Lettura 29 Mc 3,13-19 L’istituzione dei dodici
Mc 3,13 «E sale sul monte e chiama a sé quelli che lui voleva ed essi andarono da lui. 14 E ne fece Dodici, che denominò anche apostoli, perché fossero con lui e perché li mandasse a predicare / kerussō 15 e avere il potere di scacciare i demoni. 16 Costituì dunque i Dodici: e impose a Simone il nome di Pietro; 17 poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; 18 e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo 19 e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì /paradìdōmi / consegnò».
1- Il “monte” e il numero “dodici” rimandano agli eventi esodici del Sinai dove gli schiavi fuggiti dall’Egitto accolsero da Dio, con la mediazione di Mosè, l’Alleanza, la Legge, dei giudici e così strutturati divennero un popolo, articolato in dodici tribù.
Il monte, quindi, non ha il significato di un’altura dalla quale ammirare un bel panorama, ma piuttosto quello dell’avvicinamento o dell’ingresso in una zona abitata da Dio. Siamo in presenza di una delle tante manifestazioni del sacro.
Allora l’istituzione di questi dodici inviati o messaggeri, in greco “apostoloi” da cui il nostro apostoli, segna la nascita di un nuovo popolo: il popolo della Nuova Alleanza.
2– Ora, non solo Gesù aveva preso le distanze dalle folle, come abbiamo visto nella lettura precedente guidati dal tema della piccola barca, ma anche i dodici sono chiamati in forma separata, “perché fossero con lui“… che è ben diverso da uno “stare tra di loro”. Lo stare tra di loro è subordinato allo “stare con lui”. Lui è il perno che unifica il gruppo, non la bella e simpatica compagnia.
Si tratta di una presa di distanza che permane: in quanto inviati, messaggeri, apostoli sono chiamati ad un servizio per il mondo, ma devono sempre mantenere tale distanza dal mondo, quella che precisamente esprime Gesù nell’Ultima Cena: Gv 17,16 «Essi non sono del mondo come io non sono del mondo».
E questo non è richiesto solo agli apostoli, ma tutti i discepoli.
Se vuoi servire il mondo devi differenziarti dal mondo, pur rimanendo nel mondo.
3– È anche importante rilevare la composizione di questo gruppo di dodici.
I primi quattro: Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo erano stati chiamati a seguire il Maestro mentre passeggiava lungo il mare di Galilea, erano pescatori (Mc 1,16-ss).
Matteo o Levi era un esattore delle imposte per conto dei romani (Mc 2,13-ss), perciò un collaborazionista venduto agli invasori.
E adesso arriva anche Simone lo zelota. Gli zeloti avevano costituito un gruppo che, fatte le debite proporzioni, praticavano una guerra di resistenza armata, che voleva eliminare i romani e restaurare l’antico Regno Davidico. Essi non esitavano ad assassinare nemici, collaborazionisti e a compiere attentati imponenti, per cercare di fare sollevare il popolo. Come Matteo e Simone potessero evitare di scannarsi l’un l’altro, il vangelo non lo dice.
Della compagnia fa parte anche Giuda iscariota. L’apposizione potrebbe riferirsi alla sua personalità: menzognero, falso, traditore; oppure alla provenienza: il villaggio di Qeryot. Ciò che conta è la specificazione “quello che poi lo consegnò / paradìdōmi“; e questo è un verbo strategico perché può essere tradotto con “arrestare”.
E così, ancora una volta si manifesta l’ombra della croce.
Nel complesso una compagnia di gente avventizia, raffazzonata che potrebbe trovare l’aggettivo appropriato nei dialetti lombardi: una compagnia “de mal-tra-insema”.
Questo ci consente di ribadire ancora una volta, la forma anomala, rispetto alla tradizione, di come Gesù abbia reclutato i suoi inviati.
Possiamo tentare di spiegarlo attraverso il verbo insegnare, in greco didaskō: insegnare, istruire, ammaestrare.
Ci interessa “ammaestrare”, come talvolta troviamo nelle nostre traduzioni, che di primo acchito ci stupisce, perché “ammaestrare” è l’azione che un domatore fa verso gli animali; agli esseri umani si insegna e gli allievi imparano.
Tuttavia se un animale non impara la colpa è del domatore, non dell’animale.
Allora l’uso di “ammaestrare” nei vangeli vuole significare che Gesù si prende la responsabilità del insegnamento e dell’apprendimento dei discepoli.
In definitiva, Gesù si assume il compito dell’ammaestramento del suo gruppo, indipendentemente dalle differenti preparazioni precedenti, dalle qualità individuali, e dalla stessa composizione del gruppo.
I dialetti meridionali ci consentono di usare il verbo imparare in una forma scorretta, ma adatta al nostro caso: è Gesù stesso che “li fa imparati“.
4– Il compito che gli inviati devono adempiere è «li chiamò a sé perché li mandasse a predicare e avere il potere di scacciare i demoni».
Il potere di scacciare i demoni non è una capacità propria acquisita, ma un dovere da compiere.
Il predicare / kerussō dice una funzione, ma non ne specifica il contenuto.
La stessa cosa però vale anche per Gesù, del quale si dice che predicava di qua e di là, ma il contenuto dell’annuncio è indicato da Marco solo in
Mc 1,14 «Il tempo è compiuto / kairòs il Regno di Dio è vicino convertitevi / metanoeìte e credete al Vangelo / lieta notizia».
E questo doveva essere anche l’annuncio degli inviati.
Allora gli inviati non proponevano se stessi agli ascoltatori alla maniera di chi dice: “guarda come sono bravo”.
Al contrario potevano annunciare il Regno di Dio, nonostante i propri limiti.
Esattamente come dovremmo fare anche noi.