Lettura 26 Gen 3,16 La sentenza verso la donna

Gen 3,16 Alla donna disse:

«Moltiplicare moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze,

con dolore partorirai figli.

Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

La condanna inflitta alla donna non riguarda il parto in sé, ché al contrario nella concezione biblica è considerato una benedizione, mentre era la sterilità ad essere ritenuta una maledizione.

Ricordiamo che in Gen 1 la fecondità della coppia è oggetto della benedizione divina:

Gen 1,28 Dio li benedisse e disse loro:

«Siate fecondi e moltiplicatevi, / riempite la terra;

soggiogatela e dominate / sui pesci del mare / e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente, / che striscia sulla terra».

Quindi il nostro testo, che ricordiamo, è eziologico, cerca di spiegare perché le doglie del parto siano così intense e dolorose.

La Bibbia è consapevole che le madri di tutti i mammiferi quando partoriscono i figli provano dei dolori atroci, le doglie, appunto. Nel libro di Giobbe troviamo:

Giob 39:1 Sai tu quando figliano le camozze / e assisti al parto delle cerve?

2 Conti tu i mesi della loro gravidanza / e sai tu quando devono figliare?

3 Si curvano e depongono i figli, / metton fine alle loro doglie.

La scienza ci insegna quanto sia importante il dolore nella formulazione di diagnosi cliniche, ma più in generale il dolore è un campanello di allarme che ci avvisa che un organo non funziona bene e deve essere curato. Se non avessimo questo meccanismo fisiologico, rischieremmo di tagliarci un arto o bruciarci una mano senza accorgercene.

I genitori sanno quanto sia difficile convincere un bambinetto a non toccare la fiamma del gas, a non infilare le dita nella presa della corrente, ecc. Spesso sono avvertimenti che cadono nel vuoto finché il piccoletto ne fa esperienza diretta.

Allora, il messaggio del nostro testo non riguarda tanto i dolori nel parto, né che prima della trasgressione fosse indolore, ma il loro incremento espresso da quella forma accrescitiva del verbo che abbiamo già incontrato «moltiplicare moltiplicherò».

Il nostro redattore è colpito dal fatto che uno dei momenti più belli che possa vivere un essere umano, quello di mettere al mondo una nuova creatura, sia accompagnato da dolori così intensi, e perciò ne cerca una spiegazione.

Egli trova la ragione dell’incremento e ripetiamo, abbiamo sempre a che fare con un’eziologia metastorica, nella trasgressione compiuta ai piedi dell’Albero.

Trasgressione che espressa in modo, oggi poco gradito, si chiama peccato (vedi appendice).

La violenza di coppia

La seconda parte del versetto illustra anche la violenza che insorge all’interno della coppia.

L’ idilliaco incontro tra i due, si è spezzato ed è diventato un rapporto nel quale entra anche la violenza reciproca.

Così, data la maggior forza fisica dell’uomo, accade che il dominio della coppia su tutti gli animali del cielo, del mare e della terra (Gen 1,28) ora diventa anche dominio dell’uomo sulla donna.

In definitiva la felice situazione originaria, perfettamente corrispondente al progetto di Dio, si è trasformata nella condizione attuale che tutti noi insieme al nostro antico agiografo conosciamo.

Pensiamo si utile fare il raffronto con testo del profeta Isaia vissuto circa 200 anni dopo l’autore di Gen 2-3.

Nei capitoli precedenti Isaia ha descritto la distruzione del Regno del Nord avvenuta per opera degli assiri e nello stesso tempo le infedeltà sia di Israele che di Giuda dovute soprattutto ai comportamenti e alle leggi dei re e delle classi dirigenti. Però Dio sta preparando un futuro molto diverso nel quale accadranno cose mai udite prima. Tutto inizia da un discendente dell’antico re Davide che era figlio di Iesse.

Is 11:1 Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, / un virgulto germoglierà dalle sue radici.

2 Su di lui si poserà lo spirito di JHWH, / spirito di sapienza e di intelligenza,

spirito di consiglio e di fortezza, / spirito di conoscenza e di timore di JHWH.

3 Si compiacerà del timore di JHWH. / Non giudicherà secondo le apparenze

e non prenderà decisioni per sentito dire;

4 ma giudicherà con giustizia i miseri / e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.[…]

6 Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, / la pantera si sdraierà accanto al capretto;

il vitello e il leoncello pascoleranno insieme / e un fanciullo li guiderà.

7 La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; / si sdraieranno insieme i loro piccoli.

Il leone si ciberà di paglia, come il bue.

8 Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; / il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.

Vorremmo richiamare l’attenzione sulla parte finale nella quale troviamo immagini coerenti con quelle esistenti nel Giardino di Eden: animali domestici e feroci che pascolano insieme, il leone tornato ad essere erbivoro e, soprattutto, ci interessa sottolineare quei bambini che si trastullano con vipere e serpenti velenosi.

Qui sembra sia cancellata anche la maledizione verso il serpente che abbiamo visto nella precedente lettura.

Ecco, in questo secondo testo è descritto un procedimento inverso rispetto a quello di Genesi.

Infatti qui, Isaia parte dalla situazione attuale e descrive il progetto di Dio che sta nel futuro.

In breve nel primo testo il progetto di Dio è all’inizio, nel secondo il progetto di Dio sta alla fine.

APPENDICE – Il peccato

Dal punto di vista antropologico il peccato è il non essere apposto, il non essere in ordine dell’uomo:

=> dissidio con sé stesso che riguarda una divaricazione tra dovere ed essere e si manifesta nella coscienza che muove un’accusa a fronte di una mancanza: avrei dovuto… ma non ho fatto...

=> rapporto alterato con gli altri: gli altri sono misurati secondo una determinata norma alla quale io mi sottraggo.

Ora, l’etimologia di PECCATO è sconosciuta e viene spiegato con sinonimi: trasgressione, infrazione, mancanza, sempre con il rimando ad una legge. Quindi una visione legalistica del peccato.

Il vecchio catechismo di Pio X lo esprimeva con una formula molto sintetica: «Offesa grave fatta a Dio, disubbidendo alla sua legge». Anche in questo caso si tratta di una visione legalistica.

Al contrario nella Bibbia troviamo che il peccato è definito con tre termini di tipo esistenziale:

1- Hattah: fallire il bersaglio, sbagliare a prendere la mira, “smirare”. Uno voleva… ma non si era allenato e ha sbagliato.

2- Awon: torcere, curvare, seguire una deviazione tortuosa diversa dalla meta da raggiungere. Uno voleva fare prima, ha preso una scorciatoia…

In questi due casi la volontà è orientata bene anche se l’obiettivo non è stato raggiunto.

3- Peshah: trasgressione di un vassallo verso il grande re; la rivolta di un servo verso il padrone, avversione, arroganza, pretesa e ribellione. È il peccato più tipicamente marcato da una connotazione teo-logica e implica una volontà precisa. Si tratta esattamente del peccato avvenuto nel giardino: il rifiuto dell’Alleanza, il sospetto applicato alla immagine di JHWH Dio.

Queste tre denominazioni mostrano che la Bibbia pone la trasgressione su di un piano esistenziale, non legalistico.

È esattamente quello che farà Gesù e infatti la sua vicenda storica fa comprendere il peccato come progetto di vita non riuscito.

In questo modo il traguardo a cui raccordarsi non è delle norme riportate su delle tabelle, ma il progetto di vita che Lui propone. Così sì passa dalla legge all’esistenza.

E infatti la nuova legge sono le Beatitudini che non sono legalistiche.