Lettura 21 Maledizioni e benedizioni Dt 4,25 – 31
Dt 4,25 «Quando avrete generato figli e nipoti e sarete invecchiati nel paese, se vi corromperete, se vi farete immagini scolpite di qualunque cosa, se farete ciò che è male agli occhi di JHWH vostro Dio per irritarlo, 26 io chiamo oggi in testimonio contro di voi il cielo e la terra: voi certo perirete, scomparendo dal paese di cui state per prendere possesso oltre il Giordano. Voi non vi rimarrete lunghi giorni, ma sarete tutti sterminati. 27 JHWH vi disperderà fra i popoli e non resterete più di un piccolo numero fra le nazioni dove JHWH vi condurrà. 28 Là servirete a dèi fatti da mano d’uomo, dèi di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano.
29 Ma di là cercherai JHWH tuo Dio e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima. 30 Quando nei tempi futuri sarai nell’angoscia, tutte queste parole ti cercheranno. Tornerai a JHWH tuo Dio e ascolterai la sua voce, 31 poiché JHWH Dio tuo è un Dio misericordioso; non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà l’alleanza che ha giurata ai tuoi padri».
Anche il nostro Trattato come tutti quelli dell’epoca termina con le “Benedizioni e Maledizioni”, ma stranamente nel nostro caso abbiamo un’inversione fra i due temi: prima le maledizioni e poi le benedizioni.
E comprendiamo il perché: questa messa in bocca a Mosè è una profezia post eventum, perché ciò di cui parla è già avvenuto. Infatti la redazione avviene al tempo dell’esilio babilonese o nel post-esilio, cioè 500- 400 a. C. e al nostro redattore preme soprattutto la situazione che sta vivendo, cioè la dispersione.
Abbiamo anche la convocazione dei testimoni: il cielo e la terra, due enti che a noi fanno problema. Tuttavia, ancora nel secolo scorso nei trattati si usava chiamare come testimoni, Dio, la Trinità, ecc. Chiaramente sono testimoni che non verranno mai a testimoniare in un tribunale, ma ciò attribuiva solennità ad un accordo e cercava di rendere in qualche modo, i contraenti responsabili di fronte ad un Assoluto. A loro favore però, dobbiamo dire che un tempo il senso del Sacro era molto profondo e diffuso, a differenza di oggi.
Non possiamo trascurare che l’enunciazione delle maledizioni usa il plurale, il che porta a pensare che sia diretto a tutto il popolo. Nelle benedizioni invece si passa al singolare. Vale a dire che nella prima parte sono coinvolti tutti, nella seconda solo alcuni: quelli che hanno accettato di lasciarsi “cercare dalle parole” e a loro volta hanno” cercato Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima“.
Infatti nel testo Masoretico, che abbiamo rispettato, troviamo due volte il verbo “cercare” che la traduzione CEI perde. Una prima volta l’oggetto della ricerca è Dio stesso, nella seconda volta sono “queste parole che ti cercheranno“. Abbiamo così una sorta di “autonomia” delle Parole che una volta pronunciate (ed ascoltate?) vivono di vita propria. Hanno una efficacia che dura nel tempo anche quando meno te l’aspetti. Il tema è intrigante perché noi cristiani quando scriviamo “Parola” intendiamo la seconda persona della Trinità.
Anche in questo caso riemerge il tema dell’ascolto che rimanda ancora una volta all’avvenimento del Sinai dove di Dio non si vedeva nulla, ma solo si udivano le Sue Parole.
L’uso del singolare, in questa parte del brano, fa pensare che coloro che “cercano” e “ritornano” siano una parte minoritaria rispetto a coloro che si sono affidati ai falsi dèi. Forse questo, nell’intenzione del nostro redattore, riporta la situazione reale che egli sta vivendo.
Se è così, siamo di fronte alla teologia del “resto” e questo ci porta nel campo del profetismo.
Il primo che parla del “Resto d’Israele” o “Piccolo Resto” è Isaia, uno dei più grandi profeti. Egli visse dal 765 fino attorno al 700 a. C. quando si perdono le sue tracce. Durante tutta la sua vita i due regni di Israele e Giuda sono costantemente sotto la minaccia dell’impero degli Assiri, che effettivamente nel 722 o 721 assediano ed entrano in Samaria e deportano tutti gli abitanti disperdendoli in tutte le provincie del loro vasto Impero.
Probabilmente in seguito a questo evento Isaia è portato a riflettere sulle conseguenze di questo evento. Come il popolo eletto perde la parte più florida e la popolazione più numerosa? Guidato da Dio, egli è portato ad elaborare la cosiddetta: “teologia del Resto di Israele” che più tardi sarà ripresa da altri profeti e soprattutto da Geremia. Questa teologia è suggerita a Isaia anzitutto da una visione.
Is 1,1 «Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su Giuda e su Gerusalemme nei giorni di Ozia, di Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda.
2 Udite, cieli; ascolta, terra, / perché JHWH dice: / «Ho allevato e fatto crescere figli, /
ma essi si sono ribellati contro di me.
3 Il bue conosce il proprietario / e l’asino la greppia del padrone, / ma Israele non conosce /
e il mio popolo non comprende».
4 Guai, gente peccatrice, / popolo carico di iniquità! / Razza di scellerati, / figli corrotti!
Hanno abbandonato JHWH, / hanno disprezzato il Santo di Israele, 7 si sono voltati indietro; /
5 perché volete ancora essere colpiti, / accumulando ribellioni? / La testa è tutta malata, /
tutto il cuore langue.
6 Dalla pianta dei piedi alla testa / non c’è in esso una parte illesa, / ma ferite e lividure /
e piaghe aperte, / che non sono state ripulite, né fasciate, / né curate con olio.
7 Il vostro paese è devastato, / le vostre città arse dal fuoco. /
La vostra campagna, sotto i vostri occhi, / la divorano gli stranieri; /
è una desolazione come Sòdoma distrutta.
8 È rimasta sola la figlia di Sion / come una capanna in una vigna, /
come un casotto in un campo di cocomeri, / come una città assediata. /
9 Se JHWH degli eserciti / non ci avesse lasciato un resto, / già saremmo come Sòdoma, /
simili a Gomorra».
10 Udite la parola di JHWH, / voi capi di Sòdoma; / ascoltate la dottrina del nostro Dio, / popolo di Gomorra!
(Ci sia permessa una breve digressione. Abbiamo evidenziato in grassetto il v3 che parla del bue e dell’asino: sono coloro che a differenza degli umani riconoscono la presenza del Signore. Questo è il motivo per cui sono sempre presenti nei nostri presepi)
Ora, le minacce riportate nel discorso di Mosè sono alquanto tenere rispetto a quelle che troviamo espresse da Isaia. Questi aveva potuto constatare l’esistenza dei due vitelli d’oro fatti costruire nel regno del Nord che avrebbero dovuto essere intese come raffigurazione di JHWH e poi come da un’immagine di Dio, vietata dal primo comandamento, il popolo scivolò verso la costruzione di immagini di altri dèi perché, logicamente, in qualunque casa più dèi si mettono tanto più aumenta la protezione.
Questo ci fa capire come fosse difficile a penetrare nelle cultura comune il tema dell’Unico Dio. È così bello averne tanti! Ad ogni modo vi risultò una grande diffusione di culti idolatrici.
Questa grande diffusione idolatrica insieme a tutte le altre trasgressioni dell’Alleanza sono lette nella profezia di Isaia come spiegazione della caduta del Regno d’Israele o del Nord.
Non che in Giuda le cose andassero meglio, per cui anche la fine del Regno di Giuda sarà spiegata, 150 anni dopo, nella stessa maniera: una rottura dell’Alleanza.
Il profeta che assisterà alla caduta di Gerusalemme distrutta dalle truppe babilonesi di Nabucodonosor sarà Geremia. Ci sono molti brani di Geremia che vanno nella direzione della teologia del Resto, ma sarebbero molto lunghi da esaminare. Si pensi che Geremia è inviato da Dio a Palazzo per convincere il re e la corte ad arrendersi ai Babilonesi, perché i peccati di Gerusalemme hanno raggiunto il colmo e per la città e i suoi abitanti non c’è più possibilità di salvezza. Contro di lui si schierano tutti i falsi profeti di corte che convincono il re a resistere. Il risultato è noto: nel 587 Gerusalemme cadrà, il tempio sarà distrutto, le case incendiate e le mura abbattute. Anche Geremia come molti gerosolimitani sarà costretto a fuggire. Le ultime sue notizie lo vedono tra coloro che hanno trovato riparo in Egitto.
Dei suoi testi ne estrapoliamo uno particolarmente significativo che merita di essere considerato perché riassume la situazione storica ed esprime chiaramente la teologia del Resto d’Israele.
Ger 23:1 «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo». Oracolo di JHWH. 2 Perciò dice JHWH, Dio di Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: «Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io mi occuperò di voi e della malvagità delle vostre azioni. Oracolo di JHWH. 3 Radunerò io stesso il Resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. 4 Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, / così che non dovranno più temere né sgomentarsi; / di esse non ne mancherà neppure una». Oracolo di JHWH.
5 «Ecco, verranno giorni – dice JHWH – / nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, / che regnerà da vero re e sarà saggio / ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
6 Nei suoi giorni Giuda sarà salvato / e Israele starà sicuro nella sua dimora;
questo sarà il nome con cui lo chiameranno: Signore-nostra-giustizia».
In questo brano sono trattati con un solenne “Guai” i pastori del gregge. I simboli parlano da soli. Sono prese di mira tutte le autorità politiche e religiose e in genere tutti i responsabili che non si sono occupati del popolo e lo hanno lasciato andare allo sbando, magari depredandolo attraverso le tasse.
La soluzione sarà attuata direttamente da JHWH che interverrà per radunare quello che è rimasto di tutta la gente: il Resto d’Israele, appunto.
Per riprendere le fila del discorso: nel brano di Mosè la salvezza dalla dispersione è conseguenza della “ricerca”: gli uomini che cercano Dio e le “Parole” che cercano gli uomini.
Secondo Geremia la salvezza sarà opera di Dio stesso che radunerà personalmente le sue pecore e susciterà un germoglio della stirpe di Davide che regnerà con giustizia.
Questo collima con quanto affermato da Ezechiele nel brano riportato al termine della lettura precedente: Sarà Dio stesso a mettere nel suo popolo un cuore nuovo e uno spirito nuovo, sostituendo il cuore di pietra con un cuore di carne.
Ecco possiamo condensare il contenuto della riforma deuteronomica in questi interventi di Dio che provvederà Lui stesso a formarsi un popolo nuovo in grado di osservare la Sua Alleanza: la Nuova Alleanza.