Lettura 25 Gen 3,14- 15 La sentenza al serpente

Gen 3,14 Allora JHWH /Elohim disse al serpente:

«Poiché tu hai fatto questo, / sii tu maledetto più di tutto il bestiame

e più di tutte le bestie selvatiche; / sul tuo ventre camminerai / e polvere mangerai

per tutti i giorni della tua vita.

15 Io porrò inimicizia tra te e la donna, / tra il tuo seme / e il suo seme:

egli ti schiaccerà il capo / e tu gli insidierai il calcagno».

Traduzione CEI

15 Io porrò inimicizia tra te e la donna, / tra la tua stirpe / e la sua stirpe:

ella ti schiaccerà la testa / e tu le insidierai il calcagno».

L’agiografo descrive la situazione reale in cui vive il serpente e la spiega come conseguenza della maledizione di Dio.

Nella Scrittura non troviamo molti esempi di maledizione, ma ne riportiamo alcuni:

Qualche versetto più avanti ce ne una diretta verso la terra:

Gen 3,17 All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, / maledetto sia il suolo per causa tua»!

Più avanti ancora sarà maledetto Caino per avere ucciso il fratello Abele:

Gen 4,11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».

La maledizione del suolo sarà in parte attenuata dalla nascita di Noè:

Gen 5,28 Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio 29 e lo chiamò Noè, dicendo: «Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto».

Annullamento ratificato con maggior forza, al termine del diluvio quando Noè uscì dall’arca insieme a tutta la famiglia e agli animali:

Gen 8,18 Noè uscì dall’arca con i figli, la moglie e le mogli dei figli. 19 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca. 20 Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare. 21 Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

Poco dopo però, troviamo un’altra maledizione, questa volta di Noè verso il figlio minore, Cam, padre di Canaan:

Gen 9,24 Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; 25 allora disse: «Sia maledetto Canaan! / Schiavo degli schiavi / sarà per i suoi fratelli!».

Senza approfondire più di tanto, sembra di potere affermare che nel resto della Bibbia le maledizioni siano minacciate solo come rappresaglia se non vengono rispettati i comandamenti della Legge, le alleanze, i patti sottoscritti, ecc.

Infatti la benedizione verso Abramo è presentata come una sorta di protezione da ogni tipo di maledizione:

Gen 12:1 Il Signore disse ad Abram:

«Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria / e dalla casa di tuo padre, / verso il paese che io ti indicherò.

2 Farò di te un grande popolo / e ti benedirò, / renderò grande il tuo nome / e diventerai una benedizione.

3 Benedirò coloro che ti benediranno / e coloro che ti malediranno maledirò

e in te si diranno benedette / tutte le famiglie della terra».

Per la precisione, non dobbiamo dimenticare la maledizione inferta da Gesù al fico sulla strada di Gerusalemme, che costituisce un’azione simbolica (vedi Marco, Lettura 76):

Mc 11,20 La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. 21 Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato».

Il protovangelo

Il versetto 15 è stato chiamato già dai primi cristiani “Protovangelo” perché annunzia la vittoria sul male da parte di un essere nato dalle generazioni della donna.

Ora, l’antico autore non fa altro che descrivere la realtà che vede ogni giorno con i suoi occhi: da un lato, una lotta spietata tra gli esseri umani e tutti i rettili, che tra l’altro la Legge dichiarerà impuri, dall’altro il pericolo che i rettili costituiscono per gli uomini, soprattutto i bambini. Certo, ci sono rettili velenosi e non velenosi, ma da sempre la loro improvvisa apparizione suscita ribrezzo e paura.

Al di là di questo, i primi cristiani, abituati a frequentare le Scritture, riconoscono nel personaggio annunciato la figura di Gesù Cristo, anche perché nel frattempo l’antico serpente viene interpretato come il Satana. Dai vangeli risulta in modo chiaro, soprattutto in Marco, come sin dall’inizio, Gesù sia in conflitto con i demoni.

Ora, il testo ebraico e quello della LXX sono concordi nell’affermare che questo soggetto, sia il “seme della donna” in ebraico “zarehah”, in greco: “spermatòs”, in latino: “semen”, per cui è corretto tradurre: “egli ti schiaccerà il capo“. Invece, non si sa per quale motivo, forse un errore di copista, la Vulgata Latina, riporta il riferimento al seme, come “ipsa” cioè “essa”, anziché ipse o ipsum.

Poiché la Vulgata latina era la Bibbia più diffusa nella Chiesa cattolica, si è finito per individuare questa figura che schiaccia il capo al serpente, non in Gesù Cristo, ma in Maria. Da qui le tante immagini che riproducono la Madonna sotto i piedi della quale sta il capo del serpente.

La Cei ha usato una via intermedia, adottando una traduzione che rispetta la grammatica declinando il tutto al femminile, cioè sostituendo “seme” con “stirpe” che così concorda con il pronome al femminile.

Così il personaggio misterioso può essere tanto un uomo che una donna. Tuttavia questo non è fedele ai testi originali.

Comunque deve essere chiaro che la vittoria sul demonio non è opera di Maria, ma di Gesù Cristo, del quale la Madonna è stata collaboratrice.

Resta il senso del racconto che mette in luce come la maledizione del serpente «il più astuto degli animali» segna una rottura tra il mondo dell’uomo e quello degli animali, i quali erano stati creati per liberare l’uomo dalla sua solitudine.

Il portato di fede del testo è che la creazione operata da Dio fosse, come abbiamo visto a riguardo di ogni opera: «buona / bella / tov» e, aggiungiamo, perfetta, ma la libertà dell’uomo e di quella “strana” creatura e sottolineiamo “creatura”, che è il serpente, abbiano irrimediabilmente incrinato quella perfezione.