Lettura 33 Dt 6,20 – 25 Nascita delle prime catechesi

Lettura 33 Dt 6,20 – 25 Nascita delle prime catechesi

La seconda parte della lettura precedente richiede ulteriori approfondimenti perché apparentemente appare in contrasto con la prima.

Dt 6,20 «Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che JHWH nostro Dio vi ha date? 21 tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del Faraone in Egitto e JHWH ci fece uscire dall’Egitto con mano potente. 22 JHWH operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l’Egitto, contro il Faraone e contro tutta la sua casa. 23 Ci fece uscire così da farci entrare nella Terra che aveva giurato ai nostri padri di darci. 24 Allora JHWH ci ordinò di mettere in pratica tutti questi decreti, temendo JHWH nostro Dio per il nostro bene tutti giorni ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. 25 La giustizia sarà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi / questa Torah davanti a JHWH Dio nostro, come ci ha ordinato».

Raccomandazioni di questo tipo fatte ai figli le troviamo tre volte nel libro di Esodo e le abbiamo trattato diffusamente nelle letture 25, 26, 27, 28, 29.

Contestualizziamo l’argomento. Ci troviamo alla vigilia della liberazione dalla schiavitù che avverrà grazie al “passaggio” dello Sterminatore che ucciderà tutti i primogeniti maschi nelle case che non avranno architrave e stipeti della porta spruzzate con il sangue dell’agnello del sacrificio. Passaggio in ebraico è “Pesach” da cui “Pasqua”.

Il rito è celebrato appunto nella notte di Pasqua dopo avere ucciso l’agnello e asperso con il suo sangue gli stipiti della porta. Arrostito l’agnello lo si potrà mangiare, ma solo con pane non lievitato cioè azzimo.

In questo modo vengono risignificati due usanze più antiche, pre-israelitiche. Quella dell’agnello, praticata dai pastori, che segna l’inizio della transumanza primaverile e quella della mietitura dell’orzo che avviene a primavera. Potremmo attribuire il primo rito all’Israele nomade e il secondo all’Israele sedentarizzato. La Pasqua unifica i due riti in una sola cerimonia che dà inizio alla liturgia più importante della religione ebraica.

Perché pane azzimo? Il rito è fondato sulla convinzione che a primavera tutto debba essere “nuovo” per cui anche il lievito deve essere rinnovato utilizzando il nuovo raccolto dell’orzo. Poiché allora si conosceva solo il lievito madre, ottenuto da un impasto di poca acqua e farina lasciato fermentare per una settimana, per un certo tempo non si disponeva di lievito e così si doveva mangiare pane non lievitato.

Il rito dell’agnello a primavera è presente in tutte le antiche culture mediterranee che praticavano la pastorizia.

Es 12, 19 «Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di Israele, forestiero o nativo del paese. 20 Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangerete azzimi». 21 Mosè convocò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: «Andate a procurarvi un capo di bestiame minuto per ogni vostra famiglia e immolate la pasqua. 22 Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spruzzerete l’architrave e gli stipiti con il sangue del catino. Nessuno di voi uscirà dalla porta della sua casa fino al mattino. 23 JHWH passerà per colpire l’Egitto, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti: allora JHWH passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire. 24 Voi osserverete questo comando come un rito fissato per te e per i tuoi figli per sempre. 25 Quando poi sarete entrati nel paese che JHWH vi darà, come ha promesso, osserverete questo rito. 26 Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di culto? 27 Voi direte loro: È il sacrificio della pasqua per JHWH, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case».

Es 13,8 «In quel giorno tu istruirai tuo figlio: È a causa di quanto ha fatto JHWH per me, quando sono uscito dall’Egitto.

9 Sarà per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi, perché la legge di JHWH sia sulla tua bocca. Con mano potente infatti JHWH ti ha fatto uscire dall’Egitto. 10 Osserverai questo rito alla sua ricorrenza ogni anno».

Es 13,14 «Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente JHWH ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile. 15 Poiché il faraone si ostinava a non lasciarci partire, JHWH ha ucciso ogni primogenito nel paese d’Egitto, i primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame. Per questo io sacrifico a JHWH ogni primo frutto del seno materno, se di sesso maschile, e riscatto ogni primogenito dei miei figli. 16 Questo sarà un segno sulla tua mano, sarà un ornamento fra i tuoi occhi, per ricordare che con braccio potente JHWH ci ha fatti uscire dall’Egitto».

Ora, il nostro testo inizia con la domanda che il figlio pone al padre:

Dt 6,20 «Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà…» che fa il paio con quelle successive

Es 12,26 «Allora i vostri figli vi chiederanno…»

Es 13,8 «In quel giorno tu istruirai tuo figlio…»

Es 13,14 «Quando tuo figlio domani ti chiederà…»

Queste disposizioni simili tra loro portano gli studiosi ad esprimere diverse soluzioni.

Alcuni sostengono che siano tutte di tradizione sacerdotale, altri che siano di tipo deuteronomistico, altri che siano tra loro indipendenti, altri ancora pensano siano dovute alla riforma di Giosia. Dal punto di vista tecnico sono chiamati: “piccolo credo storico“, perché la risposta è una breve sintesi della storia di Israele (vedremo meglio al c. 26). Quale che sia la soluzione appare comunque la preoccupazione di istruire i ragazzi nel fare memoria degli eventi importanti vissuti dal popolo. Li possiamo considerare una prima forma di scuola o di catechismo e, molto importante, impartite dai genitori.

A questo proposito dobbiamo ricordare che la gran parte dei riti celebrati nel mondo ebraico non avvengono nelle sinagoghe come saremmo portati a ritenere, stabilendo un parallelo con i nostri, ma avvengono in ambito familiare o quantomeno in stretto legame tra ciò che si pratica in casa e quello che si esegue in sinagoga.

Ad esempio l’apertura dello shabbat avviene il venerdì sera, (il nuovo giorno inizia la sera dopo il tramonto del sole) da parte della donna che porta in tavola il candeliere con tutte le candele accese. Segue poi la benedizione del pane e ad un certo punto quella del vino; il tutto inframezzato dalle preghiere prescritte.

Tutto ciò fa ritenere che le domande fatte dai figli sul significato da dare ai riti, che abbiamo riportato sopra, facciano parte del rito stesso.

Quindi anche i bambini partecipano alle cerimonie rituali, non solo gli adulti.