Lettura 17 Mc 1,35-39 Il tema dei miracoli
Mc 1,35 «E levatosi al mattino, a notte profonda, uscì e andò in un luogo deserto e là pregava. 36 Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce 37 e lo trovarono e gli dicono: «Tutti ti cercano!». 38 E dice loro: «Andiamo altrove per i villaggi vicini, affinché anche là io predichi / kērussō anche là; infatti sono uscito per questo!». 39 E venne predicando nelle loro sinagoghe per tutta la Galilea e scacciando i demòni».
Le prime mosse di Gesù hanno avuto successo, ma Gesù non condivide l’entusiasmo dei discepoli perché lo considera un pericolo.
E qui abbiamo un primo accenno di tensione tra Gesù e i discepoli che, secondo loro, non sarebbe capace di sfruttare la situazione.
Certo i miracoli aprono facilmente e teatralmente la strada del successo, ma non è questa il tipo di sequela che Gesù apprezza, perché la fede non vive di miracoli.
Allora questo breve brano ci costringe a prendere in considerazione il tema dei “miracoli”, anche perché dobbiamo prendere le opportune distanze da questa denominazione.
Diciamo subito che nel vangelo di Marco il termine appare una sola volta (Mc 9,38) e non per opera di Gesù.
Marco parla solo di “guarigioni” e “cacciate di demoni”. Giovanni poi ne riporta solo sette e li chiama “segni”.
Potremmo definire i miracoli: “gesti della potenza di Dio” e la storia delle religioni è piena di gesti della potenza degli dèi. Ad esempio Giove è spesso rappresentato mentre impugna saette da scagliare sulla terra a uomini e cose.
Abbiamo visto nel libro di Esodo che la presenza di Dio sul monte Sinai è accompagnata da fuoco, fiamme, eruzioni, terremoti, tuoni, nubi, ecc. Si tratta del consueto bagaglio di cui si cinge la presenza del sacro.
Tutti segni che atterriscono l’uomo che così si fa piccolo di fronte al divino.
Anche a Gesù viene proposta questa via, come specifica il Vangelo di Matteo:
Mt 4,5 «Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: / Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,/ perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / Non tentare il Signore Dio tuo».
Certo, che se Gesù avesse accettato questa proposta, magari con ripresa diretta in Eurovisione e Mondovisione, il successo avrebbe raggiunto dimensioni universali.
Ma non è questo il senso che Gesù vuole attribuire ai “segni della potenza di Dio”, i miracoli, appunto.
I suoi “segni” sono tutti “segni di liberazione dal male” per l’uomo che si trova nella malattia e nel bisogno.
Quando Lui opera, abbiamo esclusivamente sordi che odono, ciechi che vedono, zoppi che camminano, lebbrosi mondati e perfino morti che risorgono.
Durante tutto il suo ministero non accade mai il contrario: uno che resti azzoppato, un altro che divenga cieco, un terzo che resti fulminato, ma solo “segni di liberazione dal male“.
È questa la terza anomalia o rottura rispetto la tradizione, che pacificamente annoverava, tra i segni della potenza di Dio, tanto aspetti fausti quanto eventi infausti.
Ed Egli deve fare una gran fatica per fare comprendere ai suoi discepoli che le malattie, le disgrazie, gli eventi infausti non sono opera di Dio, come leggiamo in Luca:
Lc 13:1 «In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Quindi Gesù nega il legame tra disgrazia è peccato perché Dio non è uno che si vendica. Certo, il male resta senza spiegazione, ma non è corretto spiegarlo attribuendolo all’opera di Dio.
Più esplicito è un brano di Giovanni di cui raccomandiamo di leggere tutto il capitolo:
Gv 9:1 «Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6 Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva».
Gesù mostra ai suoi discepoli come opera Dio donando la vista al cieco nato, perché appunto quando Dio opera accade questo. Ma i discepoli si saranno convinti?
Sicuramente non hanno cambiato parere i farisei che dopo averlo interrogato decidono:
Gv 9,34 «Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori».
Questo mostra quanto fosse consistente la tradizione che collegava malattie a peccati commessi anche da diverse generazioni precedenti. E Gesù deve rompere con essa perché l’immagine di Dio che lui porta è quella della dedizione verso l’uomo, una dedizione che non accetta alcun condizionamento neanche religioso.
Anche a riguardo dei discepoli si può avanzare qualche dubbio circa la radicalità di questa indefettibile dedizione incondizionata di Dio che opera solo segni di liberazione dal male.
Infatti nel libro di Atti abbiamo il racconto di Anania e Saffira che sembra ridare vita all’antica tradizione:
At 5:1 «Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere 2 e, tenuta per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. 3 Ma Pietro gli disse: «Anania, perché mai Satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? 4 Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio». 5 All’udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. 6 Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono.
7 Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell’accaduto. 8 Pietro le chiese: «Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?». Ed essa: «Sì, a tanto». 9 Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te». 10 D’improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. 11 E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose».
Quindi anche nel Nuovo Testamento troviamo eventi che vengono interpretati in modo cristologicamente incompatibile. E quante di queste interpretazioni sono poi rientrate nella storia ecclesiastica!
Allora dobbiamo dire che è soltanto nel breve spazio che ha riguardato la vicenda di Gesù, che i cosiddetti miracoli sono esclusivamente “segni di liberazione dal male“.
Eppure a Gesù avrebbe fatto comodo realizzare un miracolo a suo favore quando è entrato nella vicenda della passione. Avrebbe potuto scatenare un evento sismico, dare vita a interventi efficaci di riposta alla violenza di chi gli scagliava contro, punizioni esemplari per i capi politici e religiosi implicati nel suo caso. Invece, niente di tutto questo.
Certo, questa tipologia di intervento avrebbe scaricato una qualche forma di male su altri. Lui e il Padre avevano al contrario deciso che solo il Figlio di Dio avrebbe subito male, sacrificandosi per tutti in modo del tutto innocente.
Gesù ha praticato l’economia del sangue, altrimenti la sua immagine di Dio, quella che lui aveva predicato per tre anni, sarebbe rimasta offuscata, offesa, tradita.