Lettura 114 Gen 40,1-23 Giuseppe interprete dei sogni
Anche in questo capitolo gli eventi sono duplici: due sono i prigionieri che interloquiscono con Giuseppe, due sono i sogni, due le interpretazioni, due i compimenti anche se con esiti opposti.
=> L’antefatto
Gen 40,1 «Dopo queste cose il coppiere del re d’Egitto e il panettiere offesero il loro padrone, il re d’Egitto. 2 Il faraone si adirò contro i suoi due eunuchi, contro il capo dei coppieri e contro il capo dei panettieri, 3 e li fece mettere in carcere nella casa del comandante delle guardie, nella prigione dove Giuseppe era detenuto. 4 Il comandante delle guardie assegnò loro Giuseppe, perché li servisse. Così essi restarono nel carcere per un certo tempo».
Dalla lettura precedente sappiamo che il comandante delle guardie era Potifar e che il responsabile della prigione ne aveva affidata la gestione a Giuseppe, ma qui si parla anche di servizio verso questi due prigionieri di riguardo. Quindi Giuseppe era a stretto contatto con questi due prigionieri membri del palazzo finiti in prigione. Il testo ebraico specifica: capo dei coppieri e capo dei panettieri, per giunta eunuchi, che, come abbiamo già detto, non riguarda gli organi della riproduzione, ma indica piuttosto dei ministri di alto livello.
A1 – Offerta di interpretazione
«5 Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re d’Egitto, che erano detenuti nella prigione, ebbero tutti e due un sogno, ciascuno il suo sogno, che aveva un significato particolare.
6 Alla mattina Giuseppe venne da loro e vide che erano afflitti. 7 Allora interrogò gli eunuchi del faraone che erano con lui in carcere nella casa del suo padrone e disse: «Perché quest’oggi avete la faccia così triste?». 8 Gli dissero: «Abbiamo fatto un sogno e non c’è chi lo interpreti». Giuseppe disse loro: «Non è forse Dio che ha in suo potere le interpretazioni? Raccontatemi dunque».
Il servizio di Giuseppe va oltre le pure faccende perché si interessa anche dell’umore dei prigionieri.
La ragione della depressione non è tanto l’essere carcerati, ma non disporre di un sacerdote, come si usava in Egitto, o di un “uomo dei sogni”, che interpretasse appunto i loro sogni.
La risposta di Giuseppe contiene una vena polemica: sembra di capire che il significato del sogno non sia frutto dell’abilità di un “uomo dei sogni”, ma il contenuto di una rivelazione da parte di Dio. Secondo la cultura dell’Antico Vicino Oriente il sogno è la scrittura di una divinità nel cuore dell’uomo; conoscendone il significato è possibile prendere provvedimenti per evitare conseguenze sfavorevoli. La comprensione biblica è piuttosto orientata a considerarli inviti a prepararsi a ciò che sta per accadere. Spesso sono inviti a seguire un progetto di Dio. É quello che frequentemente è narrato nei libri dei Profeti, ma anche nel Nuovo Testamento troviamo tali applicazioni. Nei primi capitoli del Vangelo di Matteo ne troviamo ben quattro, ai quali gli interessati rispondono obbedendo:
1 => Mt 1,18 «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
2 => Mt 2,9 «Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».
3 => Mt 2,13 «Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
14 Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode…»
4 => Mt 2,19 «Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. 22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre…»
Ben diversi sono i sei sogni narrati nella “Storia di Giuseppe”: non vi sono teofanie, non ci sono angeli, non ci sono messaggeri celesti, ma soltanto racconti di fatti che riguardano, la realtà o addirittura la più banale realtà.
Così mentre per noi i sogni dal punto di vista religioso non sono neanche acqua fresca, per quelle culture avevano importanza fondamentale per cui il cruccio di questi due prigionieri di riguardo sta nella mancanza di un interprete affidabile che spieghi il loro sogno.
B1 – Sogno del coppiere
«9 Allora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli disse: «Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite, 10 sulla quale erano tre tralci; non appena essa cominciò a germogliare, apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini. 11 Io avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li spremetti nella coppa del faraone e diedi la coppa in mano al faraone».
Questo sogno allude alla prosecuzione dell’attività precedentemente svolta dal capo di coppieri: porgere la coppa al faraone.
B2 – Interpretazione di Giuseppe
«12 Giuseppe gli disse: «Eccone la spiegazione: i tre tralci sono tre giorni. 13 Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti restituirà nella tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la consuetudine di prima, quando eri suo coppiere. 14 Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare che io sono stato con te, fammi questo favore: parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa. 15 Perché io sono stato portato via ingiustamente dal paese degli Ebrei e anche qui non ho fatto nulla perché mi mettessero in questo sotterraneo».
«solleverà la tua testa» l’espressione è chiaramente ambivalente. Può rappresentare la scena di uno che chiede perdono al superiore a testa bassa è il gesto che gli solleva la testa prendendolo per il mento. Ma vale altresì con l’azione della decapitazione o dell’impiccagione. L’ambiguità viene eliminata da: «ti restituirà la tua carica».
Giuseppe osa rivolgere una preghiera a questo personaggio perché si ricordi di lui quando sarà riammesso nella sua carica. É la preghiera del saggio e innocente ingiustamente condannato: prima dai fratelli che l’hanno ridotto in schiavitù e poi dalla moglie di Potifar che ha raccontato di essere stata da lui violentata.
B1′ – Sogno del panettiere
«16 Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato un’interpretazione favorevole, disse a Giuseppe: «Quanto a me, nel mio sogno mi stavano sulla testa tre canestri di pane bianco 17 e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano dal canestro che avevo sulla testa».
Questo prigioniero evidentemente scettico a trattare con questo “schiavo”, si decide a raccontare il suo sogno visto l’esito del compagno di cella.
Ora, gli uccelli che divorano il contenuto del canestro rendono impossibile la presentazione del pane al faraone e pertanto di svolgere la sua funzione..
B2′ – interpretazione di Giuseppe
«18 Giuseppe rispose e disse: «Questa è la spiegazione: i tre canestri sono tre giorni. 19 Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa via da te e appenderà te [Cei: ti impiccherà] ad un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso».
In questo caso il sollevamento della testa non è più ambiguo perché viene specificato: «via da te»; il tutto seguito poi dall’oltraggio reso al cadavere che sarà appeso ad un palo. Una prassi molto dura per un egiziano se teniamo presente il culto che essi praticavano sul corpo dei defunti.
A’ – Avveramento dei sogni
«20 Appunto al terzo giorno – era il giorno natalizio del faraone – egli fece un banchetto a tutti i suoi ministri e allora sollevò la testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo ai suoi ministri. 21 Restituì il capo dei coppieri al suo ufficio di coppiere, perché porgesse la coppa al faraone, 22 e invece appese [Cei: impiccò] il capo dei panettieri, secondo l’interpretazione che Giuseppe aveva loro data».
Questa parte dice semplicemente che l’interpretazione dei due sogni non è opera di fantasia, ma, appunto, rivelazione del futuro, perché il suo contenuto si è pienamente avverato.
=> Epilogo
«23 Ma il capo dei coppieri non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò».
Questa telegrafica conclusione del capitolo ribadisce nuovamente la dura situazione dell’innocente ingiustamente condannato.
Quella solidarietà nata con lo schiavo compagno di prigionia è durata soltanto tre giorni: tornato nella vita consueta, tutto il tempo e gli eventi incontrati in prigione sono stati rimossi.
Così, Giuseppe è finito al livello più basso della scala sociale, soprattutto se pensiamo che ancora mille anni dopo, il grande Aristotele riteneva che gli schiavi fossero privi di anima.
Ma noi ci chiediamo: Dio, questo “Dio assente e lontano” (D. M. Turoldo), dove stava?