Lettura 16 La preghiera di Mosè Dt 3,23 – 29
Se la tenerezza di Dio verso il suo popolo corrisponde a quanto Mosè dice a Giosuè, che la lettura precedente ha ricordato, e cioè:
Dt 3,21 «In quel tempo diedi anche a Giosuè quest’ordine: I tuoi occhi hanno visto quanto JHWH vostro Dio ha fatto a questi due re; lo stesso farà JHWH tutti i regni nei quali tu stai per entrare. 22 Non li temete, perché lo stesso JHWH vostro Dio combatte per voi».
allora, avrà pensato Mosè, ci sarà qualcosa anche per me e così osa elevare a Dio una supplica:
Dt 3,23 «In quel medesimo tempo, io supplicai JHWH: 24 Signore Dio, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; quale altro Dio, infatti, in cielo o sulla terra, può fare opere e prodigi come i tuoi? 25 Permetti che io passi al di là e veda il bel paese che è oltre il Giordano e questi bei monti e il Libano. 26 Ma JHWH si adirò contro di me, per causa vostra, e non mi esaudì. JHWH mi disse: Basta, non parlarmi più di questa cosa. 27 Sali sulla cima del Pisga, volgi lo sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e a oriente e contempla il paese con gli occhi; perché tu non passerai questo Giordano. 28 Trasmetti i tuoi ordini a Giosuè, rendilo intrepido e incoraggialo, perché lui lo passerà alla testa di questo popolo e metterà Israele in possesso del paese che vedrai.
29 Così ci fermammo nella valle di fronte a Bet-Peor».
Anzitutto questa pericope è molto importante dal punto di vista strutturale. Abbiamo detto (Lettura 4) che il Deuteronomio può essere suddiviso in quattro parti corrispondenti a quattro discorsi di Mosè, Però, a sua volta, il primo discorso può essere suddiviso in due parti e il nostro testo Dt 3,23-28, segna il passaggio dalla prima parte alla seconda, essendo la prima prevalentemente storica, come abbiamo visto e la seconda una pressante esortazione ad osservare la Torah ed in particolare il primo comandamento.
Inoltre nella storia di formazione del Deuteronomio (Lettura 6) abbiamo affermato che i primi tre capitoli sono probabilmente l’ultima aggiunta che ha cercato di costruire un raccordo storico tra Esodo e l’Opera Deuterono-mistica che comprende: Deuteronomio, Giosuè, 1 Sam, 2 Sam, 1 Re e 2 Re.
Testamento di Mosè
Oltre a tutto, molto importante, questo brano fa “inclusione” con tutti i capitoli 31 – 34 che non possiamo riportare ma incominciano come segue:
De 31,1 «Mosè andò e rivolse ancora queste parole a tutto Israele. Disse loro: 2 «Io oggi ho centovent’anni; non posso più andare e venire; inoltre JHWH mi ha detto: Tu non passerai questo Giordano. 3 JHWH tuo Dio passerà davanti a te, distruggerà davanti a te quelle nazioni e tu prenderai il loro posto; quanto a Giosuè, egli passerà alla tua testa, come JHWH ha detto. 4 JHWH tratterà quelle nazioni come ha trattato Sicon e Og, re degli Amorrei, e come ha trattato il loro paese, che egli ha distrutto. 5 JHWH le metterà in vostro potere e voi le tratterete secondo tutti gli ordini che vi ho dati. 6 Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché JHWH tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà».
Al volo ci rendiamo conto che il tema trattato nei due brani è il medesimo: Mosè non entrerà nella Terra della Promessa perché a 120 anni è giunto alla fine dei suoi giorni.
Questo, secondo il modo di strutturare i testi dagli antichi, stava ad indicare che tutto il tema trattato all’interno di questi due brani è il testamento di Mosè. Oggi metteremmo all’inizio il titolo:”Testamento di Mosè”. In passato, invece, non avevano ancora inventato il nostro modo di strutturare i libri. Non avevano titoli, non c’erano capitoli, non c’erano segni d’interpunzione, non numeravano le pagine. L’organizzazione del testo era affidata esclusivamente al modo di comporre il testo.
Questa precisazione ci consente di capire che, se ci troviamo di fronte al testamento di Mosè, tutto quello che segue ed esamineremo nelle prossime letture è estremamente importante.
Perché a Mosè viene impedito di entrare nella Terra?
Questo argomento è decisamente complesso. E’, infatti, trattato da più testi non sempre concordi tra loro.
Dt 32,48 «In quello stesso giorno JHWH disse a Mosè: 49 «Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io dò in possesso agli Israeliti. 50 Tu morirai sul monte sul quale stai per salire e sarai riunito ai tuoi antenati, come Aronne tuo fratello è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, 51 perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Mèriba di Kades / Qadesh nel deserto di Sin, perché non avete manifestato la mia santità. 52 Tu vedrai il paese davanti a te, ma là, nel paese che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai!».
In questo caso si tratterebbe di avere commesso un peccato nel quale era coinvolto Mosè e anche il fratello Aronne.
L’episodio di Meriba vede gli schiavi appena liberati protestare verso Mosè perché non c’è più acqua:
Es 17,4 «Allora Mosè invocò l’aiuto di JHWH, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». 5 JHWH disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! 6 Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele. 7 Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova JHWH, dicendo: «JHWH è in mezzo a noi sì o no?».
In questo caso la mancanza di fede è del popolo, non di Mosè. Quindi non ci sarebbe alcuna colpa a carico di Mosè ed Aronne.
Tuttavia la narrazione di Numeri è un po’ diversa:
Nm 20,1 «Ora tutta la comunità degli Israeliti arrivò al deserto di Sin il primo mese e il popolo si fermò a Kades / Qadesh. Qui morì e fu sepolta Maria (sorella di Mosè).
2 Mancava l’acqua per la comunità: ci fu un assembramento contro Mosè e contro Aronne. 3 Il popolo ebbe una lite con Mosè, dicendo: «Magari fossimo morti quando morirono i nostri fratelli davanti a JHWH! 4 Perché avete condotto la comunità di JHWH in questo deserto per far morire noi e il nostro bestiame? 5 E perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per condurci in questo luogo inospitale? Non è un luogo dove si possa seminare, non ci sono fichi, non vigne, non melograni e non c’è acqua da bere».
6 Allora Mosè e Aronne si allontanarono dalla comunità per recarsi all’ingresso della tenda del convegno; si prostrarono con la faccia a terra e la gloria di JHWH apparve loro. 7 JHWH disse a Mosè: 8 «Prendi il bastone e tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e alla loro presenza parlate a quella roccia, ed essa farà uscire l’acqua; tu farai sgorgare per loro l’acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame».
9 Mosè dunque prese il bastone che era davanti a JHWH, come JHWH gli aveva ordinato. 10 Mosè e Aronne convocarono la comunità davanti alla roccia e Mosè disse loro: «Ascoltate, o ribelli: vi faremo noi forse uscire acqua da questa roccia?». 11 Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; ne bevvero la comunità e tutto il bestiame.
12 Ma JHWH disse a Mosè e ad Aronne: «Poiché non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa comunità nel paese che io le dò». 13 Queste sono le acque di Mèriba, dove gli Israeliti contesero con JHWH e dove Egli si dimostrò santo in mezzo a loro».
A questo riguardo alcuni studiosi ritengono che il peccato di Mosè consista nell’aver battuto la roccia due volte. Ritengono che, siccome l’acqua non è uscita subito, Mosè abbia avuto un momento di incertezza che lo ha portato a battere la roccia una seconda volta. Qui è però del tutto verosimile dubitare che il battere due volte la roccia debba necessariamente tradire una mancanza di fede. Del resto un misuratore della fede non è ancora stato inventato. Solo Dio è in grado di conoscere la fede di una persona.
Come si vede, ci si trova di fronte a testi che propongono tradizioni diverse.
A questo punto a noi sembra necessario seguire l’ipotesi posta dagli studiosi che ritengono che la lettura della Bibbia sia da portare avanti tenendo sempre presente l’insieme dei Libri. Soprattutto, la necessità di leggere le singole parti con gli occhi dello Spirito.
Ora, un punto è dagli inizi molto chiaro: il legame di Mosè con il suo popolo è presentato come dato fondamentale, inequivocabile, costante. Appare già da quando, principe egiziano, Mosè scopre di essere ebreo e interviene per difendere un suo ebreo dalla prepotenza violenta di due egiziani. Mosè interviene a sua difesa e, addirittura, ne uccide uno. Ciò è fatto molto grave, perché evidentemente schiera Mosè dalla parte degli ebrei. A questo punto Mosè si ritrova costretto a fuggire, se vuole salvare la sua vita. Ma, nuovamente, Dio lo costringe a tornare in Egitto. Ciò avviene nel momento della visione del roveto ardente di Es 3. Lo vuole, quindi, in mezzo agli ebrei.
Più volte andrà da Faraone, rischiando la vita, per chiedergli di lasciare andare il “suo / Suo” popolo che alla fine riunirà per guidarlo nel deserto, dopo la notte della Decima Piaga: la morte dei primogeniti egiziani.
In diverse occasioni interverrà presso Dio perché il “suo / Suo” popolo possa superare gli ostacoli che incontra lungo il cammino: l’attraversamento del Mar Rosso, la sete nel deserto, la fame superata con la manna, la mancanza di carne con l’arrivo delle quaglie.
Fatti assai rilevanti, il dono della Legge / Torah sul Sinai e l’idolatria del vitello d’oro a cui segue l’intercessione di Mosè perché il “suo / Suo” popolo non sia abbandonato al suo destino. Questo passo merita di essere riportato perché mostra l’indissolubilità del legame tra Mosè e il “suo” popolo
Es 32,31 «Mosè ritornò da JHWH e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. 32 Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!».
La solidarietà di Mosè con il “suo” popolo è indissolubile. Se il popolo perirà egli perirà insieme a tutti loro. Non ammette alcuna separazione con il “suo” popolo… a costo di abbandonare anche il “suo” Dio: “…cancellami dal Tuo libro…” appunto!
Questo legame di Mosè con il “suo / Suo” popolo si prolunga per tutto il cammino nel deserto per quarant’anni con tutti quelli che grazie a lui sono stati liberati dalla schiavitù d’Egitto. Una solidarietà che si prolunga addirittura fino a condividere la colpa di Massa e Meriba nonché quella di Kades / Qadesh – Barnea quando si sono rifiutati di entrare nella Terra della Promessa per la paura suscitata da racconto degli esploratori (come abbiamo visto nella lettura 10). È esattamente quel popolo che viene condannato da JHWH a vagare nel deserto per quarant’anni finché saranno completamente sostituiti dalla nuova generazione che poteva rifiutarsi di combattere perché ancora bambini.
In questo modo Mosè resta legato fino alla fine a quelli che aveva liberato dall’Egitto e così morirà nel deserto come tutti loro.
Chi vede in questa trama narrativa una sorta di anticipo della figura e della vicenda del Servo di JHWH narrato da Isaia ha fatto centro.
E’ infine necessario tenere ben presente il Nuovo Testamento applica a Gesù ciò che Isaia dice a riguardo del Servo di JHWH nei testi che si leggono nella Settimana Santa.
I canti del Servo di JHWH sono sparsi nel libro di Isaia e sono: Is 42,1-9; Is 49,1-10; Is 50, 4-11; Is 52, 52,13-53,12