Lettura 13 Inizio della conquista della Terra Dt 2, 24-37

Dt 2,24 «Suvvia, levate l’accampamento e passate la valle dell’Arnon; ecco io metto in tuo potere Sicon, l’Amorreo, re di Chesbon, e il suo paese; comincia a prenderne possesso e muovigli guerra. 25 Oggi comincerò a incutere paura e terrore di te ai popoli che sono sotto tutto il cielo, così che, all’udire la tua fama, tremeranno e saranno presi da spavento dinanzi a te.
26 Allora mandai messaggeri dal deserto di Kedemot a Sicon, re di Chesbon, con parole di pace, e gli feci dire: 27 Lasciami passare nel tuo paese; io camminerò per la strada maestra, senza volgermi né a destra né a sinistra. 28 Tu mi venderai per denaro contante le vettovaglie che mangerò e mi darai per denaro contante l’acqua che berrò; permittimi solo il transito, 29 come mi hanno permesso i figli di Esaù, che abitano in Seir, e i Moabiti che abitano in Ar, finché io abbia passato il Giordano per entrare nel paese che JHWH nostro Dio sta per darci. 30 Ma Sicon, re di Chesbon, non ci volle lasciar passare nel suo paese, perché il Signore tuo Dio gli aveva reso inflessibile lo spirito e ostinato il cuore, per mettertelo nelle mani, come appunto è oggi. 31 Il Signore mi disse: Vedi, ho cominciato a mettere in tuo potere Sicon e il suo paese; da’ inizio alla conquista impadronendoti del suo paese. 32 Allora Sicon uscì contro di noi con tutta la sua gente per darci battaglia a Iaaz. 33 Il Signore nostro Dio ce lo mise nelle mani e noi abbiamo sconfitto lui, i suoi figli e tutta la sua gente. 34 In quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini; non vi lasciammo alcun superstite. 35 Soltanto asportammo per noi come preda il bestiame e le spoglie delle città che avevamo prese. 36 Da Aroer, che è sull’orlo della valle dell’Arnon, e dalla città che è sul torrente stesso, fino a Gàlaad, non ci fu città che fosse inaccessibile per noi: JHWH nostro Dio le mise tutte in nostro potere. 37 Ma non ti avvicinasti al paese degli Ammoniti, a tutta la riva dal torrente Iabbok, alle città delle montagne, a tutti i luoghi che JHWH nostro Dio ci aveva proibito di attaccare».

La città di Chesbon capitale del regno di re Sicom era situata a 22 Km a nord dello sbocco del Giordano del Mar Morto. Il confine sud del regno era il torrente Arnon mentre quello nord il fiume Jabbok. Possiamo restare sorpresi che il nome del regno sia identificato con quello della città, ma questo corrisponde alla struttura di quei mini-regni in cui c’era il Palazzo circondato da case nelle quali risiedevano tutti coloro che erano coinvolti nelle attività palatine: soldati, panettieri, fabbri, muratori e vari artigiani, mentre il resto del paese era costituito da contadini che dovevano fornire i prodotti della terra al Palazzo sotto forma di tasse. In pratica tutta la vita di questi staterelli girava intorno al Palazzo. Passi il paragone alquanto tirato: era una realtà molto simile all’Europa feudale nella quale, la vita si svolgeva tutta attorno al castello.
Ora, questo regno si trova a Oriente del Giordano per cui a rigore non dovrebbe fare parte della Terra, tuttavia esso costituisce la prima conquista fatta da Israele. La conquista della Terra vera e propria sarà fatta da Giosuè quando attraverserà il Giordano e prenderà la città di Gerico. Ricordiamo però che per Giacobbe, di ritorno dalla Mesopotamia, l’attraversamento dello Jabbok segna già l’ingresso nella Terra Promessa
 Così il passaggio del fiume Arnon segna l’inizio della conquista e dell’insediamento in Canaan che, dopo Mosè, proseguirà con Giosuè, poi i Giudici, per completarsi con l’avvento della Monarchia. Ricordiamo che la storia di queste conquiste sono raccontate in Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re che costituiscono l’opera Deuteronomistica, la quale risente tutta della teologia del Deuteronomio che è stato composto in epoca post-esilica e non in presa diretta… Del resto tutti i libri “storici” sono “storiografie”, sono sempre la “Storia” raccontata a partire da un punto di vista. 
Il primo atto compiuto da Mosè è la richiesta di poter passare pacificamente come aveva fatto nell’attraversamento dei territori di Moab, degli Ammoniti e dei discendenti di Esaù, ma qui c’è un intervento di Dio che indurisce il cuore di re Chesbon che decide risolutamente di impedire il passaggio ad Israele.

L’indurimento del cuore appare più volte nella Bibbia a partire da Faraone che nel racconto delle “Dieci Piaghe” di Egitto (vedi Esodo), malgrado il disastro prodotto da ogni piaga è sempre risoluto nell’impedire agli ebrei schiavi di lasciare il paese. La figura dell’indurimento del cuore ha a che fare con la cultura del tempo che riteneva il cuore la sede delle intenzioni e delle decisioni. Noi invece riteniamo sede delle intenzioni la mente, mentre il cuore sarebbe il luogo delle emozioni, dei sentimenti.
Ecco, l’indurimento del cuore non è un’azione preventiva di Dio, come apparirebbe da testo, ma Dio si rende conto che l’uomo rifiuta il Suo progetto per cui rende il cuore del tutto insensibile e appunto duro. Dio non è Dio per Chesbon solo per la vicenda che riguarda gli Israeliti, ma Egli era tale anche prima perché aveva già sperimentato l’impossibilità di influenzare le azioni di questo reuccio. Possiamo dire che Chesbon si credeva superiore ad ogni intervento celeste, proprio come a suo tempo, Faraone, il quale credeva che ogni divinità fosse a servizio dei suoi voleri o capricci. Questo tema può essere chiarito da un passaggio di Esodo.
Quando Mosè si rivolge a Faraone parlando dei “segni” che Dio ha mandato, cioè le piaghe, egli in modo presuntuoso risponde così: «Chi è JHWH perché io gli debba dare retta […] Io non conosco JHWH e neppure rilascerò Israele» Es 5,2.
Allora tutti i segni, piaghe, hanno il compito di mostrare, “in-segnare”, che c’è questo Dio, JHWH, che lui non conosce. Il fatto è che non vuole assolutamente conoscerlo perché dovrebbe abbandonare la sua ideologia, la quale ritiene che gli dèi sono dalla parte dei potenti. Che Dio sia uno che vuole liberare degli schiavi? Non esiste e non esisterà mai! (Vedi Esodo lettura 21)

Tornando al nostro testo possiamo dire che sono presenti tutte le premesse per una guerra e una vittoria. E possiamo aggiungere che questa è una guerra di JHWH perché, secondo la teologia del Deuteronomio, Egli aveva prestabilito che tutti i cananei sarebbero stati vinti e la Terra sarebbe diventata dei discendenti di Abramo.
Dobbiamo dire che storicamente le cose non andarono così e lo testimoniano le ricerche storico-archeologiche, ma soprattutto la lettura dei Profeti che per secoli si lamentarono dei peccati commessi dai figli di Israele frequentando il luoghi sacri di Baal e le Astarti che tra l’altro offrivano la prostituzione sacra oltre ai sacrifici dei bambini. Quindi ebrei e cananei vivevano piuttosto mescolati, il che vuol dire che la “conquista della Terra” non ha fatto piazza pulita degli antichi abitanti.
Nel nostro caso la vittoria è assicurata perché accanto all’esercito di Israele combatte anche JHWH, per cui la vittoria più che di Israele è vittoria di Dio.

A noi può impressionare lo “sterminio / herem degli abitanti di Chesbon, fatto che nel parallelo racconto di Nm 21, 21-31 è assente, ma questo dipende dalla teologia del Deuteronomio il cui redattore vuole insegnare che i discendenti di Abramo debbano vivere per conto loro, senza adottare i costumi e le usanze dei loro vicini. Questo poggia sulla convinzione che la caduta di Gerusalemme, la perdita del Regno, l’essere diventati semplice provincia dell’Impero persiano o dei successori di Alessandro Magno, sia la conseguenza dei peccati commessi dai predecessori, che non avevano rispettato tutti i precetti della Torah. Infatti, ricordiamo, il nostro libro vuole essere una ripresa della Legge riportandola alla sua antica purezza.

E qui emerge il principio della riforma deuteronomica, che è il fondamento di ogni riforma, ebraica o cristiana che sia: ritornare all’origine. È per questo che la Chiesa continua a proporre la Parola.
Ad ogni modo questo herem / sterminio è differente ad altri che seguiranno, perché non è totale in quanto limitato solo a uomini donne e bambini, mentre animali e cose diventano bottino.
C’è un comportamento anomalo rispetto alle usanze dell’epoca perché in genere uomini, donne e bambini erano fatti prigionieri e venduti come schiavi.
È quella anomalia che non vuole che la vicinanza di quella gente divenuta schiava possa corrompere la religione e i costumi di Israele.