Lettura 110 Gen 37,2-11 La situazione famigliare
Gen 37:1 «Giacobbe si stabilì nel paese dove suo padre era stato forestiero, nel paese di Canaan.
2 Questa è la storia della discendenza di Giacobbe.
Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al loro padre i pettegolezzi sul loro conto. 3 Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche. 4 I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente.
5 Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più. 6 Disse dunque loro: «Ascoltate questo sogno che ho fatto. 7 Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio». 8 Gli dissero i suoi fratelli: «Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?». Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole.
9 Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò al padre e ai fratelli e disse: «Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me». 10 Lo narrò dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli disse: «Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?».
11 I suoi fratelli perciò erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne in mente la cosa».
Avevamo lasciato Giacobbe e il suo clan a Mamre presso Ebron, dove insieme ad Esaù avevano seppellito Isacco, poi tutto il capitolo precedente, Gen 36, aveva trattato la genealogia di Esaù.
Il v1 chiude il ciclo di Giacobbe.
Il presente capitolo si apre ricordando il luogo in cui Giacobbe aveva stabilito la sua dimora, cioè Ebron che trova circa 25 – 30 Km a sud di Gerusalemme, lì dove ancora oggi si possono visitare le tombe dei Patriarchi.
Il v2 ci suggerisce che la “Storia di Giuseppe” sia ancora parte del ciclo di Giacobbe, come avevamo visto nella lettura precedente.
Abbiamo a che fare con una famiglia che non ricalca per nulla il modello delle nostre. Per riuscire a comprendere a pieno il testo, anzitutto è bene richiamare i fattori principali di questo ciclo narrativo.
Il contesto sociale in cui si sviluppa la vicenda è quello della poligamia. Giuseppe è il figlio preferito dal padre perché è il figlio nato da Rachele, la sposa amatissima, morta nel mettere al mondo il secondo figlio, Beniamino. Questo particolare può forse spiegare la preferenza di Giacobbe per Giuseppe, che era il suo penultimo figlio. Possiamo anche giustificare una tenuità di legame con tutti i figli di Lia, la sorella maggiore di Rachele, che con inganno Labano gli aveva infilato nel letto la prima notte di nozze, al posto di Rachele. Lia, più che non amata, era sopportata. Aveva però messo al mondo diversi figli a differenza della sorella Rachele. E’ in ogni modo, chiaro che questo genere di atteggiamenti tenuti da Giacobbe con le due mogli ha pesantemente contribuito all’accrescere la rivalità tra le due sorelle e le relative schiave e concubine. Rivalità che a sua volta si è successivamente riflessa e ancorata nell’animo dei fratelli di Giuseppe, con l’esclusione di Beniamino.
Anche da parte di Giuseppe c’è una certa disparità di trattamento tra i fratelli, che in pratica sono fratellastri. È strano che al primo posto non ci sia Beniamino, forse perché troppo piccolo. Le sue predilezioni sono rivolte ai figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e Neftali. Seguono i figli della schiava di Lia, Zilpa, che sono Gad ed Aser. Così restano scartati i sei figli di Lia: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar e Zabulon. Si percepisce un’idea di fratellanza dipendente, non dall’avere trascorso insieme le parte più importanti della vita, infanzia e giovinezza, ma piuttosto i legami con i genitori biologici e legali. Per dirla con linguaggio attuale: una questione di Dna.
Forse siamo di fronte ad un problema di tipo culturale, perché già la famiglia di provenienza aveva manifestato preferenze tra gli unici due fratelli: Esaù e Giacobbe. Esaù è preferito dal padre Isacco perché andava a caccia e il padre amava la cacciagione. Giacobbe è preferito dalla madre Rebecca perché era «un uomo tranquillo che dimorava sotto le tende» (Gen 25,27, Lettura 88). Se ciò conta, risulta allora chiaro il fatto che predilezioni e preferenze presenti nella famiglia di Giacobbe vengono da lontano.
Emerge comunque con forza un particolare. La preferenza accordata a Giuseppe supera di molto l’area delle reazioni puramente affettive. A tratteggiarne le fattezze e a portarne in chiaro la profondità e l’importanza è senz’altro il dono che Giacobbe fa a Giuseppe di una “tunica con le lunghe maniche”. Ora, l’aggettivo che definisce questa tunica è oggetto di molte traduzioni nei vari codici. In ogni caso, su di un fatto si può tutti concordare: questa tunica non è per nulla adatta al lavoro di un uomo che deve accudire gli animali. Ciò allora proverebbe che Giuseppe non fa il pastore insieme ai fratelli in giro che lavorano nei pascoli. Lui staziona invece nelle tende con il padre, comodo e tranquillo. E, quando dovesse raggiungere i fratelli nelle praterie, di certo lui non pascola gli animali.
Va inoltre fatto notare che la giustificazione della preferenza accordata da Giacobbe a Giuseppe, espressa nel v3, «perché avuto nella sua vecchiaia», non regge affatto. Alla lettura 97 abbiamo visto che tutti figli tranne Beniamino, erano nati a Carran nell’arco dei primi quattordici anni o meno, per cui anche Giuseppe è nato quando il padre era nel pieno della sua vitalità, tutt’altro che vecchio.
I fratelli reagiscono a questi atteggiamenti famigliari in modo molto chiaro:«lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente» v4;e dopo il racconto del sogno v5 «lo odiarono ancor di più» e alla fine v11:«erano invidiosi di lui» v11.
Un ambiente tutt’altro che sereno!
Appare inoltre molto chiaro il fatto che anche Giuseppe ci mette del suo per alimentare questa faida famigliare, perché riferisce al padre tutte le cose discutibili che i fratelli compiono.
Oltretutto esalta in famiglia i suoi sogni. Giuseppe si rivela assai versato nell’interpretazione dei sogni. Questa caratteristica capacità era un’arte molto apprezzata nel mondo antico. Si riteneva infatti che i sogni equivalessero a segni, predizioni, profezie riguardanti il futuro degli individui. Rispetto a loro, l’interprete diventava figura molto importante perché, in qualche modo, lui era in grado di modificare il futuro dell’individuo, eliminando in esso i fattori negativi incombenti.
I babilonesi riteneva che gli dèi scrivessero i loro progetti nella mente delle persone. Nei templi cananei, e non solo, si usava passare una o più notti dormendo in prossimità delle immagini delle divinità, magari dopo avere assunto droghe e al mattino raccontare a qualche esperto o sapiente i sogni fatti che li interpretava anche osservando le interiora degli animali uccisi. Anche a Roma i sogni esercitavano grandi influssi sugli animi.
Nella storia di Giuseppe troveremo tre coppie di sogni. I sogni avvengono sempre in coppia. Giuseppe si mostra sempre molto bravo nell’interpretarli. Soprattutto, ogni volta le sue interpretazioni a suo tempo si realizzeranno. Va comunque precisato che i sogni di Giuseppe non riguardano Dio o personaggi divini. Si riferiscono sempre e solo ad avvenimenti della vita terrena.
La psicanalisi soprattutto con Freud ha di fatto eliminato questa “arte”, anche se in certi ambienti essa tuttora resiste alla grande.
Questi due primi sogni di Giuseppe, approfondiscono le fratture con i fratelli e fanno arrabbiare anche il padre.
Così, però, vengono poste tutte le premesse per compiere il misfatto che darà vita a tutta la storia.