Lettura 24 Mc 2,23-28 La quarta controversia galilaica, le spighe strappate di sabato
Mc 2,23 «E avvenne che in giorno di sabato Gesù passasse attraverso i campi di grano e i suoi camminando, cominciarono a strappare le spighe. 24 I farisei gli dicevano: «Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?». 25 Ma egli dice loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e quelli che erano con lui? 26 Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». 27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! 28 Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».
Il problema che tratta questa pericope dipende dal fatto che la supposta trasgressione avviene in giorno di sabato.
Ma perché il sabato è così importante?
Il riposo del sabato è prescritto dal terzo comandamento del Decalogo e l’abbiamo già commentato nelle letture 82, 83, 84 del libro di Esodo. Lo riportiamo per comodità nella versione più antica, quella del Deuteronomio.
Dt 5,12 Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come JHWH Dio tuo ti ha comandato. 13 Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il sabato per JHWH tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che JHWH tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò JHWH tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.
Allora il riposo sabbatico non è tanto destinato a passare una giornata davanti alla TV, in un centro commerciale o farci almeno 500 km di autostrada per non essere out, ma a fare memoria degli eventi della liberazione dalla schiavitù d’Egitto e soprattutto dalla schiavitù della morte. Infatti noi cristiani abbiamo fatto confluire la memoria dei due avvenimenti nell’ottavo giorno, la domenica, perché in quel giorno Dio, in Gesù, ha sconfitto la morte.
Ecco, i discepoli insieme a Gesù in un giorno di sabato passando per i campi, strappano alcune spighe di grano, le strusciano fra le mani e ne mangiano i chicchi.
L’antico comandamento vietava di mietere in giorno di sabato, ma sostenere che l’azione dei discepoli fosse una mietitura è una forzatura legalistica. I farisei erano un movimento che cercava di praticare devotamente la legge, ma spesso con puntigliosità interpretative che rendevano difficile la vita.
Alcuni esperti suggeriscono che i discepoli abbiano commesso un ulteriore infrazione, quella di preparare il cibo nel giorno del riposo. Il cibo per il sabato, secondo le interpretazioni rigoriste, doveva essere preparato il giorno prima e di sabato non si doveva neanche accendere il fuoco.
Non sappiamo se astenendosi da queste due azioni la memoria della liberazione dalla schiavitù d’Egitto fosse più brillante, comunque Gesù risponde per le rime alle critiche citando direttamente la Bibbia.
Il fatto ricordato, accadde quando il re Saul improvvisamente, fuori testa, cerca di uccidere Davide. Questi riesce ad evitare il fendente di lancia e scappa così come si trova, inseguito dai soldati che dovrebbero catturarlo. Finché stanco e affamato arriva a Nob, uno dei santuari sparsi in Israele. Prima che fosse edificato il tempio di Gerusalemme, Dio era invocato in molti santuari che la successiva unificazione del culto eliminò.
A Nob accadde il fatto citato da Gesù.
1 Sam 21,2 «Davide si recò a Nob dal sacerdote Achimelech (o Abiatàr). Achimelech, turbato, andò incontro a Davide e gli disse: «Perché sei solo e non c’è nessuno con te?». 3 Rispose Davide al sacerdote Achimelech: «Il re mi ha ordinato e mi ha detto: Nessuno sappia niente di questa cosa per la quale ti mando e di cui ti ho dato incarico. Ai miei uomini ho dato appuntamento al tal posto. 4 Ora però se hai a disposizione cinque pani, dammeli, o altra cosa che si possa trovare». 5 Il sacerdote rispose a Davide: «Non ho sottomano pani comuni, ho solo pani sacri: se i tuoi giovani si sono almeno astenuti dalle donne, potete mangiarne». 6 Rispose Davide al sacerdote: «Ma certo! Dalle donne ci siamo astenuti da tre giorni. Come sempre quando mi metto in viaggio, i giovani sono mondi, sebbene si tratti d’un viaggio profano; tanto più oggi essi sono mondi». 7 Il sacerdote gli diede il pane sacro, perché non c’era là altro pane che quello dell’offerta, ritirato dalla presenza del Signore, per essere sostituito con pane fresco nel giorno in cui si toglie».
I pani sacri o di proposizione erano un’offerta fatta a Dio e come tali non potevano più essere usati come cibo comune, ma erano riservati esclusivamente ai sacerdoti che li consumavano in condizione di assoluta purità.
Nel nostro testo Gesù non giustifica l’azione dei discepoli a fronte dell’antico racconto biblico, ma in virtù di una priorità nuova e radicale: «il Figlio dell’Uomo è signore anche del sabato».
Abbiamo già incontrato l’auto attribuzione del titolo “Figlio dell’Uomo” nella prima controversia galilaica, quando Gesù guarì il paralitico: “Il Figlio dell’uomo ha il potere /exousìa di rimettere i peccati».
In questo racconto Gesù rivendica la sua exousìa a riguardo del sabato riportandone il senso al complesso della Legge che è stata consegnata da Dio al popolo della Sua Alleanza, perché fosse un popolo libero.
E ricordiamo ancora che l’Alleanza viene stipulata prima della Legge (vedi Es 19).
E Gesù aggiunge anche il senso del comandamento sabbatico:
«Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!».
Ma lo scontro con il legulei, che di lì a non molto diverrà fatale, è appena iniziato: ora, siamo solo entrati nel primo tempo.