Lettura 23 Gen 3,1-7 Delitto
Se riflettiamo un poco sull’episodio narrato nella precedente lettura troviamo che protagonista è la donna; il serpente è anch’esso in primo piano anche se po’ defilato; l’uomo è praticamente assente. Di lui si dice soltanto: «poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò».
Quindi la trasgressione è stata compiuta dalla donna, anche se istigata dal serpente, e l’uomo è stato, suo malgrado, coinvolto. Anche se avrebbe potuto opporsi.
Da questo potremmo dedurre che il nostro antico redattore fosse misogino o che, comunque, ce l’avesse con le donne.
È un’impressione senz’altro corretta, ma se caliamo il testo nell’ambiente che l’ha prodotto allora ci rendiamo conto che l’obiettivo è storico, non metastorico.
Il compositore del racconto in questione vive all’epoca di Salomone, il grande re che si era trovato un impero molto vasto frutto delle conquiste compiute da suo padre, Davide.
Dobbiamo così rifarci ai due libri dei Re che insieme ai due libri di Samuele raccontano la storia di Israele dal periodo dei Giudici alla fine della monarchia.
Non è facile dire chi sia il redattore di questi libri perché abbiamo a che fare con testi composti da diversi strati corrispondenti alle varie epoche. Si parte da redazioni di tipo profetico come le prime parte di Samuele, per passare a redazioni avvenute nell’ambito della corte reale, come 1 Re e parte di 2 Re, poi intervengono nuovamente linee profetiche, infine troviamo strati deuteronomistici pre e post esilici.
Di Salomone tratta 1 Re 3-11 e sono capitoli tutti pronti ad esaltarne la saggezza (c. 3), l’organizzazione amministrativa del regno (c 4), il dominio su altri popoli (5,1-14), la costruzione del tempio di Gerusalemme e della reggia, addirittura con l’impiego dei lavoro forzato (5,15-8,66). Di lui si ricorda anche la capacità di mantenere buone relazioni internazionali delle quali si menziona la visita della regina di Saba (c 10).
In definitiva il suo impegno è stato quello di arricchire il regno e, secondo lui, consolidarlo. In realtà avendo favorito la Giudea ha scontentato le tribù del nord che alla sua morte si sono ribellate costituendo un nuovo regno, il Regno di Israele del Nord, con Geroboamo quale monarca.
In breve, come molte volte è accaduto nella storia la ricchezza e l’opulenza del regno non è coincisa con il Bene Comune, ma si è ridotta a un bene per pochi.
La parte che interessa la nostra riflessione è l’ambito religioso. Va bene costruire il Tempio, ma ecco cosa scrive un redattore vissuto in quel tempo, probabilmente appartenente allo stesso ambiente che ha composto Gen 2-3:
1Re 11:1 «Ma il re Salomone amò donne straniere, moabite, ammonite, idumee, di Sidòne e hittite, 2 appartenenti a popoli, di cui aveva detto JHWH agli Israeliti: «Non andate da loro ed essi non vengano da voi: perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi». Salomone si legò a loro per amore. 3 Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. 4 Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l’attirarono verso dèi stranieri e il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre. 5 Salomone seguì Astàrte, dea di quelli di Sidòne, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6 Salomone commise quanto è male agli occhi di JHWH e non fu fedele a JHWH come lo era stato Davide suo padre».
Allora per questo redattore il problema più importante è la deriva religiosa con inserimenti idolatrici propiziata dalle donne straniere. Comprendiamo che, come anche in tempi non molto lontani, i matrimoni sono serviti a stabilire alleanze e quindi Salomone si è portato in casa molte principesse straniere, perciò idolatre e ha finito per assumerne le usanze. Segno che poi non era così saggio.
Quindi per il nostro autore la causa del collasso del regno sono le donne. Capirai, dare retta a mille donne c’è da impazzire! Anche se, ovviamente, il numero non è reale.
Alle donne di questo harem dobbiamo aggiungere il fatto che i popoli di Canaan, benché politicamente sottomessi, continuavano a praticare le loro religioni, con un ruolo importante svolto dalle sacerdotesse che organizzavano riti orgiastici comprendenti anche la prostituzione sacra. Fare un rito di fecondità con una sacerdotessa prostituta non è poi così faticoso!
Quindi secondo questa lettura, le donne sono causa del pervertimento della religione e del re.
Così disponiamo di un esempio concreto per mostrare come funziona l’eziologia metastorica.
Si chiede l’autore del nostro brano: “Come mai il cuore di Salomone è stato deviato dalle donne”?
Perché sin dall’origine le donne hanno sedotto l’uomo; esse ne sono la causa.
E allora il nostro redattore elabora un racconto dell’origine in cui la prima donna, là nel Giardino, è riuscita a convincere l’uomo a mangiare del frutto proibito.
Ma, al solito, l’autore non sta raccontando cosa è successo storicamente all’inizio, perché anche lui non lo conosce, ma proietta all’origine ciò che lui constata nel suo tempo.
Effettivamente l’Israele soprattutto post’esilico ha sempre avuto timore delle donne straniere e a tal riguardo è utile ricordare un fatto raccontato nel Libro di Esdra cc 9-10, che riportiamo in sintesi, ma raccomandiamo di leggere.
Quando a Gerusalemme ritornano i deportati con le loro famiglie dall’esilio ad un certo punto si scopre che molti di essi hanno portato con sé anche mogli straniere con relativi figli, sposate a Babilonia. Riflettendo sulla Legge si rendono conto che i matrimoni con donne straniere sono vietati. Di conseguenza mogli e figli sono rimandati al paese di origine. E si può immaginare con quanti pianti. Ma chi non l’avesse fatto sarebbe stato condannato allo sterminio.
D’altra parte un brano del Deuteronomio composto da discorsi “attribuiti” a Dio così recita:
Dt 7,1 «Quando JHWH tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Perizziti, gli Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te, 2 quando il JHWH tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia. 3 Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, 4 perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dèi stranieri, e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe. 5 Ma voi vi comporterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli. 6 Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra».
Non siamo in grado di stabilire se queste prescrizioni relative alle donne, in particolare straniere, abbiano accompagnato Israele sin dall’inizio o non si tratti piuttosto di leggi intervenute dopo la revisione deuteronomistica.
Infatti se passiamo dall’eziologia alla storia troviamo che in Israele le donne hanno giocato un ruolo molto importante nel favorire la vita del popolo. Ne citiamo alcune figure.
Sara, moglie di Abramo, ha stabilito che la successione fosse riservata al “figlio della Promessa“, Isacco, escludendo così il “figlio della schiava“, Ismaele.
Rebecca, la sposa di Isacco sarà colei che riuscirà a definire la linea di successione a favore di Giacobbe, anziché Esaù, che a rigore era il primogenito.
Lia e Rachele, le due sorelle spose di Giacobbe che diventeranno le due matriarche nelle quali si riconosceranno rispettivamente le tribù del Nord e quelle del Sud.
Ruth la moabita alla quale è dedicato un intero libro della Bibbia, ovviamente straniera, che diventerà bisnonna del re Davide. E qui sembra di poter affermare che la legge a riguardo della straniere non ci fosse ancora.
E poi Debora che sarà giudice al tempo dell’insediamento.
Ester, anch’ella titolare di un intero libro che agirà in modo da preservare gli ebrei dallo sterminio del re persiano.
Anche a Giuditta è dedicato un intero libro. Una bellissima donna che grazie alla sua avvenenza riesce ad entrare nella tenda del capo dell’esercito invasore ed ucciderlo
Non dobbiamo dimenticare che in Israele accanto al trono del re non sta il trono della moglie, ma quello della madre. Proprio durante il regno di Salomone la regina Madre era chiamata: “ghebirah”, cioè “la Potente, colei che può“. Ci si rivolgeva alla madre del re per chiedere un favore, una grazia, come troviamo in questo brano che riguarda Salomone:
1 Re 2,12 «Salomone sedette sul trono di Davide suo padre e il suo regno si consolidò molto.
13 Adonia figlio di Agghìt si recò da Betsabea, madre di Salomone, che gli chiese: […]«Ho da dirti una cosa». E quella: «Parla!». 15 Egli disse: «Tu sai che il regno spettava a me e che tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il regno mi è sfuggito ed è passato a mio fratello, perché gli era stato decretato da JHWH. 16 Ora ti rivolgo una domanda; non respingermi». Ed essa: «Parla!». 17 Adonia disse: «Di’ al re Salomone – il quale nulla ti può negare – che mi conceda in moglie Abisag la Sunammita». 18 Betsabea rispose: «Bene! Parlerò in tuo favore al re». 19 Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra 20 e disse: «Ho una piccola grazia da chiederti; non me la negare». Il re le rispose: «Chiedi, madre mia, non ti respingerò».
Ancora, conosciamo un interessante midrash, cioè un racconto spirituale, che spiega il ruolo delle donne all’interno della vicende di Esodo.
Quando Faraone diede ordine alle levatrici egiziane di uccidere i figli maschi degli ebrei appena usciti dal grembo materno, gli uomini decisero di non mettere più al mondo alcun figlio, ma le donne dissero che per contrastare il piano di Faraone avrebbero fatto molti più figli anche contro la volontà dei mariti.
Non è impertinente ricordare un’altra grande donna della quale spesso ci si dimentica che fosse ebrea: Maria di Nazareth, importante per essere diventata Madre, anzi Theotokos.
Per tornare al nostro racconto potremmo concludere dicendo che anche l’antico autore è influenzato dalla teologia della separazione ed elezione che abbiamo già incontrato nel primo racconto della creazione di Gen 1, e abbiamo approfondito nella Nota esegetica 10 (vedi Glosse).
E tuttavia anch’egli, alla fine non può, non attribuire alla donna, quella donna che ha ascoltato il serpente, un titolo che più grande non si può: Madre dei viventi, cioè Eva.