Lettura 20 Mc 2,1 -12 La prima controversia galilaica, il paralitico
Le controversie galilaiche sono state organizzate all’interno di una struttura ben strutturata e, quindi, compatta. Quando vengono esaminate singolarmente, ognuna di loro appare portatrice di significati molto importanti, che non vanno minimamente trascurati. Per questo, inizialmente, procederemo a un esame analitico di ognuna di esse. Successivamente, le prenderemo in considerazione proponendo una loro visione di insieme.
2:1 Ed essendo entrato di nuovo a Cafarnao alcuni giorni dopo, si udì che era in casa. 2 E si riunirono / adunarono / sun-agō molti così che non c’era più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la Parola.
3 E vengono portando a lui un paralitico portato da quattro persone. 4 E non potendolo presentare a lui a causa della folla, scoperchiarono la terrazza nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui giaceva il paralitico. 5 E Gesù, vedendo la loro fede, dice al paralitico: «Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati».
6 Ora, vi erano seduti là alcuni scribi e ragionavano / dialogizō in cuor loro: 7 «Perché costui dice così? Egli bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non l’unico Dio?».
8 E subito avendo Gesù conosciuto nel suo spirito che ragionavano/ dialogizō così in se stessi, dice loro: «Perché pensate/ dialogizō così su queste cose nei vostri cuori? 9 Che cosa è più facile dire al paralitico: “Sono rimessi i tuoi peccati”, o dire: “Alzati / egeirō, prendi la tua barella e cammina?”. 10 Ora, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha l’exousia / potere di rimettere peccati sulla terra, 11 – dice al paralitico – alzati / egeirō prendi la tua barella e va’ a casa tua». 12 E quegli si alzò / egeirō, e subito prese la sua barella, uscì dinanzi a tutti, così che tutti erano fuori di sé e glorificavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Gesù è ancora circondato dalla folla, segno che la sua proclamazione / kērussō del Regno suscita grandi attese da parte dei galilei.
Il termine greco sun-agō è sibillino; letteralmente significa “insieme-andare” da cui il vocabolo “sinagoga” per indicare le riunioni sacre. Qui però la riunione non è in un luogo sacro, ma in una casa. Forse l’evangelista ci vuole suggerire che il sacro è uscito da luoghi riservati per entrare nelle nostre case?
Questo “assedio” della folla davanti alla casa, giustifica l’azione che i quattro portatori devono compiere per presentare il paralitico a Gesù.
Gli esperti ci dicono che i tetti, per lo più terrazze, erano costituiti da travi di legno su cui venivano poste canne con paglia e ciò spiegherebbe perché i cinque possano salire sul tetto e scoperchiarlo senza cadere di sotto.
La grande fatica e genialità di questi portatori rivela che erano animati da una grande fede, una “fede operosa”, che già di per sé è una forma di supplica.
Colpisce che Gesù è mosso ad intervenire, non dalla fede del paralitico, ma da quella dei portatori. Questo ci porta a prendere in considerazione la preghiera di intercessione, la preghiera fatta per altri e il ruolo della comunità cristiana quando prega per tutti. Ricordiamo questo fatto evangelico quando andando alla messa feriale si trovano solo quattro gatti quattro. Essi sono coloro che intercedono per tutti gli altri… un compito prezioso!
Tutto il racconto verte sulla remissione dei peccati e chi li rimette.
Il Primo Testamento professava il perdono dei peccati come azione di Dio. Solo Dio può perdonare i peccati.
Ma c’è di più. Dio agisce in modo che l’uomo si renda conto del male compiuto, se ne penta e chieda perdono.
Prendiamo ad esempio il grande peccato del re Davide, il quale aveva consumato un adulterio con Betsabea, moglie di Uria e quando essa rimase incinta, agì in modo tale da farne uccidere il marito in battaglia. Nessuno se ne accorse. La tresca aveva avuto pieno successo. Ma Dio non dormiva e manda a Davide il profeta Natan perché si assuma le sue responsabilità. Questa parte è raccontata in 2 Sam 11 che non riportiamo, ma consigliamo di leggere; e passiamo alla conclusione.
2 Sam 12,1 JHWH mandò il profeta Natan a Davide e Natan andò da lui e gli disse: «Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. 2 Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; 3 ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. 4 Un ospite di passaggio arrivò dall’uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell’uomo povero e ne preparò una vivanda per l’ospite venuto da lui».
5 Allora l’ira di Davide si scatenò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita di JHWH, chi ha fatto questo merita la morte. 6 Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà». 7 Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice JHWH, Dio d’Israele: Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8 ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. 9 Perché dunque hai disprezzato la parola di JHWH, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10 Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’Hittita. 11 Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole; 12 poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole».
13 Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro JHWH!». Natan rispose a Davide: «JHWH ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. 14 Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato JHWH (l’insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.
La tradizione dice che il pentimento di Davide lo porta a comporre il Salmo 51 (50) Miserere (e vale la fatica di leggerlo).
Un altro esempio è offerto dal profeta Isaia che durante una visione viene inviato da Dio ad annunciare la sua Parola, ma egli non si ritiene adatto perché le sue labbra sono impure, ma Dio provvede alla purificazione di Isaia tramite un angelo.
Is 6,6 Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. 7 Egli mi toccò la bocca e mi disse: / «Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua iniquità / e il tuo peccato è espiato».
In questo caso oltretutto appare un concetto sconvolgente: non è l’uomo che espia il suo peccato, ma è Dio.
Pur mettendoci tutto il suo impegno, le sue penitenze, i suoi digiuni, l’uomo non sarebbe mai in grado di cancellare l’offesa prodotta con il suo peccato. Solo Dio può fare questo. L’espiazione di Dio ha il nome di “perdono”.
Tornando al nostro brano dobbiamo dire che per gli interlocutori di Gesù era chiaro che solo Dio può perdonare i peccati, allora la mormorazione degli scribi, gli esperti delle sacre scritture, non è del tutto impertinente perché per loro Gesù è solo un profeta e come tale non è in grado di perdonare i peccati.
L’obiezione è provvidenziale perché il dibattito e l’azione seguente sono rivelativi, dicono chi è Gesù, che, ricordiamo, è il tema della prima parte del vangelo di Marco.
La rivelazione è: “Il Figlio dell’Uomo ha il potere / exousìa di rimettere i peccati“.
Chiariamo: Gesù non dice che rimette i peccati, ma che ha il potere di rimetterli. Un potere che gli è stato dato da Dio. E sappiamo dalla lettura precedente cosa significa “Figlio dell’Uomo”.
Però nessuno può verificare se i peccati del paralitico siano stati effettivamente rimessi perché non c’è alcuna esperienza empirica che lo possa dimostrare.
La prova è allora fornita da Gesù stesso attraverso la guarigione del paralitico.
Ciò a maggior ragione dovette essere convincente per gli scribi (convinzione non condivisa da Gesù, come vedremo) in quanto essi credevano che le malattie, nel nostro caso la paralisi, fossero la conseguenza di peccati commessi magari in tempi remoti dai genitori o anche da generazioni precedenti, per cui se il paralitico guarisce vuol dire che i suoi peccati non ci sono più.
In definitiva risulta che il Figlio dell’Uomo ha il potere / exousìa di rimettere i peccati
Viene così ribadito il tema dell’exousìa che avevamo già incontrato nella sinagoga di Cafarnao dove: “insegnava con exousìa e cacciava i demoni con exousìa“.
Ritroviamo il verbo egeirō che avevamo già incontrato nella lettura 15 che significa: alzati, svegliati ed è il verbo che annuncia la risurrezione come descritto in Mc 16, 6, per cui l’uso di questo verbo afferma molto di più di una semplice guarigione. Ora, il paralitico è un uomo nuovo. Nuovo, al punto di andarsene mettendosi lettuccio sulle spalle.
E non si è fatta neanche un’ora di fisioterapia.