell’intenzione dell’agiografo vuole indicare come il male si sia diffuso.

Certo, il segno posto su Caino indicava che la sua eventuale uccisione sarebbe stata vendicata sette volte, però non si trattava di una vendetta a disposizione di chicchessia, ma riservata esclusivamente a Dio.

Questo canto di Lamec troverà una alternativa nel Vangelo di Matteo:

Mt 18,21 «Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette».

E noi possiamo aggiungere: “Beato colui che lo mette in pratica”.

La seconda genealogia

Questa breve genealogia non è da leggersi in opposizione alla precedente, quasi che i primi fossero laici e questi religiosi. Il nostro autore viveva in un mondo in cui gli dèi erano più numerosi che le offerte dei supermercati e allora vuole sottolineare che sin dalle origini del creato c’era qualcuno che già invocava il Nome di JHWH e non solo il generico nome di Dio.

Per conoscere storicamente il nome di Dio, il Tetragramma “JHWH”, bisognerà attendere Mosè e la visione del roveto ardente di Es 3.