Lettura 22 Mc 2,18-22 La terza controversia galilaica, la discussione sul digiuno – prima parte

Il brano della discussione sul digiuno è carico di simboli provenienti dal Primo Testamento. Se ognuno di loro non è ben compreso, si ottiene come risultato finale la trasformazione della risposta di Gesù in una delle solite interpretazioni allegoriche che evaporano dall’animo di chi legge in un solo istante.

Va subito fatto lo sforzo di chiarire con accuratezza a quali tematiche allude Gesù, quando definisce se stesso come “lo sposo“.

Nel Primo Testamento, a partire dal Profeta Osea, viene prospettato il rapporto Dio-Israele, sul modello del rapporto coniugale marito-moglie. Da lui in poi il tema viene sviluppato e approfondito da altri profeti.

E non dobbiamo dimenticare il Cantico dei Canti che descrive i sentimenti di due innamorati che si cercano continuamente e gemono quando non sono uno nelle braccia dell’altro; il tutto descritto con un linguaggio e un simbolismo che a noi occidentali non dice molto, ma che nella cultura orientale era ed è indubbiamente erotico. È un libro che più volte ha rischiato di essere espunto dal canone delle Scritture.

Noi ci facciamo illuminare dal profeta Osea che vive nel Regno del Nord in un periodo alquanto burrascoso: guerra con gli aramei, poi con gli assiri, rivolte interne e quattro re assassinati nell’arco di quindici anni.

Gli esperti affermano che Osea non vedrà la Caduta di Samaria e la fine del Regno del Nord avvenuta nel 721 a. C. tuttavia le sue profezie mostrano che anche in frangenti così crudi, Dio non stava zitto e suscitava sempre qualche profeta che tenesse accesa la speranza di una vita buona.

L’inizio del suo libretto descrive una “azione simbolica”, che non è semplice racconto, ma reale fatto di vita per mostrare al popolo in quale drammatica situazione esso si era cacciato. Il motivo è l’idolatria intesa come “prostituzione agli idoli”.

Osea, come tutti i profeti, non prevede il futuro, ma fa una lettura teologica della storia: quella che gli è stata tramandata, quella di cui è testimone osando perfino a ipotizzare come andrà a finire. Ovviamente Osea è un agiografo, cioè uno scrittore ispirato per cui i suoi scritti sono riconosciuti come “Parola di Dio”.

Come premessa, per comprendere il testo proposto, dobbiamo spiegare cosa accadde a Izreèl a cui si riferisce il profeta. Izreèl è una verde vallata alquanto pianeggiante all’interno di tutta la montuosa terra di Israele. Essa è attraversata fina da tempi antichi dalla “via Maris” il percorso che collegava l’Egitto con la Mesopotamia. Via di traffici commerciali e all’occasione, luogo propizio allo scontro tra eserciti, quindi luogo di molte battaglie.

In Izreèl i re d’Israele avevano costruita una splendida residenza dove preferivano soggiornare invece che a Samaria.

In quel luogo intorno al 841 a. C., Ieu generale dell’esercito di Israele, uccide il suo re, Ioram e con lui il re di Giuda, Acazia, che si trovava in visita. Tutto questo è narrato da 2 Re 9-10, con particolari raccapriccianti.

Os 1:1 Parola JHWH rivolta a Osea figlio di Beerì, al tempo di Ozia, di Iotam, di Acaz, di Ezechia, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo (783-743 a. C.) figlio di Ioas, re d’Israele.

2 Quando JHWH cominciò a parlare a Osea, gli disse: / «Va’, prenditi in moglie una prostituta

e abbi figli di prostituzione, / poiché il paese non fa che prostituirsi / allontanandosi da JHWH».

3 Egli andò a prendere Gomer, figlia di Diblàim: essa concepì e gli partorì un figlio.

4 E il JHWH disse a Osea: / «Chiamalo Izreèl, perché tra poco

vendicherò il sangue di Izreèl sulla casa di Ieu / e porrò fine al regno della casa d’Israele.

5 In quel giorno / io spezzerò l’arco d’Israele nella valle di Izreèl».

6 La donna concepì di nuovo e partorì una figlia e JHWH disse a Osea:

«Chiamala Non-amata, / perché non amerò più / la casa d’Israele, / non ne avrò più compassione. […]

8 Dopo aver divezzato Non-amata, / Gomer concepì e partorì un figlio.

9 E il JHWH disse a Osea:

«Chiamalo Non-mio-popolo, / perché voi non siete mio popolo / e io non esisto per voi».

Queste sono parole di condanna verso Israele per tutto il male compiuto: popolo, re, dignitari, sacerdoti, ecc.

Nel secondo capitolo Dio si raffigura come un marito tradito dalla sua sposa /popolo ed elenca una serie di terribili minacce come sua vendetta contro tutte le prostituzioni compiute.

Os 2, 4 Accusate vostra madre, accusatela, / perché essa non è più mia moglie

/ e io non sono più suo marito! […]

Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni / e i segni del suo adulterio dal suo petto;

5 altrimenti la spoglierò tutta nuda / e la renderò come quando nacque /

la ridurrò a un deserto, come una terra arida, / e la farò morire di sete.

6 I suoi figli non li amerò, / perché sono figli di prostituzione.

7 La loro madre si è prostituita, / la loro genitrice si è coperta di vergogna.

Essa ha detto: «Seguirò i miei amanti, [idoli] / che mi danno il mio pane e la mia acqua,

la mia lana, il mio lino, / il mio olio e le mie bevande».

8 Perciò ecco, ti sbarrerò la strada di spine / e ne cingerò il recinto di barriere / e non ritroverà i suoi sentieri.

9 Inseguirà i suoi amanti, / ma non li raggiungerà, / li cercherà senza trovarli.

Allora dirà: «Ritornerò al mio marito di prima / perché ero più felice di ora».

10 Non capì che io le davo / grano, vino nuovo e olio

e le prodigavo l’argento e l’oro / che hanno usato per Baal.

11 Perciò anch’io tornerò a riprendere / il mio grano, a suo tempo,

il mio vino nuovo nella sua stagione; / ritirerò la lana e il lino / che dovevan coprire le sue nudità.

12 Scoprirò allora le sue vergogne / agli occhi dei suoi amanti / e nessuno la toglierà dalle mie mani.

13 Farò cessare tutte le sue gioie, / le feste, i noviluni, i sabati, tutte le sue solennità.

14 Devasterò le sue viti e i suoi fichi, / di cui essa diceva: / «Ecco il dono che mi han dato i miei amanti».

La ridurrò a una sterpaglia / e a un pascolo di animali selvatici.

15 Le farò scontare i giorni dei Baal, / quando bruciava loro i profumi,

si adornava di anelli e di collane / e seguiva i suoi amanti / mentre dimenticava me! / – Oracolo del JHWH.

Ora, uno che parla così è un innamorato che si sente tradito e umiliato nel più profondo del suo cuore; un cuore spezzato dai tanti tradimenti e umiliazioni inflitte. La vendetta non potrà essere che terribile. E invece:

16 Perciò, ecco, la attirerò a me, / la condurrò nel deserto / e parlerò al suo cuore.

17 Le renderò le sue vigne / e trasformerò la valle di Acòr / in porta di speranza.

Là canterà / come nei giorni della sua giovinezza, / come quando uscì dal paese d’Egitto.

18 E avverrà in quel giorno / – oracolo del JHWH – / mi chiamerai: Marito mio,

e non mi chiamerai più: Mio padrone.

19 Le toglierò dalla bocca / i nomi dei Baal, / che non saranno più ricordati.

20 In quel tempo farò per loro un’alleanza / con le bestie della terra / e gli uccelli del cielo

e con i rettili del suolo; / arco e spada e guerra / eliminerò dal paese; / e li farò riposare tranquilli.

21 Ti farò mia sposa per sempre, / ti farò mia sposa

nella giustizia e nel diritto, / nella benevolenza e nell’amore,

22 ti fidanzerò con me nella fedeltà / e tu conoscerai JHWH.

23 E avverrà in quel giorno / – oracolo del JHWH – / io risponderò al cielo / ed esso risponderà alla terra;

24 la terra risponderà con il grano, / il vino nuovo e l’olio / e questi risponderanno a Izreèl.

25 Io li seminerò /izreèl di nuovo per me nel paese / e amerò Non-amata;

e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio, / ed egli mi dirà: Mio Dio.

Questa è la vendetta di JHWH: una pace duratura non solo con il suo popolo, ma una pace che coinvolge l’intera creazione: un cielo che risponde alla terra con la pioggia, una terra che risponderà con il grano, il vino e l’olio.

E forse riusciamo a cogliere il senso del luogo citato all’inizio e alla fine: Izreèl, che trascriviamo come è in ebraico: Izre-El, letteralmente: semina di Dio o Dio semina. Quindi un luogo in cui non sono accaduti solo fatti terribili e battaglie sanguinose, ma che diventa una verde valle in cui il seminatore è Dio stesso e il raccolto assicurato.

Ecco, quando Gesù si presenta come “lo sposo alle nozze” fa un discorso rivelativo.

Lui realizza quel disegno che il Padre aveva anticipato sin dalla creazione del mondo.

Attraverso i misteri dell’Incarnazione e della Redenzione Dio diventa, in Gesù, lo sposo fedele della comunità dei suoi fedeli: della Chiesa anzitutto, e attraverso di essa, dell’umanità intera