Lettura 30b Gen 2,4b-3,24 Nuova rilettura del secondo racconto della creazione

Un noto studioso della Bibbia, Paul Beauchamp, L’uno e l’altro testamento, ha dimostrato che nella sacre Scritture sono presenti poche figure, che via via si approfondiscono, si allargano e si collegano interpretando le varie situazioni storiche.
In questa linea al termine della riflessione sul secondo racconto della creazione possiamo fare un excursus che ci permetta di collegarlo ad altri testi.

Vediamo anzitutto uno schema tratto da una dispensa di G. A. Borgonovo.
Alle spalle di Gn 2-3 sta la comprensione della storia della salvezza, ormai già configurata nella categoria di “Alleanza“; in essi possiamo rilevare, a suo modo, la vicenda del popolo di Israele. In grassetto i riferimenti a Genesi 2-3 in carattere normale il rimando ad altri libri. 

Gn =>  l’uomo viene plasmato (jāṣar) dalla terra e collocato (hēnîaḥ) nel giardino, per coltivarlo e custodirlo (ʿābad / šāmar);
Es => Israele viene fatto uscire dall’Egitto, plasmato nel deserto, collocato nella terra della promessa in vista dell’Alleanza;

Gn => all’uomo viene dato un comandamento ed una legge (con pena di morte);
Es => al Sinai gli viene dato un decalogo e delle leggi (con pena di morte nel Codice dell’Alleanza);

Gn => di fronte al comandamento l’uomo si sente limitato e pensa di trovare la sua libertà rinunciando ad esso;
Es e Profeti => Israele rifiuta l’alleanza con JHWH, cercando altri dèi;

Gn => c’è una parola di Dio che interpella l’uomo dopo la trasgressione; egli sente la voce di Dio nel giardino ed ha paura;
Profeti => la parola profetica interpella l’Israele storico, con l’invito ad ascoltare la voce di Dio (cf soprattutto Dt);

Gen => Dio intenta contro l’uomo un processo, rib;
Profeti => per mezzo dei profeti, Dio intenta dei rîb, processi contro il suo popolo;

Gen => la sentenza è stilata con maledizioni e benedizioni: la vita che continua nella generazione.
Dt => maledizioni e benedizioni concludono ogni  rinnovo dell’alleanza (cf Dt 28,1ss. 15ss)

Ora, più in dettaglio e come esempio applicabile ad altri testi, riportiamo un brano del profeta Osea vissuto intorno al IX secolo nel Regno del Nord, quindi poco dopo la fine del regno di Salomone.
Si tratta di un rib, cioè un processo: un testo che segue lo schema dei nostri due capitoli. Non riportiamo il primo capitolo per motivi di spazio, ma raccomandiamo vivamente di leggerlo.
In esso Dio si rivolge ad Osea prescrivendogli un’azione simbolica: sposare una prostituta per avere figli di prostituzione «poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi da JHWH».
Il primo figlio su ordine di Dio sarà chiamato Izreèl (seme di Dio), il nome di una piana fertilissima nella quale sono avvenute molte battaglie sin dai tempi più remoti che nel nostro caso vuole essere simbolo del Regno del Nord prossimo alla distruzione per mano dell’Impero Assiro. Il secondo, una bimba, sarà chiamata “Non Amata / Loruhamah”. Il terzo, un bambino: “Non Mio Popolo / Loammì”.

Il secondo capitolo esprime il giudizio, la sentenza e inaspettatamente, il perdono. É Dio che parla cn la bocca del profeta:

Os 2,4 «Accusate vostra madre, accusatela, / perché essa non è più mia moglie / e io non sono più suo marito!
Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni / e i segni del suo adulterio dal suo petto;
5 altrimenti la spoglierò tutta nuda / e la renderò come quando nacque
e la ridurrò a un deserto, come una terra arida, / e la farò morire di sete.

6 I suoi figli non li amerò, / perché sono figli di prostituzione.
7 La loro madre si è prostituita, / la loro genitrice si è coperta di vergogna.
Essa ha detto: «Seguirò i miei amanti, / che mi danno il mio pane e la mia acqua,
la mia lana, il mio lino, / il mio olio e le mie bevande».

8 Perciò ecco, ti sbarrerò la strada di spine / e ne cingerò il recinto di barriere / e non ritroverà i suoi sentieri.
9 Inseguirà i suoi amanti, / ma non li raggiungerà, / li cercherà senza trovarli.
Allora dirà: «Ritornerò al mio marito di prima / perché ero più felice di ora».

10 Non capì che io le davo / grano, vino nuovo e olio / e le prodigavo l’argento e l’oro / che hanno usato per Baal.
11 Perciò anch’io tornerò a riprendere / il mio grano, a suo tempo,
il mio vino nuovo nella sua stagione; / ritirerò la lana e il lino / che dovevan coprire le sue nudità.

12 Scoprirò allora le sue vergogne / agli occhi dei suoi amanti / e nessuno la toglierà dalle mie mani.
13 Farò cessare tutte le sue gioie, / le feste, i noviluni, i sabati, tutte le sue solennità.
14 Devasterò le sue viti e i suoi fichi, / di cui essa diceva: / «Ecco il dono che mi han dato i miei amanti».
La ridurrò a una sterpaglia / e a un pascolo di animali selvatici.

15 Le farò scontare i giorni dei Baal, / quando bruciava loro i profumi,
si adornava di anelli e di collane / e seguiva i suoi amanti / mentre dimenticava me! / – Oracolo di JHWH.

16 Perciò, ecco, la attirerò a me, / la condurrò nel deserto / e parlerò al suo cuore.
17 Le renderò le sue vigne / e trasformerò la valle di Acòr / in porta di speranza.
Là canterà / come nei giorni della sua giovinezza, / come quando uscì dal paese d’Egitto.

18 E avverrà in quel giorno / – oracolo di JHWH – / mi chiamerai: Marito mio,
e non mi chiamerai più: Mio padrone.

19 Le toglierò dalla bocca / i nomi dei Baal, / che non saranno più ricordati.
20 In quel tempo farò per loro un’alleanza / con le bestie della terra / e gli uccelli del cielo
con i rettili del suolo; / arco e spada e guerra / eliminerò dal paese; / e li farò riposare tranquilli.

21 Ti farò mia sposa per sempre, / ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto, / nella benevolenza e nell’amore,

22 ti fidanzerò con me nella fedeltà / e tu conoscerai JHWH.
23 E avverrà in quel giorno / – oracolo di JHWH – / io risponderò al cielo / ed esso risponderà alla terra;
24 la terra risponderà con il grano, / il vino nuovo e l’olio / e questi risponderanno a Izreèl (seme di Dio).
25 Io li seminerò di nuovo per me nel paese / e amerò Non-amata (Loruhamah);
e a Non-mio-popolo ( Loammì) dirò: Popolo mio (Ammì), / ed egli mi dirà: Mio Dio»
.

Ora, la donna “vostra madre” rappresenta Israele, i figli sono gli israeliti, gli amanti sono i culti cananei ed in particolare i riti della fecondità svolti con prostitute sacre. Il nome del figlio Izreèl nella prima citazione indica distruzione nella seconda torna il significato etimologico: seme di Dio.

É sorprendente il cambio di tono che interviene in v16 quando ci aspetteremmo una conclusione che distrugga tutto e invece troviamo un innamorato pazzo che non può fare a meno di attirare nuovamente a sé la sua amata.   

Lasciamo al lettore il compito di stabilire relazioni più precise tra gli elementi di questa profezia e il racconto del Giardino. E comunque  vogliamo sottolineare come in entrambi i testi c’è la presenza del giudizio da un lato e dall’altro emerge la tenerezza di Dio sempre pronto a suscitare il pentimento e quindi il perdono che nel caso del Giardino si esprime con la ricerca dell’uomo, le promesse contenute in ogni sentenza e la cucitura dei vestiti di pelli.

Vediamo ora un brano del Deuteronomio, un libro che contiene cinque discorsi fatti da Mosè alla vigilia dell’ingresso nella Terra dopo tutto il cammino di Esodo. Sono discorsi che Mosè non ha mai fatto perché la redazione di Deuteronomio è avvenuto poco prima o poco dopo l’esilio babilonese. Ne abbiamo parlato alla Lettura 18.

Dt 30,11 «Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. 12 Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? 13 Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? 14 Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.
15 Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male16 poiché io oggi ti comando di amare JHWH tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare / šāmar  i suoi comandi, le sue leggi e le sue normeperché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso. 17 Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, 18 io vi dichiaro oggi che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese di cui state per entrare in possesso passando il Giordano. 19 Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, 20 amando JHWH tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare sulla terra che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe».

Ritroviamo qui gli stessi temi che abbiamo incontrato nel racconto del Giardino: il comandamento, la sua custodia, l’alternativa: vita – morte. La finale del nostro testo genesiaco è riscontrabile nella storia di Israele, che non avendo rispettato il comandamento ha subito la sconfitta ed è stato portato in esilio a Babilonia.

            Potremmo esplorare molti altri brani, ma tutti ci porterebbero alle medesime conclusioni, riassumibili in due parole: custodia dell’Alleanza. Un’Alleanza che non è mai stata nostra, ma sempre “Mia”; che è stata accettata dai fuggiaschi in fuga dall’Egitto, prima che fosse data la Legge, perciò non condizionata dalla Legge (Es 19). L’osservanza della Legge è soltanto segno del “riconoscimento” dell’opera buona di Dio verso il suo popolo.

Ma stiamo parlando del popolo ebraico o di noi?
E sì, perché spesso dimentichiamo che in ogni Messa, alla consacrazione del Vino, il celebrante ripete le parole pronunciate da Gesù durante l’ultima cena:
«Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna Alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me».

Se è così, allora il disegno dell’Alleanza è il progetto di Dio che inizia con la Creazione e accompagna l’umanità fino all’Eschaton.