Lettura 30 Nuova comprensione del primo comandamento Dt 6,4 ss
Abbiamo precisato che, dopo l’enunciazione del Decalogo, per diversi capitoli il nostro redattore esilico fa proseguire Mosè nel riflettere sul primo comandamento. Ciò obbliga anche noi ad approfondire riflessioni.
Per la verità, avvertiamo sempre remore nel trattare questi brani. La nostra intenzione originaria è infatti quella di proporre una lettura sincronica, vale a dire, prendere in considerazione il testo così com’è. Quindi, evitare di prendere in considerazione le varie modifiche che il testo ha subito nel corso del passare degli anni. Tuttavia, dobbiamo tenere presente che il Deuteronomio nasce proprio dall’avere percepito la necessità di iniziare un nuovo modo di concepire il rapporto con Dio. Le vicissitudini dell’esilio ed il ritorno in una terra desolata avevano inciso profondamente la coscienza degli ebrei. La tremenda desolazione in cui tutto era precipitato, rendeva quanto mai problematico il vivere il rapporto con Dio. Ora cerchiamo di descrivere brevemente due livelli di questa desolazione.
1- Per quanto riguarda il regno di Giuda la deportazione degli esiliati a Babilonia ha riguardato la classe colta, i dirigenti, l’intellighenzia: a partire dal re, i suoi ministri, i sacerdoti, gli scribi e via dicendo, lasciando così il regno in mano a persone incapaci di riunirsi per creare un minimo di organizzazione che impedisse il disfacimento di tutte le infrastrutture civili necessaria al funzionamento del territorio.
2- In epoca relativamente recente, a seguito di ricerche archeologiche, è stato accertato che prima gli assiri, per quanto riguarda il Regno del Nord già due secoli prima e poi i babilonesi, per quanto riguarda l’intera Palestina, il Libano, la Siria e in genere tutta la zona tra il deserto e il mare, era diventata, come tutti i domini dell’impero, luoghi dai quali sottrarre tutte le risorse possibili per arricchire le capitali: prima Ninive e poi Babilonia. Ad esempio: tutti i libri di storia ci hanno parlato dei meravigliosi giardini, anche pensili, costruiti a Babilonia, ma nessuno ha mai parlato di chi ne ha pagato i costi. Oggi, lo sappiamo grazie alle scoperte archeologiche che, appunto, hanno mostrato la decadenza di tutti i territori conquistati a causa delle depredazioni eseguite dal centro.
Se poi consideriamo la situazione che i “ritornati” trovano, c’è tutt’altro che essere allegri. Essi pensavano di potere rioccupare le loro terre, le loro case e riavere i loro beni, ma trovarono una realtà ben diversa. Le città costiere, a differenza dei territori interni, grazie ai traffici marini, si erano sviluppate occupando e coltivando a loro uso le terre circostanti. All’interno i “rimasti” avevano allargato i loro terreni o abbandonato quelli più aridi a favore di quelli più fertili rimasti “abbandonati”.
I primi capitoli del libro di Esdra danno una pallida idea delle difficoltà che i “nuovi arrivati” trovarono, ad esempio nella ricostruzione del Tempio di Gerusalemme e delle mura della città, attività voluta dallo stesso imperatore Ciro.
È in questa situazione che gli ex esiliati cercano di ricostruire un paese e anzitutto le strutture politiche di un popolo, cioè tentare di dare “anima” ad un popolo smarrito.
La linea seguita è quella di partire dalla religione che ne costituisce l’anima, appunto, attraverso una riforma che riporti il popolo di oggi a credere come quello di ieri, cioè quel popolo che aveva vissuto l’Esodo. Per questo motivo la “Riforma” è messa in bocca a Mosè. E in effetti possiamo dire che ciò che vivono gli esiliati più che un ritorno è un nuovo ingresso nella Terra della Promessa.
Possiamo dire “nuovo ingresso” perché dopo 70 anni la generazione degli esiliati è ormai interamente scomparsa e i “ritornati” nulla sanno delle loro case, terreni, cisterne se non da quello sentito dai Padri. Tanto più che 70 anni valgono solo per la prima ondata di rientrati, ma altri gruppi poterono rientrare solo dopo 100 e fino a 150 anni dopo. Tutti trasferimenti contingentati previa autorizzazione delle autorità imperiali (vedi elenchi nei primi capitoli del libro di Esdra).
Allora se si tratta di un “nuovo ingresso” mettere in bocca a Mosè le raccomandazioni da adottare nella Terra è un’operazione logica e comprensibile perché quelli entrati attorno al 1200 a.C. e quelli rientrano nel 500 a. C. vivono due situazioni molto simili.
Ora, se si tratta di ricostruire un popolo, una vita civile a partire dalla religione bisogna iniziare anzitutto dalla Torah che, ricordiamo, è certamente una legge, ma fatta soprattutto di racconti; racconti che però diventano “normativi”.
Il comportamento dei Patriarchi, i personaggi di Esodo, le loro storie sono i riferimenti dei quali fare memoria.
Si richiamava in qualche lettura precedente “la memoria dei Padri”. E questo vale anche per i cristiani perché ebraismo e cristianesimo sono fondati su di una Storia.
Poiché il Deuteronomio raccoglie la parte più giuridica della Torah possiamo capire perché i Comandamenti, le Dieci Parole, abbiano un posto privilegiato.
Di essi in base a quanto detto sopra possiamo dire che per i “rientrati o ritornati” le Dieci Parole diventano la base di ogni convivenza civile e nel nostro caso mettendo al primo posto il primo comandamento, cioè mettere Dio sopra ogni cosa.
Questa scelta è motivata soprattutto dal fatto che in esilio attraverso le rivelazioni ricevute dal profeta Ezechiele, che abbiamo già visto, e l’approfondimento dello spirito religioso che trasforma la religione da religione formale, statale, in religione del cuore si è guadagnato il passaggio dall’enoteismo al monoteismo.
L’enoteismo era la convinzione che ogni terra avesse il suo Dio, il monoteismo sostiene che esiste un unico Dio: JHWH. Secondo la prima tesi la caduta di Gerusalemme spiegherebbe che Marduk avesse sconfitto JHWH, mentre le rivelazioni ad Ezechiele in quel di Babilonia mostrano che JHWH è Dio anche nella “terra dei due fiumi” e perdita o vittoria con Dio c’entrano poco. Ricordiamo il “Gott mit uns” e cosa ne diceva don Primo Mazzolari.
Se è così c’è da rielaborare tutta la comprensione del primo comandamento e il rapporto di JHWH con gli altri dèi, che ora più che mai sono ridotti a semplici oggetti.
Quindi comprendiamo perché il nostro testo proseguirà per diversi capitoli a riflettere sul primo Comandamento e le sue applicazioni.