Lettura 26 L’inizio delle mediazioni Dt 5,22 – 6,3
Abbiamo visto nelle letture precedenti, nella struttura dei capitoli 5 e 6, come il decalogo sia racchiuso tra due richiami storici e come la rivelazione della Torah sia essa stessa un evento storico. Se è così nella storia ci sono i fondamenti della religione ebraica come di quella cristiana. Il Sinai /Oreb per la prima la Croce e la Pasqua per il cristianesimo.
Per comodità del lettore riportiamo la raccomandazione che precede il Decalogo fatta da Mosè, ma la nostra riflessione si basa di più sulla parte conclusiva, molto importante per due ragioni:
1 – l’introduzione di una condizionalità a riguardo della vita che sarà condotta nella Terra della Promessa, la quale sarà felice e lunga solo se la Torah sarà osservata integralmente.
2- l’inizio di una mediazione tra Dio e il popolo
Richiamo all’Alleanza
Dt 5,1b «Ascolta, Israele, le leggi e le norme che oggi io proclamo dinanzi a voi: imparatele e custoditele e mettetele in pratica. 2 JHWH nostro Dio ha stabilito con noi un’Alleanza sull’Oreb. 3 JHWH non ha stabilito questa Alleanza con i nostri padri, ma con noi che siamo qui oggi tutti in vita. 4 JHWH vi ha parlato faccia a faccia sul monte dal fuoco, 5 mentre io stavo tra JHWH e voi, per riferirvi la parola di JHWH, perché voi avevate paura di quel fuoco e non eravate saliti sul monte. Egli disse…»
Ribadiamo che il Decalogo è inserito tra due richiami che storicizzano la consegna da parte di Dio a Mosè delle Dieci Parole.
Quindi le parole della Torah sono fondate su di un fatto storico: l’uscita prodigiosa dall’Egitto e quello che si è svolto ai piedi dell’Oreb che non può essere dimenticato perché accompagnato da fenomeni naturali straordinari richiamati alla fine del capitolo 5
La teofania dell’Oreb 5,22 – 27
22 «Queste parole pronunciò JHWH, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall’oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede.
23 All’udire la voce in mezzo alle tenebre, mentre il monte era tutto in fiamme, i vostri capitribù e i vostri anziani si avvicinarono tutti a me 24 e dissero: Ecco JHWH nostro Dio ci ha mostrato la sua Gloria/ Kavod e la sua grandezza e noi abbiamo udito la sua voce dal fuoco; oggi abbiamo visto che Dio può parlare con l’uomo e l’uomo restare vivo. 25 Ma ora, perché dovremmo morire? Questo grande fuoco infatti ci consumerà; se continuiamo a udire ancora la voce di JHWH nostro Dio moriremo. 26 Poiché chi tra tutti i mortali ha udito come noi la voce del Dio vivente parlare dal fuoco ed è rimasto vivo? 27 Avvicinati tu e ascolta quanto JHWH nostro Dio dirà; ci riferirai quanto JHWH nostro Dio ti avrà detto e noi lo ascolteremo e lo faremo».
Questi schiavi fuggiti dall’Egitto provengono da un paese che già da un millennio conosceva l’uso del papiro, ma Dio scrive la Torah sua due tavole di pietra; e questo significa che quelle Parole sono “per sempre”.
Per chi li ha vissuti è impossibile dimenticare i fenomeni naturali che hanno accompagnato la consegna della Torah a Mosè. Dobbiamo dire “a Mosè” perché il popolo, proprio per quei fenomeni, non ha avuto il coraggio di avvicinarsi al monte avvolto dalla Gloria di Dio.
4- La mediazione di Mosè 5,28 – 31
28 «JHWH udì le vostre parole, mentre mi parlavate, e mi disse: Ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolte; quanto hanno detto va bene. 29 Oh, se avessero sempre un tal cuore, da temermi e da osservare tutti i miei comandi, per essere felici loro e i loro figli per sempre! 30 Va’ e di’ loro: Tornate alle vostre tende; ma tu resta qui con me 31 e io ti detterò tutti i comandi, tutte le leggi e le norme che dovrai insegnare loro, perché le mettano in pratica nel paese che io sto per dare in loro possesso».
5 – L’osservanza e la condizionalità 5,32 – 6,3
32 «Badate dunque di fare come JHWH vostro Dio vi ha comandato; non ve ne discostate né a destra né a sinistra; 33 camminate in tutto e per tutto per la via che JHWH vostro Dio vi ha prescritta, perché viviate e siate felici e rimaniate a lungo nel paese di cui avrete il possesso.
Dt 6,1 Questi sono i comandi, le leggi e le norme che JHWH vostro Dio ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso; 2 perché tu tema JHWH tuo Dio osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti dò e così sia lunga la tua vita. 3 Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica; perché tu sia felice e cresciate molto di numero nel paese dove scorre il latte e il miele, come JHWH, Dio dei tuoi padri, ti ha detto».
Qui emerge lapidariamente e chiaramente la condizione per una vita lunga e felice; ripetuto due volte. È la tipica caratteristica del Deuteronomio che deriva direttamente dall’esperienza seguita alla perdita della Terra, attribuita alla non osservanza della Torah.
Più volte abbiamo dovuto spostare la nostra riflessione dalle parole messe in bocca a Mosè, cioè il testo così com’è, e la situazione del redattore finale che si trova nel periodo esilico o nell’immediato post esilio.
Ora, i destinatari di queste parole siano essi in epoca mosaica o nel post-esilio non hanno potuto osservare i fenomeni che hanno riguardato il Sinai durante la consegna delle tavole della Torah a Mosè. I primi perché tutta la generazione uscita dall’Egitto fu destinata alla naturale estinzione avvenuta durante i quarant’anni trascorsi vagando nel deserto a seguito del peccato di Kades Barnea.
I secondi, quelli che vivono nel post esilio, per ovvi motivi visto che erano già passati almeno 800 anni da quegli eventi.
Tutte queste persone non hanno mai avuto un rapporto diretto con Dio. Non hanno visto né sentito alcunché dalle parti del Sinai o altrove. Essi dispongono soltanto di ciò che Mosè ha lasciato: le sue raccomandazioni, le sue parole tramandate di generazione in generazione e soprattutto delle tavole della Legge, la Torah; scritta su tavole di pietra. Quindi, solo della MEDIAZIONE di Mosè e dei suoi successori. Più in generale della mediazione dei Padri.
Però, i racconti riportati, mostrano che già la prima generazione di fuggiaschi ai piedi del Sinai ebbe “timore” ad ascoltare Dio e incaricò Mosè di stare al Suo cospetto per parlare con JHWH. Un atteggiamento, una presa di distanza che Dio stesso apprezza perché manifestazione del Timore di Dio. Che non ha nulla a che fare con la paura di Dio, ma “segno profondo delle cose che riguardano Dio”.
Se è così la mediazione, questo rapporto indiretto con Dio nasce già ai piedi del Sinai. Sono pochi gli uomini che possono osare un rapporto diretto con lui: quelli da Lui chiamati come i profeti e i santi… “chiamati” proprio per un servizio alla gente, ai fratelli.
Allora, c’è un solo modo per essere in rapporto con Dio e godere della sua vicinanza: l’osservanza attenta della Torah, perché essa proviene direttamente da Dio.