Lettura 19 Trattato di Alleanza: “prologo storico” Dt 4,9 – 14

A rigore la parte che segue riprende lo schema dei trattati di Alleanza che si stipulavano in quei tempi: Il più delle volte erano trattati di vassallaggio tra l’imperatore di turno e uno dei tanti reucci che governavano l’Antico Vicino Oriente. Essi erano composti da:

• “Prologo storico” che sintetizzava tutti i benefici ricevuti dal Gran Re dei quali era indispensabile fare memoria.
Contenuto legislativo
Benedizioni e maledizioni

Noi restiamo perplessi a renderci conto che la Bibbia nei rapporti di Israele con JHWH usasse gli stessi schemi della politica corrente, ma Dio si è sempre rivolto alle sue creature con linguaggi che esse potessero comprendere.

Anzitutto troviamo il prologo storico, una breve storia delle relazioni intercorse tra JHWH e il suo popolo, si tratta perciò di risalire più che sinteticamente a tutta la vicenda narrata nel libro di Esodo ed in particolare alla Alleanza stipulata al Sinai / Oreb. Alleanza che non è un contratto in cui ognuno dei partner detta le condizioni, ma una Alleanza che è sempre la “Mia Alleanza” perché è solo Dio che presta e ha già prestato, i suoi benefici e sul Monte ha dettato le sue condizioni perché la “Mia Alleanza” possa continuare a favore del Suo popolo.

Prologo storico vv 9-14

Dt 4,9 «Ma guardati e guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste: non ti sfuggano dal cuore, per tutto il tempo della tua vita. Le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli.
10 Ricordati del giorno in cui sei comparso davanti a JHWH tuo Dio sull’Oreb, quando JHWH mi disse: Radunami il popolo / haqhel e io farò loro udire le mie parole, perché imparino a temermi finché vivranno sulla terra, e le insegnino ai loro figli. 11 Voi vi avvicinaste e vi fermaste ai piedi del monte; il monte ardeva nelle fiamme che si innalzavano in mezzo al cielo; vi erano tenebre, nuvole e oscurità. 12 JHWH vi parlò dal fuoco; voi udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura; vi era soltanto una voce. 13 Egli vi annunciò la Sua Alleanza, che vi comandò di osservare, cioè i dieci comandamenti, e li scrisse su due tavole di pietra. 14 A me in quel tempo JHWH ordinò di insegnarvi leggi e norme, perché voi le metteste in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso».

Questo richiamo “storico” anticipa già di per sé il contenuto del Patto, cioè le condizioni per l’Alleanza. In questo racconto non appare nessuna immagine di JHWH, neanche l’ombra di un’immagine: JHWH è solo una Voce come lo era stato per Mosè nel racconto di Es 3, quello del roveto ardente. [Vedi in archivio Esodo Lettura 9] Mosè non è stato attratto all’incontro con Dio dalla visione di una persona, ma semplicemente da un roveto che stava bruciando… e chissà quante volte in quel deserto, con quelle temperature qualche cosa ha preso fuoco. Quel fatto di per sé banale porta Mosè ad indagare e si trova coinvolto da una Voce che gli cambierà la vita.

Anche l’evento del Sinai / Oreb cambierà la vita ai fuggiaschi dalla schiavitù di Faraone consentendo loro di diventare “popolo”. Se non c’è una Legge non può esserci un popolo. Ma anche per loro… nessuna immagine!

Radunami il popolo / haqhel il verbo ebraico ha un significato particolare che non può essere reso in italiano; esso indica la convocazione ad un evento o ad una celebrazione religiosa; se ci viene permesso bisognerebbe inventare il verbo “ecclesiare” e quindi tradurre con “ecclesiami il popolo” .
Se questo è il significato di quel verbo e se teniamo conto a chi è rivolto lo scritto del redattore, non possiamo escludere che siamo all’interno di una celebrazione che rinnova o fa memoria della Alleanza. Che, ribadiamo è sempre la “Mia Alleanza“:

Caratteristica fondamentale dell’evento del Sinai / Oreb è la sua “aniconicità“, cioè un evento in cui non c’è alcuna immagine di Colui che parla e detta le condizioni. Solo una Voce. Dio viene sul monte nella Nube Oscura parla con Mosè mentre il popolo sta ai piedi del monte, che trema (terremoto?) avvolto da colonne di fuco (vulcano?), e il popolo pieno di paura chiede a Mosè che Dio non parli con loro, come narra:

Es 18 «Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano.
19 Allora dissero a Mosè: «Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!».

Cioè, il popolo non vuol neanche sentire la voce di Dio. Per cui le condizioni, la Torah è comunicata al popolo attraverso la voce di Mosè.

«…e li scrisse su due tavole di pietra» Questa è nuova! Si scrive sulla pietra solo nei monumenti. Normalmente si usa il papiro o tavole di argilla. Qui invece tavole di pietra. Certo, il papiro deperisce facilmente, l’argilla una volta che viene cotta resiste a lungo. Ma qui viene addirittura usata la pietra. Pensiamo che questo significhi un aspetto fondamentale: è il “per sempre” come viene detto nell’enunciazione di ogni trattato.
Se le tavole sono scritte da Dio stesso il loro contenuto elimina ogni possibile dubbio interpretativo; viene eliminata ogni discussione al riguardo.

«due tavole» La nostra tradizione ritiene che le tavole fossero due perché una riguardava i doveri verso Dio e l’altra i doveri verso il prossimo, ma un’altra possibile interpretazione suggerisce che anche in questo caso si sia seguito il metodo in uso nei trattati di alleanza, consistente nel consegnare due documenti contenenti il trattato.. Altra ipotesi pensa che una tavola sia per Israele e l’altra per Dio, tuttavia si incontra sovente il plurale a riguardo di queste tavole.

Tutto questo è oggetto della doppia ammonizione iniziale: «Ma guardati e guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste», già, ma che cosa hanno visto? Niente! Solo: nube, fuoco, terremoto ma di JHWH solo una voce di cui il popolo ebbe paura. Di questo bisogna fare memoria: là non c’era nessuna figura, mentre degli dèi degli altri popoli è piena ogni contrada ed ogni paese in cui stanno per entrare.

«… dieci comandamenti» in questo brano si parla di Torah, ma poi si citano espressamente i «dieci comandamenti». Noi sappiamo che diverse leggi nate nel seguito della storia d’Israele sono state riportate al Sinai / Oreb per dare loro un valore indiscutibile, però la critica testuale riconosce chiaramente che certe leggi non potevano essere nate nella situazione di un gruppo di sbandati appena liberati dalla schiavitù, ma nel contesto di uno Stato maturo, con un suo re, la sua Magistratura e tutte quelle complesse forme che permettono una vita civile.

Ora, l’evidenziazione dei Dieci Comandamenti, suggerisce che essi godano di una primazialità insuperabile provenendo direttamente da Dio. A tutte le altre norme potrebbe essere riconosciuto un valore significativo attribuendole semplicemente a Mosè.

Questa breve introduzione storica che ricorda l’aniconicità del Sinai ci fa già intuire perché il primo comandamento riguarda il divieto di fare qualunque immagine di uomini, animali e cose.