Lettura 24 Il fondamento storico della nostra religione Dt 5,6 – 21

Prima di prendere in esame il Decalogo che riguarda il capitolo 5 riprendiamo la collocazione storica assegnata dagli Autori a questo discorso pronunciato da Mosè.

Dt 4,44 «Questa è la legge che Mosè espose agli Israeliti. 45 Queste sono le istruzioni, le leggi e le norme che Mosè diede agli Israeliti quando furono usciti dall’Egitto, 46 oltre il Giordano, nella valle di fronte a Bet-Peor, nel paese di Sicon re degli Amorrei che abitava in Chesbon, e che Mosè e gli Israeliti sconfissero quando furono usciti dall’Egitto. 47 Essi avevano preso possesso del paese di lui e del paese di Og re di Basan – due re Amorrei che stavano oltre il Giordano, verso oriente -, 48 da Aroer, che è sull’orlo della valle dell’Arnon, fino al monte Sirion, cioè l’Ermon, 49 con tutta l’Araba oltre il Giordano, verso oriente, fino al mare dell’Araba sotto le pendici del Pisga». Dt 5,1 Mosè convocò tutto Israele e disse loro:…».

Nella premessa abbiamo sottolineato “collocazione storica” perché la nostra fede non è qualcosa partorito da qualcuno a tavolino, o mentre osservava un bel panorama e simili, ma a seguito di eventi storici.

Certo nessuno potrà mai stabilire, giorno mese ed anno ma le ricerche archeologiche hanno permesso di stabilire i tempi con una precisione che aumenta man mano che ci si avvicina ai nostri tempi, appunto.

A partire quando intorno al XVIII o XVII secolo Dio si rivolge ad Abramo dicendogli: “Esci dalla tua terra e va…”, passando per la liberazione di un gruppo di schiavi dal giogo di Faraone miracolosamente sfuggiti ad uno degli eserciti più efficienti di quel tempo e siamo intorno al 1250 – 1225 a. C.

A cui segue la conquista della Terra della Promessa, che si completa intorno al X secolo, e poi seguito poi la sua perdita che avviene definitivamente nel 585 a. C.

È quasi superfluo ricordare che tutte le volte che recitiamo il Credo nominiamo un procuratore romano appartenente all’impero più grande e potente dell’epoca, nel quale ricordiamo che il Figlio venne Crocifisso per poi risorgere… ma senza fare chiasso!

Forse anche Ponzio Pilato sarebbe finito nei sotterranei della storia come tanti personaggi che hanno avuto il loro peso, ma ancor oggi a distanza di duemila anni ricordiamo quello che ha inflitto ad un “oscuro” profeta di Galilea.

Ripetiamo: le radici della nostra fede sono storiche. Essa ha una verità storica.

Se stiamo alla lettura che ne facevano gli antichi Padri, uno per tutti Ambrogio, possiamo dire: noi siamo stati liberati dall’Egitto, abbiamo attraversato il Mar Rosso, ci siamo dissetati dall’acqua scaturita dalla roccia colpita dal bastone di Mosè e via dicendo. E in fin dei conti quando ci troviamo a Messa siamo simbolicamente trasportati là in quella sera di giovedì, e poi nell’Orto e poi ai piedi della Crocifisso e sgomenti la mattina di Pasqua quando le donne vengono a dire: “E Risorto”. Pensa te, le donne!

È difficile oggi dire queste cose perché materialisti come siamo diventati se non possiamo toccare qualcosa con le mani pensiamo di essere sicure come l’oro che non c’è…. Qualcuno esperto di fisica tira in ballo la fisica quantistica e allora… Ma per restare nel nostro campo dobbiamo dire che purtroppo abbiamo smarrito la concezione del simbolo perché l’abbiamo ridotto a meno dell’acqua fresca, mentre gli antichi… Per concludere questa nota e tornare al nostro Deuteronomio crediamo di poter affermare che anche questo doppio racconto della collocazione storica di quel “dove” in cui Mosè ha pronunciato questo discorso non sia da sottovalutare.