Lettura 122 Gen 46,1–27 Il clan di Giacobbe si trasferisce in Egitto
Abbiamo un brano di separazione tra il secondo atto e il terzo e, al solito comprende una genealogia, la quale, però è preceduta da una teofania che accompagnerà Giacobbe nel suo viaggio e soggiorno in Egitto.
Teofania al santuario di Bersabea /Be’er Sheva
Gen 46,1 «Israele dunque levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco. 2 Dio disse a Israele in una visione notturna: «Giacobbe, Giacobbe!». Rispose: «Eccomi!». 3 Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo. 4 Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti chiuderà gli occhi».
5 Giacobbe si alzò da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandati per trasportarlo. 6 Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati nel paese di Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con lui tutti i suoi discendenti; 7 i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti egli condusse con sé in Egitto».
Ricordiamo che Giacobbe aveva stabilito la sua dimora, sempre vivendo nelle tende, presso Ebron, una ventina di km a sud di Gerusalemme dove oggi ci sono ancora le tombe dei patriarchi. Per andare in Egitto deve necessariamente passare per Bersabea / Be’er Sheva, che ancora oggi è la città più a sud di Israele, prima di entrare nel deserto.
Avevamo già incontrato questa località nel racconto della cacciata di Agar dall’accampamento di Abramo, perché Sara, non voleva che Isacco crescesse insieme a Ismaele il figlio della schiava (Gen 21,8- 20 Lettura 74). In quel frangente Agar pensava che il fanciullo sarebbe morto per la mancanza d’acqua, ma un messaggero di Dio gli indicò a poca distanza un pozzo da cui la prima parte del nome: Be’er.
Come Dio è intervenuto a favore di Agar quando stava per lasciare la terra di Canaan allo stesso modo Dio si manifesta a Giacobbe quando sta per lasciare la stessa terra. Però in questo caso è gioco qualcosa di molto importante perché Canaan era la Terra della Promessa e Giacobbe se ne va lasciandola senza averla mai posseduta.
La teofania tuttavia non parla della Terra, ma semplicemente un “Ti farò ritornare“. Ma non tornerà Israele / Giacobbe ma Israele / popolo.
Osserviamo anche che è la prima volta che nella “Storia di Giuseppe” vengano offerti dei sacrifici e Dio parli in una teofania. Ma possiamo anche ritenere che si tratti di un brano proveniente dal “Ciclo di Giacobbe”.
La genealogia del clan all’ingresso in Egitto.
Per non creare difficoltà di lettura nel marasma di nomi separiamo questa genealogia secondo i nomi della quattro madri.
I figli di Lia
«8 Questi sono i nomi dei figli d’Israele che entrarono in Egitto: Giacobbe e i suoi figli, il primogenito di Giacobbe, Ruben. 9 I figli di Ruben: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi. 10 I figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul, figlio della Cananea. 11 I figli di Levi: Gherson, Keat e Merari. 12 I figli di Giuda: Er, Onan, Sela, Perez e Zerach; ma Er e Onan morirono nel paese di Canaan. Furono figli di Perez: Chezron e Amul. 13 I figli di Issacar: Tola, Puva, Giobbe e Simron. 14 I figli di Zàbulon: Sered, Elon e Iacleel. 15 Questi sono i figli che Lia partorì a Giacobbe in Paddan-Aram insieme con la figlia Dina; tutti i suoi figli e le sue figlie erano trentatré persone».
I figli di Zilpa schiava di Lia
«16 I figli di Gad: Zifion, Agghi, Suni, Esbon, Eri, Arodi e Areli. 17 I figli di Aser: Imma, Isva, Isvi, Beria e la loro sorella Serach. I figli di Beria: Eber e Malchiel. 18 Questi sono i figli di Zilpa, che Làbano aveva dato alla figlia Lia; essa li partorì a Giacobbe: sono sedici persone».
I figli di Rachele
«19 I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino. 20 A Giuseppe nacquero in Egitto Efraim e Manasse, che gli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. 21 I figli di Beniamino: Bela, Becher e Asbel, Ghera, Naaman, Echi, Ros, Muppim, Uppim e Arde. 22 Questi sono i figli che Rachele partorì a Giacobbe; in tutto sono quattordici persone».
I figli di Bila schiava di Rachele
«23 I figli di Dan: Usim. 24 I figli di Nèftali: Iacseel, Guni, Ieser e Sillem. 25 Questi sono i figli di Bila, che Làbano diede alla figlia Rachele, ed essa li partorì a Giacobbe; in tutto sette persone.
26 Tutte le persone che entrarono con Giacobbe in Egitto, uscite dai suoi fianchi, senza le mogli dei figli di Giacobbe, sono sessantasei. 27 I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due persone. Tutte le persone della famiglia di Giacobbe, che entrarono in Egitto, sono settanta.
Se ci limitassimo a questo il discorso sarebbe monco, ma siccome la Bibbia va letta nel suo insieme dobbiamo vedere quante persone uscirono quattrocento anni dopo.
Se si ha la pazienza di fare il conto delle persone entrate in Egitto ci si accorga che mancano all’appello tutte le donne, sia le madri, che le mogli. Anche Dina, pur citata, non entra nel conto, ma si tiene conto dei due figli di Giuda, Er e Onan, morti in Canaan già da un pezzo (Lettura Gen 38,1 – 30). Però si tiene conto dei nipoti di Giuda: Chezron e Amul».
Questo significa che la cultura epocale teneva conto solo della popolazione maschile, come si usava fare nei censimenti. Non dobbiamo portare l’argomento nel campo del maschilismo o femminismo perché la scoperta che i cuccioli hanno geni del padre e della madre è alquanto recente. Sino a fine ottocento, avendo come modello la terra e il seme, si riteneva che la femmina fosse semplicemente portatrice del nutrimento e ad essa il maschio affidasse il seme perché potesse crescere. Ovviamente poi non riuscivano a spiegare come un figlio assomigliasse alla madre. E questo non giustifica la prevaricazione dell’uomo sulla donna perché il racconto del Giardino ci ricorda che uomo e donna hanno pari dignità pur con compiti differenti.
In tutto questo emerge lo sforzo compiuto dalla redazione per arrivare al numero settanta, simbolicamente molto importante. Il numero sette è sinonimo di pienezza e qui siamo a dieci volte sette. E forse per fare tornare i conti abbiamo la sorpresa del fatto che ancora nel capitolo precedente Beniamino fosse ritenuto poco più che un ragazzino e qui lo troviamo già padre di dieci figli. Però, non è che Beniamino avesse particolari doti generative, piuttosto si tratta di una intersezione tra la “Storia di Giuseppe” e il “Ciclo di Giacobbe” che si era bruscamente interrotto al capitolo 37.
Il nostro redattore vuole mostrare come in un momento critico come la carestia, la Promessa di Dio si stia realizzando. Infatti in occasione di una precedente carestia, quando Abramo e Sara riparano in Egitto, erano solo in due; “uno” se contiamo solo l’uomo (Lettura 56; Gen 12,9 – 20) adesso sono diventati settanta.
Però quando usciranno dall’Egitto come popolo libero, con Mosè, guidati dalla Nube e arriveranno di fronte a Gerico, prima di attraversare il Giordano riceveranno questo ordine da Dio:
Nu 26:1 «JHWH disse a Mosè e ad Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne: 2 «Fate il censimento di tutta la comunità degli Israeliti, dall’età di vent’anni in su, secondo i loro casati paterni, di quanti in Israele possono andare in guerra». 3 Mosè e il sacerdote Eleazaro dissero loro nelle steppe di Moab presso il Giordano di fronte a Gerico: 4 «Si faccia il censimento dall’età di vent’anni in su, come JHWH aveva ordinato a Mosè e agli Israeliti, quando uscirono dal paese d’Egitto». […] 51 Questi sono gli Israeliti che furono registrati: seicentounmilasettecentotrenta».
Allora c’è un rapporto tra settanta e seicentounmilasettecentotrenta.
Adesso questo piccolo clan di discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe, diventato popolo, è in grado di entrare e possedere anche la Terra della Promessa, dove scorre latte e miele.