Lettura 111 Il tema degli oppositori
Riprendiamo ora in forma sintetica la figura degli oppositori di Gesù che abbiamo incontrato più volte nelle nostre riflessioni. Per certi versi gli oppositori stanno dalla parte opposta a quella dei discepoli, ma ci sono dei “ma”, che indagheremo nella prossima lettura.
Gli oppositori appartengano a gruppi diversi: scribi, anziani, sacerdoti, farisei, i parenti, gli abitanti di Nazareth, etc, le denominazioni sono diverse, ma è interessante osservare che lo schema, la logica che li guida in fondo è identica. In gruppi o singolarmente sono presenti lungo tutto il Vangelo, però si condensano in particolari agglomerati come:
• le controversie di Galilea 2,1-3,6 dove emerge la figura dell’oppositore e il perché dell’opposizione. In questo gruppo potremmo includere anche il successivo dibattito con gli scribi 3,22-30 in cui Gesù è accusato di cacciare i demoni con l’aiuto del principe dei demoni.
Abbiamo trovato poi la polemica circa l’osservanza puramente esteriore della legge 7,1-13;
• E infine: le controversie a Gerusalemme c 11-12.
• Ci sono oppositori anche durante la passione e sotto la croce.
La figura dell’oppositore non ha una storia, mentre il discepolo ha una sua storia con un suo sviluppo. Mentre dei discepoli principali conosciamo il luogo di provenienza, il mestiere che facevano, qual era la famiglia di appartenenza ecc., degli oppositori non veniamo a saper nulla. Pietro faceva il pescatore, Andrea era suo fratello e conosciamo anche il nome del padre. L’oppositore appare come un lampo: è presente solo per la durata di una polemica e poi sparisce senza sapere di lui alcunché.
Elemento particolarmente importante per la cultura epocale è la mancanza del nome; non c’è un solo oppositore che appaia con il suo nome.
Ne deriva una nozione interessante: l’incredulità non ha storia, appare e resta così com’è. Il venire alla fede invece richiede un percorso più o meno complicato come abbiamo visto nelle letture precedenti e pertanto traccia una storia.
Le controversie in Galilea: Mc 2,1-3,6
• La prima controversia riguarda la guarigione del paralitico calato dal tetto e gli oppositori sono degli scribi:
2,6 «Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: 7«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».
• La seconda è condotta da alcuni scribi della setta dei farisei perché Gesù condivide il pranzo con personaggi di malaffare. I contestatori, però, non hanno neanche il coraggio di rivolgesi direttamente a Gesù:
2,16 «Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?».
• La terza riguarda la pratica del digiuno che i discepoli di Gesù non praticavano ed è avanzata da dei farisei:
2,18 « […] Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
• La quarta è condotta ancora dai farisei perché i discepoli di Gesù mangiano spighe di grano in giorno festivo:
2,23 «In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. 24 I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?».
• La quinta avviene nella sinagoga di Cafarnao innescata dalla guarigione di un uomo con la mano inaridita in giorno di sabato ed è silenziosamente elaborata dai presenti durante la celebrazione, ma poi vede decisamente all’opera farisei ed erodiani:
3,6 «E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire».
Siamo solo all’inizio e come mai tanto accanimento?
La ragione è contenuta in una sorta di spiegazione presente nella controversia centrale, la terza quella relativa al digiuno:
2,21«Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. 22 E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».
Gesù è portare novità insopportabili a chi è abituato ai soliti comportamenti e non è in grado neanche di immaginare che la propria idea di Dio richieda di essere corretta. Le novità sostenute da Gesù possono essere così sintetizzate: “Dio è misericordioso, Dio ti vuole bene. Dio non ti richiede infinite pratiche legalistiche per concederti il suo affetto”. Una novità che abbiamo esplorato nell’analisi delle singole controversie dalla Lettura 19 alla 26.
• Dopo essersi ritirato sul monte a pregare e avere istituito i dodici come suoi apostoli, troviamo un altro gruppo di oppositori che sono ancora scribi venuti apposta da Gerusalemme, segno che la notizia dei prodigi che avvenivano in Galilea per opera Sua era arrivata fino in Giudea.
Il problema per questi oppositori sta nel modo di spiegarsi la ragione della capacità di operare questi miracoli e soprattutto la cacciata dei demoni. La loro spiegazione ribalta il senso di questi eventi fuori dal comune, non attribuendoli ad interventi divini, ma alla capacità di Satana, Lettura 31.
3,22 «Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni».
La pericope termina con l’affermazione che chi pensa in questo modo, commette il peccato più grave, quello che non può essere perdonato, perché va contro lo Spirito santo.
• Un altro momento altrettanto forte dal contenuto profondamente teologico, nonostante le apparenze, è la discussione del capitolo 7,1-13 che riportiamo per intero perché viene analizzata nel profondo, più che l’ipocrisia degli scribi e farisei, la patologia religiosa dalla quale sono affetti. Questi oppositori essendo venuti direttamente da Gerusalemme dovrebbero essere delle figure di tutto rispetto della religione di Israele.
7,1«Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate – 3 i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, 4 e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – 5 quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?».
6 Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 7 Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini (Is 29,13). 8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 9 E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.10 Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. 11Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, 12 non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, 13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
14 Chiamata di nuovo la folla diceva loro: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa contaminarlo, sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo». […] 21 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore dell’uomo escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
22 adulteri… stoltezza. 23 Tutte questa cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo».
In questa controversia emergono delle linee che sono presenti, in forma più o meno manifesta, in tutte le altre discussioni.
La polemica nasce per il fatto che i discepoli di Gesù manifestano un comportamento più libero rispetto a quello corrente. Gesù, di fronte alla domanda, non si sofferma a spiegare il motivo di questa libertà, ma parte subito con l’accusa, andando a fondo citando un passo del profeta Isaia. Con la sua risposta mostra che la reazione dei farisei verso di lui non è una cosa del tutto inedita: anche i profeti avevano rimproverato i costumi del popolo, per cui questi scribi, che sembrano tanto scandalizzarsi, in realtà sono proprio loro a porsi contro la Scrittura.
In secondo luogo, Gesù, approfittando delle parole del profeta, dribbla immediatamente l’apparenza giuridica, morale della cosa e va al nocciolo della questione: il cuore dell’uomo.
Qui c’è un’insistenza particolare tra:
v8 comandamento di Dio… tradizione degli uomini
v9 comandamento di Dio… la vostra tradizione
v13 parola di Dio… tradizione che avete tramandato voi
In definitiva si tratta del rischio di diventare schiavi dei riti e perdere di vista ciò essi vogliono significare.
Le controversie di Gerusalemme: Mc 11-12
Le controversie di Gerusalemme ai capitoli 11 e 12 si aprono anch’esse (11,18) annotando già chiaramente, come già in 3,6, la decisione di uccidere Gesù.
11, 18 «L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento».
Il motivo delle controversie, non è più, come nella prima parte, la libertà di Gesù e dei discepoli nei confronti dei costumi e della tradizioni, ma è data da parole e gesti di Gesù verso il tempio. Lo scontro è più esplicito. Ora infatti è in gioco il tempio per cui il dibattito arriva al cuore della religione. Tuttavia si tratta di contese che non mirano alla ricerca della verità, ma sono usate in attesa di trovare il modo di farlo fuori senza suscitare rivolte popolari.
• la prima controversia ha per oggetto l’autorità di Gesù ed è posta da gran sacerdoti, scribi e anziani.
11,27 «…gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: 28 «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farlo?».
E abbiamo visto, Lettura 79, che Gesù non risponde alla domanda, ma cerca di mettere a nudo il cuore dei suoi avversari e pone loro una controdomanda sul Battista, alla quale non possono rispondere per non esporsi alle rimostranze del popolo.
• la seconda controversia è innescata dalla parabola dei vignaioli omicidi che traccia metaforicamente il percorso fatto dalla religione ebraica che non cerca più il rapporto con il Dio dell’Esodo rispettando la Sua Alleanza, ma si è trasformata in vuoti riti. Gli oppositori non sono nominati per cui potrebbero essere quelli del dibattito precedente oppure tutti gli oppositori nel loro insieme.
Con questa parabola, quella dei servi mandati dal padrone nella vigna, tutti uccisi compreso anche l’ultimo, il Figlio, egli mostra chiaramente la sua identità e quale sarà il suo destino. La reazione degli interlocutori è categorica:
12,12 «Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono».
• la terza controversia. Lettura 81, è condotta da farisei ed erodiani, due gruppi perennemente contrapposti perché i primi sono radicalmente antiromani, mentre i secondi sono sfacciatamente filo romani, che in questo caso trovano l’accordo per mettere in difficoltà Gesù. La domanda tranello è quello di chiedere se sia lecito pagare il tributo a Cesare. E Gesù chiedendo di mostrargli una moneta pronuncia la celebre sentenza:
12,17 «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui».
In sostanza Egli condanna la teocrazia pur salvaguardando il primato di Dio.
• Anche quando i sadducei lo interrogano sulla risurrezione dei morti, (Lettura 82; Mc12,18-27) ironizzando per metterlo in imbarazzo, ché per certi versi avevano anche ragione, perché se pensi il mondo futuro su modello del mondo presente, un uomo che ha avuto cinque mogli, cosa fa?
Gesù prende in blocco la rivelazione dell’Antico Testamento, che al di là dei singoli testi, sui quali si può sempre discutere, dice che Dio è il Vivente, è il Dio della vita che non abbandona l’uomo alla morte.
È una lettura veramente sintetica e globale delle Scritture, ed è l’unica che sta in piedi. Ancora una volta rimproverando a questi sadducei di non conoscere, né le scritture né Dio etc.
• La quinta controversia è avanzata da uno scriba che, questa volta, non tenta di metterlo in difficoltà, e termina con
l’affermazione:
12,34 «Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo».
Perciò, in questo caso, siamo un po’ fuori rotta, nel senso che questo scriba è buono, è quasi la figura dell’avversario che sta dalla parte di Gesù: non tutti gli scribi sono avversari. Ma in questo modo viene rafforzato il giudizio negativo verso gli altri interpellanti.
• L’ultimo dibattito è posto direttamente da Gesù stesso sull’identità del Messia 12,35-37. Figlio di Davide o no?
Quindi il tutto che era partito da una domanda su Gesù, si chiude con una affermazione su Gesù.
• La sezione delle controversie gerosolimitane termina mettendo a confronto due quadri: il comportamento degli scribi che si pavoneggiano in lunghe vesti, pregano, praticano tutte le regolette prescritte, ma rubano alle vedove da un lato e dall’altro, quello di una povera vedova che dà tutti quei pochi spiccioli che ha, per il Regno di Dio: per la cassa del tempio. Sperando con tutte le sue forze che chi raccoglieva i fondi del tempio usasse bene i suoi pochi spiccioli. In definitiva la vera e la falsa religiosità.
Per sintetizzare:
1- Gesù è sempre in costante riferimento alle Scritture, diretto o indiretto. Secondo lui per capire le Scritture devi essere veramente in sintonia: devi avere un cuore non capovolto, non storto; perché puoi leggere le Scritture dalla mattina alla sera senza capirle, ma non è un fatto esegetico, è un fatto di cuore. Gesù, attaccato dallo scriba, risponde mostrando che è lo stesso scriba in contraddizione con le scritture nelle quali dice di credere: è lui che è contro.
2- Gesù parla di sé, della sua identità, del suo significato. Le controversie possono partire da qualsiasi argomento, ma il nucleo è questo: la rivelazione della sua messianità.
3- Ci sono sufficienti indizi per sostenere che il nucleo ancora più profondo non è solo l’identità del Messia, perché questa a sua volta rimanda all’identità di Dio: chi è Dio!
Quindi, lo scontro è su Dio. Riguarda l’immagine di Dio: quella della tradizione e quella portata da Gesù, il quale «sin dall’inizio / archè era nel seno del Padre» Gv 1,18. Allora lo scontro è teologico.
A questo punto raccogliamo in estrema sintesi tutte le domande, più o meno sincere, poste dagli oppositori:
Perché mangia con i peccatori? (2,16)
Perché i tuoi discepoli non digiunano? (2,18)
Perché fanno di sabato ciò che non è permesso? (2,24)
Perché non si comportano secondo le tradizioni degli antichi? (7,5)
Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo (8,11)
E avvicinatisi dei farisei, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?» (10,2)
Con quale autorità fai queste cose? (11,28)
È lecito dare il tributo a Cesare? (12,14)
Di chi sarà moglie? (12,23)
Qual è il primo comandamento? (12,28)
Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto? (14,61)
Sono in gran parte domande di tipo legale, casuistico, riguardano il comportamento; vogliono sapere cosa Gesù pensa a proposito dei vari comportamenti.
Due domande sono esplicite perché riguardano la sua identità. Ma abbiamo visto che anche le altre, da Gesù sono trasformate in domande esplicite: non si lascia imprigionare in una casuistica di superficie. Come se essa non lo interessasse.
Le intenzioni con cui le domande sono poste sono importanti e mai sincere: “Per accusarlo…”; “per tentarlo…”; “…per coglierlo in fallo”;… sempre! Non sincere quelle domande! Anche quando pongono delle domande precise, in realtà non sono interessati alla verità; vogliono solo trovare un modo per accusarlo, quindi un’intenzione che non è mai sincera. O per metterlo in cattiva luce, o per trovare un appiglio di accusa, o per metterlo alla prova: «Scendi dalla croce se sei capace» per deviarlo dalla strada messianica.
Queste domande dell’oppositore non esprimono mai un moto interiore verso la verità.
Osserviamo i giudizi che esprimono circa le risposte date da Gesù:
Bestemmia! (2,7 )
È posseduto dal demonio! (3,30)
Abbiamo udito la bestemmia. Che ve ne pare? (14,64)
A parte quel “posseduto dal demonio”, Gesù è accusato di bestemmia, quindi è coinvolto Dio. Non solo uno che viola una legge qualsiasi, la viola pretendendo di poterla violare. E questo è un bestemmia. D’altra parte non basta dire “bestemmia!”, perché c’è un problema da risolvere, perché i miracoli Gesù li fa. Gli indemoniati li libera. Allora come spieghi che è un bestemmiatore? «È posseduto dal demonio». Appunto, “Posseduto dal demonio” è la chiave che permette di dire che è un bestemmiatore pur accettando i fatti innegabili che ti capitano sotto gli occhi.
Vediamo ora Gesù come reagisce nei confronti degli oppositori, cioè le domande che pone Gesù agli oppositori.
Perché pensate così nei vostri cuori? (2,8)
Che cosa è più facile dire: ti sono rimessi i peccati o prendi il tuo lettuccio e cammina? (2,9)
Come possono digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? (2,19)
Non avete mai letto cosa fece Davide? (2,25)
È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla? (3,4)
Come può Satana scacciare Satana? (3,23)
Perché questa generazione chiede un segno? (8,12)
Non sapete che tutto ciò che entra nell’uomo dall’esterno non lo può contaminare…? (7,19)
Che cosa vi ha ordinato Mosè? Farò anch’io una domanda: Il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli uomini? (11,30)
Non avete forse letto questa scrittura? (12,24)
Davide stesso lo chiama Signore, come dunque può essere suo Figlio? (12,37)
Perché mi tentate? (12,15)
Di chi è questa effigie e questa iscrizione? (12,16)
Non siete voi forse in errore? Non conoscete né le Scritture né la potenza di Dio? (12,24)
Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? (12,35)
Alcune di queste domande sono un po’ retoriche perché in realtà sono già dei giudizi, ma altre no. La maggior parte di esse rinvia alle Scritture: “ma come non leggete le scritture”?
Questo espediente serve a Gesù per porre l’avversario in contraddizione con se stesso.
Gesù alla fine vuole mostrare che non è lui il bestemmiatore, ma sono loro. Questo continuo riferimento alle scritture è senz’altro molto interessante.
Alla fine sta una domanda che ha tutta l’aria di essere un giudizio molto drastico rivolto a tutti e non solo ai personaggi del momento: “non conoscete né le Scritture né la potenza di Dio”(12,24).
Un’altra cosa che impressiona è il silenzio di fronte alle domande di Gesù.
Gesù pone le domande, ma gli altri non rispondono. Ancora una volta viene messa in luce che l’oppositore è una figura già completa all’inizio: non ha la minima voglia di camminare. Cerca solo appigli per prevalere, per zittire questa idea che lui non può assolutamente accettare.
Evidentemente i giudizi di Gesù sono quanto mai drastici: li accusa di durezza di cuore: “…non ci sarà perdono in eterno….”; ”….Ipocriti”….; “…abili nell’eludere il comandamento…”; “….non conoscete né la scrittura né la potenza di Dio…”. È come Gesù non prendesse neanche in considerazione l’ipotesi che si convertano, stando a questi testi.
Ci sono alcuni oppositori ai quali Gesù non risponde:
15,29 «I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, 30 salva te stesso scendendo dalla croce!».
31 Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! 32 Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano».
Ad essi la risposta arriverà direttamente dal Padre… il mattino di Pasqua.