Lettura 13 Mc 1,16-20 La chiamata dei discepoli
Se l’imperativo era: “convertitevi e credete al Vangelo“, il racconto successivo ne è l’applicazione immediata.
Mc 1,16 «E passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano la rete nel mare; erano infatti pescatori. 17 Gesù disse loro: «venite dietro a me e vi farò diventare pescatori di uomini». 18 E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
19 E avanzando un po’, vide Giacomo figlio di Zebedèo e Giovanni suo fratello anche loro nella barca mentre riassettavano le reti. 20 Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono».
Qualche commentatore, osservando Gesù che camminando lungo il mare di Galilea chiama i discepoli, stabilisce un rimando a quello che accadde ai progenitori nel giardino di Eden i quali, dopo avere mangiato il frutto proibito ed essersi nascosti:
Gn 3,8 «Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9 Ma JHWH Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?».
Sia in questo che nel caso di Gesù saremmo in presenza del nostro Dio che va alla ricerca dell’uomo e la cosa è in sé suggestiva, tuttavia non dobbiamo neanche perdere di vista il fatto che anche l’uomo, magari indirettamente, è alla ricerca di Dio, perché solo in Lui è possibile trovare una riserva inesauribile di senso.
Questo parallelo è indubbiamente intrigante, ma se ci limitassimo a questo perderemmo la dimensione storica del nostro racconto evangelico. E tra l’altro non dobbiamo dimenticare che la verità cristiana si dà nella storia.
In questo racconto infatti possiamo rilevare una prima rottura, una prima anomalia nei confronti della tradizione religiosa precedente (e successiva).
Anomalia che dobbiamo sottolineare perché essa è la prima di molte altre che questo Messia opererà nel corso della sua esistenza.
Questa prima anomalia riguarda proprio la modalità di chiamata dei discepoli.
In tutte le scuole rabbiniche, farisaiche, sacerdotali, ma altresì per tutti i tipi di scuola esistente a quei tempi, erano sempre i discepoli o la famiglia dei discepoli a cercare il maestro: la famiglia doveva pagare salatissime spese di istruzione e mantenimento. Il neofita veniva sottoposto a selezioni e a prove durissime prima di essere accettato. E appena sgarrava o il rendimento non era quello previsto, veniva subito espulso.
Invece Gesù ribalta il metodo: è lui stesso a reclutare i suoi discepoli.
Non ci sono domande, non ci sono esami, prove, percorsi vocazionali, postulandati, noviziati e altre cose di questo genere. Un semplice: «venite dietro a me…», ma il greco è ancora più stringato: «deute opisō mou», letteralmente: «su, dietro me»; manca persino il verbo!
Quindi anomalia anche a riguardo della Chiesa che lì è nata perché Egli non ha fatto ciò che ogni religione deve necessariamente fare.
D’altra parte Gesù è in linea con gran parte delle vocazioni bibliche.
Mosè stava pascolando il gregge (Es 3).
Eliseo stava arando (1 Re 19,19).
Amos era raccoglitore di sicomori (Am 7,14).
Anche di Maria, al di là di tutte le rappresentazioni pittoriche, che ci porterebbero ad affermare che stesse pregando, era semplicemente in casa: pregava? preparava il minestrone? lavava i panni? faceva la polvere? il vangelo non lo dice, ma riferisce solo:
Lc 1,28 «Entrando da lei, l’angelo Gabriele, le disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
Tornando al nostro testo, l’imperativo riguarda il seguire, non il lasciare le reti e il padre, perché il lasciare è solo conseguenza del seguire, venite dietro a me.
Il seguire vede poi questi quattro che camminano insieme, ma anche l’essere insieme è conseguenza del «venite dietro me».
La Chiesa è esattamente questo stare dietro di Lui.
Ancora una volta, un rapporto personale con Gesù.