Lettura 34 Mc 4,10- 13 Il discorso in parabole, seconda parte

Mc 4, 10 «Quando poi fu solo, quelli che erano intorno a lui con i Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: 11 «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori tutto avviene in parabole, 12 affinché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si con-vertano e venga loro perdonato (Is 6,9)».
13 E dice loro: «Non sapete questa parabola? E come potrete conoscere tutte le parabole»?

Questo brano è indubbiamente problematico. Che Gesù faccia differenza tra le persone, “quelli fuori da quelli dentro” è distinzione molto dura per i nostri orecchi abituati ad egalitarismo acritico.
In parte abbiamo già abbozzato una soluzione nella lettura precedente: se non entri in rapporto con Gesù non puoi comprendere la sua parola, perché lui è la Parola e lui è il Regno.
Certo che le parabole si accompagnano ad un effetto di illuminazione ed allo stesso tempo, ad un effetto di oscuramento.

Ma allora, perché usare le parabole e non esprimersi in modo diretto?
Il fatto è che certe realtà astratte: i sentimenti, le emozioni, le realtà spirituali, possono essere comunicate e intuite solo mediante un linguaggio obliquo, preso dal mondo concreto dell’esperienza quotidiana. Quando, ad esempio, diciamo che una persona è dolce o ruvida o spigolosa capiamo subito che non stiamo parlando della sua epidermide, ma del suo carattere; e per farlo dobbiamo usare i guadagni frutto della nostra esperienza. Devo avere sperimentato la differenza esistente tra lo zucchero e il limone, tra la carta vetrata e un panno di velluto, tra la superficie del tavolo le spigolo contro cui ho battuto il gomito.
Così anche Gesù per parlare del Regno, che è una realtà spirituale, non ha a disposizione che questo linguaggio: deve riferirsi a delle immagini, a dei racconti, a dei fatti appartenenti alla vita di tutti i giorni. 
E comunque il senso preciso del suo dire può essere raggiunto solo mediante la di lui frequentazione.

Il testo usa il verbo convertire che, diventato termine tecnico, ha perso il suo significato corrente; con-verto significa: girarsi verso, voltarsi verso. Certo, verso Gesù.
E questo è il movimento che produce la fede e di conseguenza il perdono.

Tutto questo vale se ci limitiamo a considerare esclusivamente la citazione del versetto di Isaia, ma molto probabilmente, la citazione intendeva richiamare alla mente il contesto da cui lo stesso versetto è stato estrapolato e così stabilire dei paralleli. 

Is 6,Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi JHWH seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2 Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3 Proclamavano l’uno all’altro:
«Santo, santo, santo è JHWH Zevahot. / Tutta la terra è piena della sua gloria».
4 Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. 5 E dissi: / «Ohimè! Io sono perduto, / perché un uomo dalle labbra impure io sono / e in mezzo a un popolo
 dalle labbra impure io abito; / eppure i miei occhi hanno visto / il re, JHWH Zevahot».
6 Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. 7 Egli mi toccò la bocca e mi disse: / «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità / e il tuo peccato è espiato».
8 Poi io udii la voce di JHWH che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?».

E io risposi: «Eccomi, manda me!». 9 Egli disse: «Va’ e riferisci a questo popolo:
Ascoltate pure, ma senza comprendere, / osservate pure, ma senza conoscere.
10 Rendi insensibile il cuore di “questo popolo”, / fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi
e non veda con gli occhi / né oda con gli orecchi / né comprenda con il cuore
né si converta in modo da esser guarito».
11 Io dissi: «Fino a quando, Signore?». Egli rispose: / «Finché non siano devastate / le città, senza abitanti, le case senza uomini / e la campagna resti deserta e desolata». / 12 Il Signore scaccerà la gente / e grande sarà l’abbandono nel paese. / 13 Ne rimarrà una decima parte, / ma di nuovo sarà preda della distruzione / come una quercia e come un terebinto, / di cui alla caduta resta il ceppo.
Progenie santa sarà il suo ceppo.

La situazione storica. Dal punto di vista storico, pur con molte incertezze documentali, si può dire che il re di Israele e il re di Siria, pretendevano che il piccolo regno di Giuda si alleasse con loro per fare fronte alla superpotenza dell’epoca: l’Assiria. Al rifiuto del re di Giuda, Acaz, essi iniziarono una guerra chiamata Siro – Efraimita, che terminò grazie ad un patto di sottomissione di Giuda all’Assiria; una decisione, contrastata da Isaia, che ebbe infauste conseguenze per più di un secolo. In forma estesa vedi 2 Re 16-ss.

La profezia di Isaia. La prima parte narra la vocazione di Isaia che avviene mentre si trova nel tempio; uno scenario grandioso per sottolineare l’importanza della chiamata e il suo scopo.
Il contenuto della profezia è una minaccia che riguarda Giuda e che di lì a poco storicamente si realizzerà.
Il senso della minaccia divina appare subito dal fatto che Dio non parla del “mio popolo“, ma di “questo popolo“, uno stilema dispregiativo che indica l’approssimarsi del giudizio divino. Infatti il messaggio di Isaia è destinato a non essere compreso perché gli orecchi sono resi sordi e gli occhi accecati. Esso sarà compreso solo “post eventum”, cioè dopo che il castigo si sarà manifestato in tutta la sua drammaticità. E, inoltre, verrà compreso solo da un “piccolo resto” di quel popolo. Qui appare la cosiddetta teologia del “Resto d’Israele“. Questo “resto” rappresenta il ceppo la cui radice ha come prima e fondamentale caratteristica una innata capacità di rimanere nel tempo sempre viva.

Tornando al brano evangelico, la citazione così sintetica di Isaia porta a pensare che il testo alluda all’insieme delle vicende storiche che erano seguite a quella profezia.

Inoltre, la distinzione tra quelli fuori che non comprendono e quelli dentro cui sono spiegati i misteri del Regno, porta inevitabilmente a ritenere che anche il messaggio di Gesù, di per sé destinato a tutti, di fatto sia compreso e portato avanti solo da un piccolo resto.
Se è così, questo ci dice che il pervenire alla fede resta e anche resterà una questione seria, molto seria.